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    <title><![CDATA[Cronache lodigiane (Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura)]]></title>
    <link>http://www.cronachelodigiane.net/categorie-11642288.html</link>
    <description>Gli ultimi articoli pubblicati nella categoria &quot;Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura&quot; del blog &quot;Cronache lodigiane&quot;</description>

        <language>it</language>
    
    
    <pubDate>Mon, 04 Jun 2012 19:08:30 +0200</pubDate>    <lastBuildDate>Mon, 04 Jun 2012 19:08:30 +0200</lastBuildDate>    <generator>It.over-blog.com RSS 2.0 Engine</generator>    <copyright>Copyright 2012 www.cronachelodigiane.net</copyright>            <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>    <docs>http://www.rssboard.org/rss-specification/</docs>                        
      <item>
        <title><![CDATA[Copia e diventerai un guru della destra. Il caso di Giulio Meotti]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-copia-e-diventerai-un-guru-della-destra-il-caso-di-giulio-meotti-105769968.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://2.bp.blogspot.com/-VxfNvIaQyaA/TYSEFzkI3zI/AAAAAAAAgdA/ykg-U6zo_UI/s1600/Giulio-Meotti.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://2.bp.blogspot.com/-VxfNvIaQyaA/TYSEFzkI3zI/AAAAAAAAgdA/ykg-U6zo_UI/s1600/Giulio-Meotti.jpg" height="300" width="224">Se uno conclude un articolo scrivendo "Staremo a vedere",
    difficilmente potrà essere accusato di plagio, o di aver copiato a mani basse. Certo, la frase, banalotta, sarà stata scritta da molti altri in precedenza, però citarli tutti sarebbe impossibile,
    quindi... Diverso è se uno scrive: "Sarebbe molto difficile trovare un paese che opprime gli omosessuali e tratta bene gli ebrei, o viceversa. Dalla Germania nazista al Medio Oriente le società
    che perseguono gli ebrei fanno lo stesso con gli omosessuali." Stranamente questa frase ricca di pensiero innovativo scritta dall'intellettuale di punta della nuova destra italiana, Giulio
    Meott,i ricorda da vicino quella che James Kirchick sul britannico Tablet aveva scritto nel 2010: "One would be hard-pressed to find a country that oppresses its gays and treats its Jews well, or
    vice versa. From Nazi Germany to the Middle East, societies that persecute Jews will get to homosexuals eventually." Ok, è un caso, o forse una birichianata. Ma quelli del Tablet non l'hanno
    pensata così e usando Google sono andati a controllare. Ne è uscito fuori che il guru del Foglio, osannato dalla destra neocon americana come una nuova stella, per altri uno dei vati
    dell'islamofobia, si è trovato a scrivere frasi identiche a quelle di altri autori, solo che quelli scrivono in inglese e lui in italiano. Un esempio? Vediamo. I colleghi del Tablet, ai quali va
    tutta la nostra solidarietà per l'indicibile stoicismo mostrato sottoponendosi alla lettura del Meotti pensiero, hanno scoperto che il nostro ha scritto: "Gli omosessuali sono la prova più
    evidente che Israele è la sola oasi di libertà nel deserto della paura." Bella frase, no? Uno splendido uso del vocabolario, un'aria poetica, certamente ispirata. Strano però che nel 2011 Gal
    Uchovsky aveva avuto un'idea molto simile, ed aveva scritto, ispirato anche lui: "Gays, in their minds, are the clearest proof possible that Israel is the only modern, open oasis in an ever-more
    extreme Muslim desert."</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>La scoperta del Tablet ha rapidamente varcato i confini continentali e altre ricerche sono state effettuate nel mondo. Ne è uscito fuori che davvero questi
    guru della destra neocon scrivono frasi, capoversi, pagine IDENTICHE, solo che il guru nostrano, il ferrareo Meotti, arriva sempre secondo. Ma cosa vuoi che conti, l'importante è
    partecipare.</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Per chi ne voglia sapere di più questo link può essere utile
    http://www.tabletmag.com/scroll/99862/op-ed-about-israel-gays-quotes-without-credit</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ma la lettura di Max Blumenthal è un must, come si dice. ecco il link</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>http://maxblumenthal.com/</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>( Fonte: http://ilmondodiannibale.globalist.it)</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Fri, 25 May 2012 09:04:00 +0200</pubDate>        <guid isPermaLink="false">511605109285712b381cf0f6a953b18e</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-copia-e-diventerai-un-guru-della-destra-il-caso-di-giulio-meotti-105769968-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[Fine settimana in Slovenia tra Mare, Grotte e Leggende Medievali]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-fine-settimana-in-slovenia-tra-mare-grotte-e-leggende-medievali-23-24-giugno-105696960.html</link>        <description><![CDATA[<p style="text-align: center;">
    <span style="font-size: 18pt; color: #008000;"><em><strong><img src="http://www.informatrieste.eu/blog/upload/Pirano.jpg" class="CtreTexte" alt=
    "http://www.informatrieste.eu/blog/upload/Pirano.jpg" height="402" width="600">UNA INIZIATIVA DEL GRUPPO " ANDARE IN GIRO" CENTRO DONNA - LODI</strong></em></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <span style="font-size: 18pt; color: #008000;"><em><strong>23/ 24 GIUGNO</strong></em></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <span style="font-size: 18pt; color: #008000;"><em><strong>Fine settimana in Slovenia tra Mare, Grotte e Leggende Medievali</strong></em></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><em><strong>Programma:</strong></em></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><em><strong>Sabato 23 Giugno</strong></em></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>Partenza da Lodi ( Piazzale Coop) alle ore 6.00 alla volta di Portorose ( Km 469). Giornata a disposizione, alloggio presso struttura **** della catena Life
    Class Hotels****.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #ff0000;"><em><strong>Portorose</strong></em></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong><img src="http://www.thelakeandtheworld.com/files/hotel_histrion_panorama_1.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://www.thelakeandtheworld.com/files/hotel_histrion_panorama_1.jpg" height="166" width="250">Il mare, il vento, il sale, i profumi del Mediterraneo, le palme, le rose e la flora sempreverde,
    il relax, il divertimento e la cordialità sono le peculiarità che fanno di Portorose una destinazione fra le più ambite a livello internazionale per le vacanze e il divertimento.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><em><strong>Domenica 24 Giugno</strong></em></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>Partenza da Portorose alle ore 9.00 alla volta di Postumia( Km 72)</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>Ore 11:00 – Visita guidata alle Grotte di Postumia</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #ff0000;"><em><strong>Grotte di Postumia</strong></em></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong><img src="http://www.vacanzeperfamiglie.com/wp-content/uploads/2010/11/grotte-postumia-slovenia.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://www.vacanzeperfamiglie.com/wp-content/uploads/2010/11/grotte-postumia-slovenia.jpg" height="187" width="250">Ben 21 chilometri di gallerie, sale maestose e affascinanti sculture di
    pietra. Furono descritte dal famoso scultore Henry Moore come “ la più grande e più eccellente galleria d'arte” mai vista. Le Grotte di Postumia sono le uniche al mondo dove il sottosuolo si può
    ammirare da un trenino speciale. Comodamente seduti sarete condotti sotto maestosi archi sotterranei impreziositi da stalattiti, godendo di paesaggi fantastici in cui fanno bella mostra di sé
    irreali sculture di calcare.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>Ore 13:00 – Pranzo presso il Ristorante Jamski Dvorec</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>Ore 15:00 – Visita guidata al Castello di Predjama ( situato a 9 Km da Postumia)</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #ff0000;"><em><strong>Castello di Predjama</strong></em></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong><img src="http://im1.freeforumzone.it/up/18/19/547220824.jpg" class="GcheTexte" alt="http://im1.freeforumzone.it/up/18/19/547220824.jpg" height="187" width=
    "250">A soli 9 Km dalle Grotte di Postumia una della più pittoresche costruzioni del Mondo. Incastonato nel mezzo di una parete che cade a precipizio per 123 metri, superbo, inespugnabile, il
    Castello di Predjama resta l'unico maniero in grotta presente in Europa. La sua storia viene già documentata dal 1202. L'ardita costruzione, dimora del Cavaliere romantico Erasmo, si offre
    all'occhio del visitatore in tutta la sua indomita e selvaggia imponenza. Non perdete l'occasione di visitarlo.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>Ore 16.30 – Partenza e rientro a Lodi ( Km 463)</strong></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <span style="font-size: 18pt; color: #008000;"><em><strong>QUOTA DI PARTECIPAZIONE € 137</strong></em></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><strong>La quota include:</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>Soggiorno e pernottamento presso Life Class Hotels**** con<br></strong></span>
  </p>
  <p lang="it-IT">
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Mezza pensione ( cena a buffet 23/ 6 + prima colazione 24/ 6);</strong></span>
  </p>
  <p lang="it-IT">
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Accesso gratuito al complesso di piscine con l’acqua termominerale ( whirlpool, fontane, massaggi subacquei, getti d’acqua);</strong></span>
  </p>
  <p lang="it-IT">
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Accesso gratuito al complesso di piscine con l’acqua di mare;</strong></span>
  </p>
  <p lang="it-IT">
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Ingresso al centro fitness di mattina dalle ore 08:00 alle 13:00;</strong></span>
  </p>
  <p lang="it-IT">
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Serata con musica dal vivo;</strong></span>
  </p>
  <p lang="it-IT">
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Musica da pianoforte presso Grand Hotel Portoroz *****;</strong></span>
  </p>
  <p lang="it-IT">
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Accesso gratuito alle terrazze solari;</strong></span>
  </p>
  <p lang="it-IT">
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Ingresso alla Sala Giochi Riviera e al Grand Casino di Portorose ( un buono omaggio&nbsp; da spendere al Casino Riviera, valore di 5,00
    €);</strong></span>
  </p>
  <p lang="it-IT">
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Ingresso gratuito alla spiaggia Meduza 4*;</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Visita guidata alle Grotte di Postumia;</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Pranzo ( 24/6) presso il Ristorante Jamski Dvorec con Menu Mediterraneo ( Piatto di insalate, arrosto di manzo, tacchino alla griglia, patate al forno,
    verdure mediterranee, macedonia;</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>- Visita guidata al Castello di Predjama</strong></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <span style="font-size: 18pt; color: #ff0000;"><em><strong>CHIUSURA ISCRIZIONI GIOVEDI' 31 MAGGIO</strong></em></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt;"><strong>Per informazioni e prenotazioni contattare:</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><strong>Mirella tel. 339 7079545 dopo le ore 17.30</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><strong>Paola tel. 338 4121661 dopo le ore 15.30</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><strong>andareingiro@yahoo.it</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 23 May 2012 22:52:00 +0200</pubDate>        <guid isPermaLink="false">6be6e8f83be37e5649f11c34ee1c8866</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-fine-settimana-in-slovenia-tra-mare-grotte-e-leggende-medievali-23-24-giugno-105696960-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" Pasolini e la Decrescita. Tra poetica e impegno!" di Luca Barbirati]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-pasolini-e-la-decrescita-tra-poetica-e-impegno-di-luca-barbirati-104851684.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src=
    "http://www.decrescita.com/news/wp-content/themes/lifestyle/thumb.php?src=http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2012/02/pasolini1.jpg&amp;h=240&amp;w=670&amp;zc=1&amp;q=100" class=
    "CtreTexte" alt=
    "http://www.decrescita.com/news/wp-content/themes/lifestyle/thumb.php?src=http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2012/02/pasolini1.jpg&amp;h=240&amp;w=670&amp;zc=1&amp;q=100" height=
    "179" width="500">Alla luce dei dibattiti che si sono susseguiti in queste ultime settimane, basti ricordare ad esempio la critica a Pallante o l’articolo del Corriere, si è reso necessario
    impegnarsi, schierarsi, affermare i propri principi ed i propri obiettivi.</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ho cercato, ho letto in questi giorni, molte poesie assieme a libri di economia, e più cercavo e leggevo più mi son reso conto come sia importante usare
    correttamente le singole parole. È vero, siamo schiavi delle parole, ma finché comunicheremo con esse dovremmo adoperarle corrattamente. Il termine “de-crescita” ha la colpa di portare con sé la
    Maledetta e poco si presta a dialoghi con gli economisti che la confondono con la diminuzione del PIL e le seguente recessione. Certo, è uno slogan, io stesso più volte ho affermato che non
    significa nulla, ma si può costruire qualcosa su un termine vago? Facilmente criticabile sia dagli oppositori sia dai critici interni?</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Una via praticabile è quella proposta da Latouche, l’ A-crescita, che sottolinea il carattere privativo ed emancipativo dalla religione della crescita
    (crescere per crescere) ma ugualmente non viene recepita e digerita per i problemi inerenti al significante principale che ineludibile rimane nel nostro immaginario, inglobando pure il nostro
    momento di rivolta. Lo sviluppo capitalistico è neutro, è religiosamente ateo, e si presta ipocritamente a qualunque “campana”, pure a quella di Latouche, di Pallante, di Bonaiuti, ecc.
    ecc.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Io non conosco soluzioni a questi problemi, li evidenzio perché si mostrano ogni qualvolta cerco di fondare la necessità della “decrescita” (ecco, ci sono
    ricaduto!).</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Spero che dal dialogo con voi lettori – e perché no da qualche “interprete autentico” che reputi degne di attenzione queste mie note – possa emergere
    qualche chiarimento o opinione condivisa.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Questa “decrescita” ha bisogno anche di una fuoriuscita dalla Parola? È possibile professare libertà con stretti significanti autoritari che non permettono
    la comunicazione?</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Dopo questa breve – quanto inutile – introduzione, vi lascio alla lettura di un capolavoro pasoliniano come d’altronde è tutta la sua
    produzione.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>“<em>Appunto per una poesia in lappone</em>” tratta da Tetro Entusiasmo (Poesie italo-friulane) 1973-1974</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>di Pier Paolo Pasolini</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Perché se la civiltà dei consumi ha posto il problema della mancanza del verde o della solitudine della vecchiaia, un sindaco comunista si sente tenuto a
    risolverlo? (caso di Bologna, <em>NdA</em>)</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Di che si tratta? Della accettazione di una realtà fatale? E, visto che le cose stanno così, il dovere storico è quello di cercar di migliorarle attraverso
    l’entusiasmo comunista? Il “modello di sviluppo” è quello voluto dalla società capitalista che sta per giungere alla massima maturità. Proporre “altri” modelli di sviluppo, significa accettare
    tale primo modello di sviluppo. Significa voler migliorarlo, modificarlo, correggerlo. No: non bisogna accettare tale “modello di sviluppo”. E non basta neanche rifiutare tale “modello di
    sviluppo”. Bisogna rifiutare lo sviluppo. Questo sviluppo: perché è uno sviluppo capitalista. Esso parte da principi non solo sbagliati (anzi, essi non sono affatto sbagliati: in sé sono
    perfetti, sono i migliori dei principi possibili), bensì maledetti. Essi presuppongono trionfanti una società migliore e quindi tutta borghese. I comunisti che accettano questo sviluppo,
    considerando il fatto che l’industrializzazione totale e la forma di vita che ne consegue, è irreversibile, sarebbero indubbiamente realisti a collaborarvi, se la diagnosi fosse assolutamente
    giusta. E invece non è detto – e ci sono ormai le prove – che tale sviluppo debba continuare com’è cominciato. C’è anzi la possibilità di una recessione. Cinque anni di sviluppo hanno reso gli
    italiani un popolo di nevrotici idioti, cinque anni di miseria possono ricondurli alla loro sia pur misera umanità. E allora – almeno i comunisti – potranno far tesoro dell’esperienza vissuta: e,
    poiché si dovrà ricominciare daccapo con uno sviluppo, questo sviluppo dovrà essere totalmente diverso da quello che è stato. Altro che proporre nuovi modelli allo sviluppo quale esso è
    ora!</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Fonte: http://www.decrescita.com/news/?p=1677</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 09 May 2012 08:51:00 +0200</pubDate>        <guid isPermaLink="false">b2dc1dc367495f3477d51a0f6f091ac2</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-pasolini-e-la-decrescita-tra-poetica-e-impegno-di-luca-barbirati-104851684-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[Il "Sercol" misterioso]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-il-sercol-misterioso-104643383.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://img1.iol.it/c/imgv/hp/viagginotizie/12/99/2517186147_1_-39361063.jpg" class="CtreTexte" alt=
    "http://img1.iol.it/c/imgv/hp/viagginotizie/12/99/2517186147_1_-39361063.jpg" height="185" width="468">Scoperta recentemente da due ragazzi di <em>Desenzano</em> in Provincia di Brescia, si
    infittisce il mistero riguardo la sempre più famosa <a href="http://viaggi.libero.it/il_viaggio/38391842/stonehenge-magia-risolta">Stonhenge italiana.</a> Ribattezzata come “<em>Sercol”</em> ecco
    un perfetto cerchio di pietre in cima al <em>Monte Cavallo.</em></strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Il luogo ha da sempre avuto una connotazione misteriosa: spesso&nbsp; evitato per leggende secolari, ecco che ora vi si trova questa preziosa novità. E’
    grazie al programma satellitare <em>Google Earth</em> che ne potrete avere una visione più netta: anche in Italia ecco quindi un cerchio di pietre bianche, del diametro di circa 40 cm, corredate
    da un cumulo di massi centrale. Ci troviamo non molto in alto: quota 420 metri. Sul posto ora una struttura in evidente stato di abbandono: la vegetazione ha fatto il suo corso e i massi creano
    suggestioni davvero incredibili. Di che si tratta?</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Opera&nbsp; sicuramente umana,&nbsp; non si comprende del tutto quale possa essere stato il suo scopo. Potrebbe trattarsi di un&nbsp; <a href=
    "http://viaggi.libero.it/il_viaggio/38391842/stonehenge-magia-risolta">luogo per rituali</a> o di una fortezza dell’età del bronzo. Il <em>dott. Alberto Pozzi</em>, studioso della <em>Società
    Archeologica Comens</em>e, tra i massimi esperti tra Italia ed Europa per conoscenza di <a href="http://viaggi.libero.it/fotogallery/week-end/37224580/1/newgrange-dei-misteri">strutture
    megalitiche e architetture sacrali preistoriche</a> , ha dato la sua sentenza:&nbsp; ci troviamo di fronte ad un vero e proprio caso di <em>Stonehenge italiano.</em> Raro per il nostro Paese,
    sembra quindi si trattasse di una comunità cospicua e con un’economia abbastanza forte.</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ecco che il mistero crea il passaparola e subito l'attenzione mediatica diviene nazionale.Pare che alla luce delle fiaccole antichi sacerdoti recitassero
    preghiere e venissero c<a href="http://viaggi.libero.it/news/28450063/i-rituali-piu-eccentrici">ompiuti sacrifici pur di augurarsi i raccolti</a> mentre una folla attendeva fuori cantando il
    cerimoniale. Ma non è solo questa zona della collina a riservare sorprese a quanto pare…non si esclude la presenza di <a href=
    "http://viaggi.libero.it/week-end/37601684/rosazza-borgo-massonico">necropoli nelle vicinanze:</a>&nbsp; infatti resti di corpi umani sono stati trovati non a grande distanza. E’ stata forte la
    risonanza di tale scoperta, considerando anche i non pochi casi che sono avvenuti nel bresciano rispetto ad omicidi et similia….Presto anche il <em>mistero del Sercol</em> avrà una connotazione
    più definita: <a href="http://viaggi.libero.it/week-end/36029324/le-mummie-dei-cappuccini"></a><a href="http://viaggi.libero.it/week-end/36029324/le-mummie-dei-cappuccini">per</a> <a href=
    "http://viaggi.libero.it/week-end/39400734/WP_TEMP_LINK_http://viaggi.libero.it/week-end/36029324/le-mummie-dei-cappuccini">ora l'indagine è aperta!</a></strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Fonte: http://viaggi.libero.it/week-end/39400734/il-sercol-misterioso</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Sat, 05 May 2012 16:57:00 +0200</pubDate>        <guid isPermaLink="false">368fd94d77a7a8fa7cf13a9996c316e9</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-il-sercol-misterioso-104643383-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" Gramsci, che predisse il nostro tempo " di Vincenzo Maddaloni]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-gramsci-che-predisse-il-nostro-tempo-di-vincenzo-maddaloni-104154573.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-2/gramsci.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-2/gramsci.jpg" height="205" width="300">Se le tante sinistre facessero il loro mestiere, che è anche quello di correlare i meriti e i demeriti
    all’assetto sociale, sicuramente vivremmo la trasformazione del mondo lavoro con qualche speranza in più. Che non è poco se si pensa che in questo Paese tre lavoratori al giorno muoiono a causa
    delle condizioni nelle quali si trovano a svolgere la propria attività; e nel silenzio pressoché totale. «La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo
    interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati», scriveva nei&nbsp;"Quaderni dal carcere" Antonio Gramsci, del quale ricorre il settantacinquesimo anniversario della morte, (Roma, 27
    aprile 1937).</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Eppure i fatti di cronaca non mancano. Ogni giorno ci sono spunti per riaccendere la discussione sull’argomento. Basti pensare che a livello nazionale nei
    primi quattro mesi di quest’anno ci sono stati 105 morti sul lavoro, dei quali quindici soltanto in Lombardia e addirittura sei a Brescia. Vuol dire che gli operai sono disattenti? Che il lavoro
    è male organizzato? O peggio ancora che si debba morire lavorando? Lavorando per salari bassi, talvolta perfino indecenti. Insomma, si deve disseppellire il concetto di egemonia culturale
    inventato da Gramsci? Secondo il quale per egemonia culturale s’intende l’imposizione, attraverso le pratiche quotidiane e le credenze condivise, delle rappresentazioni e della visione culturale
    di un gruppo egemone (quello borghese) agli altri gruppi sociali, fino alla loro interiorizzazione.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Succede perché le istituzioni egemonizzate come la scuola dell'obbligo, i mass media, la cultura popolare, i tecnocrati indottrinano le masse dei lavoratori
    verso una falsa coscienza, con l’ acquisizione di falsi valori, come lo sono il consumismo ed il nazionalismo. Insomma la classe egemone «attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise»,
    crea «i presupposti per un complesso sistema di controllo», avvertiva Gramsci.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Come oggi sta accadendo col governo tecnico di Monti? Oppure il monito di Gramsci è al giorno d’oggi esagerato? Credo di no, perché il mondo del lavoro sta
    vivendo uno dei suoi momenti più neri. Infatti, i salari italiani sono i più bassi tra quelli dei paesi fondatori dell’Unione europea, e diversamente da quanto è avvenuto in Francia, Germania e
    Inghilterra, in termini reali quelli italiani sono rimasti pressoché fermi se si tiene a mente che sono saliti dell'1,2 per cento su base annua. E' la crescita tendenziale più bassa dall'inizio
    delle serie storiche ricostruite, cioè si è tornati al 1983. Lo dichiara l’Istat, che sottolinea che la forbice tra stipendi e inflazione è al top, a far data dal 1995. E il governo che fa? Tace
    e aumenta le tasse mantenendo le motivazioni sul vago.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Eppure una delle cause, la più macroscopica è l’aumento massiccio del lavoro precario dovuto al fatto che le imprese tendono sempre di più a sostituire
    porzioni di forza lavoro stabile e qualificata con forza lavoro precaria e atipica. Sono quest’ultime figure contrattuali, tutte debolissime, quelle che puntano non ad elevare la condizione del
    lavoratore, ma ad aggredire la condizione del lavoratore stabile. Si tenga a mente pure - lo sottolinea sempre l’Istituto di Statistiche - che la media dei mesi di attesa per i lavoratori con il
    contratto scaduto è aumentata rispetto ad aprile del 2011. Oggi essa supera ampiamente i due anni. La ministra Fornero tutte queste cose le sa?</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Certo che lo sa, tuttavia - per la prima volta in Italia e nonostante i tecnocrati al governo - coloro che lavorano rischiano di ritrovarsi in condizioni
    economiche non diverse da quelle del disoccupato assistito. Inoltre, chiunque abbia superato i quarant’anni è consapevole che ai primi segni di crisi il suo posto di lavoro è a rischio, e che in
    caso di licenziamento sarà molto difficile trovarne un altro di pari livello professionale e a parità di retribuzione.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Infine, l’allungamento dell’età pensionabile rende particolarmente critica la condizione di tale fascia delle forze di lavoro. Ma non va bene nemmeno per i
    giovani, anzi.&nbsp;Secondo i dati sulla disoccupazione giovanile pubblicati dall’Istat, tra il 2008 e il 2011 il numero degli occupati tra i 15 e i 34 è calato di un milione e 54 mila unità,
    passando dai 7 milioni e 110 mila di quattro anni fa ai 6 milioni e 56 mila dello scorso anno. Le giovani generazioni sono dunque quelle che scontano più di ogni altro gli effetti della crisi
    economico-finanziaria.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Tuttavia al di là della crisi c’è pure una rivoluzione in atto con protagonista la tecnologia che oggi non è più un mezzo nelle mani dell’uomo, ma per
    effetto della globalizzazione è diventata la vera protagonista del mondo dell’economia e del lavoro. La tecnologia non conosce il sociale, sa soltanto ottimizzare l’ impiego minimo delle risorse
    umane per conseguire il massimo dell’utile. Progetti a lunga durata se ne fanno sempre di meno per il semplice motivo che, la nuova tecnologia agisce in un arco di tempo compreso tra il recente
    passato e l’immediato futuro preferendo soprattutto l’immediato. E dunque alla progettazione di lungo periodo è subentrata quella di breve periodo, il che vuol dire la ricerca spasmodica per
    inserirsi in circostanze favorevoli tendenti a sfruttare tutte opportunità che esse possono offrire.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>In un contesto del genere quel che si richiede al lavoratore è la capacità di cambiare tattica e stile nel breve periodo con la cosidetta flessibilità, che
    naturalmente deve essere a basso costo, di alta efficienza e di perfetta funzionalità poiché è la macchina, e soltanto essa che determina la tempistica di produzione e quindi ancora rimane - come
    nel più cupo fordismo - il modello che incanala e impone all’operaio il ritmo alla corsa.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Sicché Gramsci aveva visto giusto quando scriveva che il dominio di un gruppo su altri gruppi, con o senza la coercizione della forza, viene esercitato
    finché i modelli culturali del gruppo dominante si impongono agli altri, i quali si adattano e favoriscono il gruppo egemone. Il fatto è che in questo confronto i lavoratori partono svantaggiati
    poiché tra essi e le imprese non vi è (nemmeno vi è mai stata) una normale relazione di scambio, bensì un rapporto strutturalmente asimmetrico. Infatti, i lavoratori partono da posizioni di
    estrema debolezza ogni volta che debbono contrattualizzare la propria forza lavoro, poiché chi sa soltanto lavorare e possiede soltanto il “bene” lavoro non ha altre alternative di scambio da
    proporre.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Gli imprenditori, invece, possono essere meno «impazienti» nell’acquistare la forza lavoro, poiché&nbsp; possono sopravvivere consumando il proprio
    capitale. Inoltre, soltanto gli acquirenti della forza lavoro possono perseguire strategie dirette ad indebolire la controparte, vuoi ricorrendo a tecnologie risparmiatrici di manodopera, vuoi
    spostando gli investimenti da un Paese all’altro, vuoi modificando i requisiti professionali richiesti. E così da un’asimmetria strutturale nasce una prevaricazione di potere delle imprese sui
    lavoratori. Gramsci, aveva visto giusto? Settantacinque anni dopo la sua scomparsa il suo pensiero è ancora valido?</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>In Italia quel che più preoccupa sono i rapporti di lavoro non standard, quelli che fanno temere una maggiore instabilità del posto e tragitti lavorativi
    più discontinui, tanto più che il centro-destra aveva aggiunto un armamentario di impieghi flessibili alle modalità già introdotte dal centro-sinistra. Va anche detto che i vari tipi di contratti
    a termine hanno sostituito il tradizionale periodo di prova, sia perché certi imprenditori li sfruttano per dilazionare al massimo l’assunzione stabile, o per evitarla, sia perché molti ritengono
    insufficiente il periodo previsto dai contratti.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Spiega il segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere : «La credibilità e l’efficacia delle politiche economiche del governo si misura esattamente
    dalle politiche per la crescita, rispetto alle quali si registra un grave ritardo. Se da una parte si contano un milione di under 35 occupati in meno in tre anni», continua Scudiere, «dall’altra
    parte abbiamo tre miliardi di ore di cassa integrazione relative allo stesso periodo: uno scenario che raffigura la pesantezza di una crisi che si abbatte prevalentemente sulle fasce più deboli,
    i giovani».</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Infatti sempre l’Istat rileva che tra il 2010 e il 2011 il numero dei giovani occupati (15-34 anni) si è ridotto di 233 mila unità. Ancor più drammatica la
    situazione dei giovanissimi (fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni), la cui quota di occupati è crollata del 20,5 per cento tra il 2008 e il 2011 (303 mila unità in meno). Per completare il
    quadro va aggiunto che sebbene rappresentino un’opportunità di ingresso nel mondo lavoro, i rapporti a termine creano la «ghettizzazione» professionale e l’emarginazione sociale quando il
    lavoratore vi rimane intrappolato. Infatti, è risaputo che chi ha un contratto a termine stenta a ottenere prestiti e ad affittare appartamenti. Così diventa comunque difficile costruirsi un
    percorso, formulare previsioni e progetti di una certa portata in campo professionale e spesso anche in campo esistenziale e familiare.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Come si fa di fronte a tanta evidenza, a non capire che il problema del lavoro con tutte quelle morti bianche, assieme ai suicidi dei tanti piccoli
    imprenditori è un problema prioritario? Dire che non si risolve commemorando le vittime degli incidenti nei cantieri e nelle fabbriche, o predicando che è tutta colpa della crisi economica che
    stiamo vivendo è storia vecchia, troppo vecchia ormai.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Le sinistre, come detto, dovrebbero ritornare a farsene carico adeguando le strategia ai nuovi tempi, ma finché continuano a sbranarsi, compagno contro
    compagno sul partito di sinistra ideale da fondare o sulle alleanze da fare, non s’inquadrano i problemi nuovi del mondo del lavoro. Sicché o sbagliano quando intervengono poiché non hanno
    proposte adeguate da presentare o, nel peggiore dei casi, addirittura non le presentano affatto. Insomma, una catastrofe.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Intanto, la grande impresa - con il pretesto dei rincari del costo del petrolio e delle materie prime, degli assilli&nbsp; della competizione globale - è
    sempre meno disposta a contrattare e sempre più disposta a indicare i lavoratori e le loro rivendicazioni contrattuali come tra le maggiori cause del disastro economico. Così vivendo il rischio è
    che prevarrà nella società civile la convinzione secondo la quale “è giusto” “è bello” soltanto la conquista dell’utile economico. Sicché le rivendicazioni operaie non possono essere considerati
    che un fastidioso incidente di percorso, e quindi vanno cassate. Gramsci, aveva visto giusto, almeno così pare. ( Fonte: www.altrenotizie.org)</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><a href="http://www.vincenzomaddaloni.it">www.vincenzomaddaloni.it</a></strong></span>
  </p>
  <p>
    <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__euroschiavi.php?pn=2538&amp;utm_source=partner&amp;utm_medium=banner&amp;utm_content=468x60&amp;utm_campaign=banner_partner_euroschiavi_4_ed" target=
    "_blank"><img class="CtreTexte" src="http://www.macrolibrarsi.org/banner/banner_euroschiavi_468x60.jpg" alt="Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Euroschiavi - Dalla Truffa alla Tragedia" border=
    "0" height="60" width="468"></a>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 10:06:00 +0200</pubDate>        <guid isPermaLink="false">993b2082cb1d143857d401c9571c7114</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-gramsci-che-predisse-il-nostro-tempo-di-vincenzo-maddaloni-104154573-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" I tesori del Principe. Rubens, Brueghel, Rembrandt, Cranach, Canaletto, Hayez…" La proposta del Centro Donna Lodi per il prossimo 25 Aprile]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-i-tesori-del-principe-rubens-brueghel-rembrandt-cranach-canaletto-hayez-la-proposta-del-ce-103736139.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/thomas-ender-il-golfo-di-sorrento-1819-22-tela-76-x-106-cm.jpg?w=750" class="CtreTexte" alt=
    "http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/thomas-ender-il-golfo-di-sorrento-1819-22-tela-76-x-106-cm.jpg?w=750" height="353" width="500"></strong></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <span style="color: #ff0000; font-size: 10pt;"><strong>Thomas Ender, Il golfo di Sorrento, 1819-22, tela, 76 x 106 cm - I tesori del Principe Forte di Bard</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Il Forte di Bard, maestosa piazzaforte della prima metà del XIX secolo, all’imbocco della Valle d’Aosta, ospita dal 9 dicembre 2011 al 31 maggio 2012, la
    mostra <span style="color: #008000; font-size: 12pt;">I tesori del Principe. Rubens, Brueghel, Rembrandt, Cranach, Canaletto, Hayez… Capolavori delle Collezioni del Principe del
    Liechtenstein.</span> Curata da Johann Kräftner, Direttore delle Collezioni del Principe del Liechtenstein e da Gabriele Accornero, Amministratore Delegato del Forte di Bard, la mostra porta in
    Italia una selezione di opere della più importante collezione d’arte privata esistente al mondo, anche arricchita da importanti capolavori della collezione Schönborn-Buchheim.&nbsp;I principi del
    Liechtenstein, una delle più antiche famiglie nobili austriache, sono collezionisti da cinque secoli con particolare attenzione per l’epoca barocca, il Classicismo e l’800. Oggi la collezione è
    raccolta nel Castello del Principe Hans-Adam II, a Vaduz, e in parte visitabile nel settecentesco Palazzo in Villa Liechtenstein nell’allora sobborgo di Rossau. <tt><br></tt></strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>A partire dalla primavera 2012 la collezione Biedermeier è esposta nel restaurato palazzo di città della Bankgasse nel primo distretto di
    Vienna.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><span style="color: #008000; font-size: 12pt;"><img src=
    "http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/franz-xaver-petter-mazzo-di-fiori-in-un-vaso-1845-tela-120-x-94-cm.jpg?w=750" class="GcheTexte" alt=
    "http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/franz-xaver-petter-mazzo-di-fiori-in-un-vaso-1845-tela-120-x-94-cm.jpg?w=750" height="300" width="233">I tesori del Principe. Rubens, Brueghel,
    Rembrandt, Cranach, Canaletto, Hayez… Capolavori delle Collezioni del Principe del Liechtenstein</span> è una mostra realizzata in collaborazione con Liechtenstein. The Princely Collections,
    Vaduz-Vienna. Al Forte di Bard sono esposte 80 opere, alcune di dimensioni monumentali: 75 oli, 3 sculture, 1 cabinet di pietre dure e 1 arazzo, in un percorso che attraversa sette sale negli
    spazi espositivi del Cannoniere. L’esposizione presenta una straordinaria selezione di capolavori assoluti della storia dell’arte realizzati tra il 1500 e la seconda metà del XIXesimo secolo. Una
    sezione introduttiva sulla storia della collezione e sul casato è allestita nelle due sale del Corpo di Guardia corredata da immagini video e fotografiche.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Il percorso espositivo si articola per correnti stilistiche in analogia con il Palazzo in villa a Vienna, mentre all’interno delle sale la presentazione è
    esposta per autore. Un pannello di sala introduce la scuola e gli autori proposti mentre le didascalie sono arricchite da una breve descrizione trilingue delle opere, approfondibile con le
    audioguide.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Di seguito gli autori nelle rispettive sale.</strong></span>
  </p>
  <ul>
    <li>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Sala 1. Rubens</strong></span>
    </li>
    <li>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Sala 2. I Fiamminghi (Van Dick, Jan Brueghel Il Vecchio, Jan Brueghel Il Giovane, Hals, Jordaens, Balen, Van Loon)</strong></span>
    </li>
    <li>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Sala 3. Cranach e gli Olandesi (Dou, Huysum, Momper, Kick, Berckheyde, Heem, Cranach il Vecchio, Rembrandt, Van Huysum)</strong></span>
    </li>
    <li>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Sale 4 e 5. L’Italia (Berrettini, Pasinelli, Procaccini, Cantarini, Pietro da Cortona, Reni, Giambologna, Franceschini, Bellucci, Soldani-Benzi, Allori,
      Moroni, Maggiotto, Solimena, Hayez, Marinari)</strong></span>
    </li>
    <li>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Sala 6. Vedutismo (Canaletto, Vernet, Ender, Pannini, Locatelli, Ghisolfi, Hubert, Rebell, Waldműller)</strong></span>
    </li>
    <li>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Sala 7. Classicismo e Biedermeier viennese (Amerling, Abel, Fuger, Petter, Makart, Schadow, Hayez, Angelica Kauffmann, Hackert)</strong></span>
    </li>
  </ul>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/lukas-cranach-il-vecchio-sant_eustachio-tavola-86-x-33-cm.jpg?w=750" class="GcheTexte" alt=
    "http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/lukas-cranach-il-vecchio-sant_eustachio-tavola-86-x-33-cm.jpg?w=750" height="480" width="173">La prima sala è un vero e proprio omaggio a Peter
    Paul Rubens di cui il Principe Hans-Adam II è il più grande collezionista privato al mondo. Spiccano per dimensione e qualità artistica le opere “Marte e Rea Silvia” di cui si può eccezionalmente
    ammirare il relativo studio e “Il Compianto di Cristo”, quest’ultima approfondita da un mirabile testo di Enzo Bianchi in catalogo.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Nella seconda sala, dedicata ai Fiamminghi non ci si può non soffermare sui ritratti di Anthonys Van Dick: “Ritratto di Johann VIII Conte di Nassau-Siegen”
    ma anche sul capolavoro di Frans Hals “Ritratto di uomo”, uno dei pezzi più rappresentativi della collezione. Rapiscono anche in modo straordinario i pezzi dei Brueghel con particolare
    riferimento all’opera “Paesaggio con il giovane Tobia” di Jan Brueghel il Vecchio; delicatissimo infine l’olio “Bouquet di fiori” di Jan Van Huysum.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Passando alla terza sala spiccano i meravigliosi Cranach tra cui il “Sant’Eustachio” e naturalmente l’unico Rembrandt della collezione, il delicatissimo
    “Cupido con la bolla di sapone”. Tra le altre opere, di grande pregio e finitura “Il suonatore di violino” di Gerad Dou e la “Veduta del Municipio nella Piazza del Mercato di Haarlem” di
    Adriaensz Gerrit Berckheyde. Monumentale “Il&nbsp; Grande Paesaggio di Montagna” di Joos de Momper.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Le sale 4 e 5 sono dedicate agli Italiani, che in parte ritroveremo nella sala dedicata al Vedutismo. Qui incontriamo due deliziose sculture di Giambologna
    tra cui l’opera “Venere dopo il bagno” oltre al magistrale “Bacco” dell’allievo di Michelangelo Massimiliano Soldani-Benzi e al pregiatissimo Cabinet di Melchiorre Baumgartner, mobile in avorio e
    ebano impreziosito da mosaico fiorentino di pietre dure. Di grande valore l’opera “Ritratto di Prospero Alessandri” di Giovanni Battista Moroni e “La Punizione di Ercole” di Pietro da Cortona. Le
    sale sono ulteriormente corredate tra gli altri da capolavori di Franceschini, Bellucci e Reni.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Al Vedutismo e al tema dei paesaggi è dedicata la sala 6. Qui ritroviamo due opere di Canaletto tra cui “Venezia: Piazza San Marco con il campanile la
    Basilica”, ma anche la mirabile veduta romana di Giovanni Paolo Pannini, “Interno del Pantheon a Roma”, il “Capriccio con il Pantheon davanti al Porto di Ripetta” di Robert Hubert e le vedute di
    Waldműller tra cui spicca “Lato di Vallata con rovine del Castello del Liechtenstein vicino a Mödling“.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.viaggi24.ilsole24ore.com/MediaCenter/Gallery/Rubriche/Eventi/2011/tesori-del-principe/img_tesori-del-principe/12_352-288.jpg" class=
    "GcheTexte" alt="http://www.viaggi24.ilsole24ore.com/MediaCenter/Gallery/Rubriche/Eventi/2011/tesori-del-principe/img_tesori-del-principe/12_352-288.jpg" height="245" width="300">La sala 7
    affronta il tema del Classicismo e del movimento romantico del Biedermeier, declinati intorno al capolavoro di Hayez “Il consiglio della vendetta” e alla delicatissima serie di ritratti di
    Friedrich von Amerling tra cui spiccano le opere “Giovane donna con cappello a paglietta” e il delizioso “Ritratto della Principessa Marie Franziska von Liechtenstein (1834-1909) all’età di 2
    anni”. Mirabili anche le opere di Angelica Kauffman tra cui “Studio per il Ritratto di Re Ferdinando IV di Sicilia (1751–1825) e della sua Famiglia, 1782-83” ma anche il monumentale&nbsp;
    “Nubiano” di Hans Makart e il romantico paesaggio “Nella valle di Roveto” di Jakob Philipp Hackert.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>La passione dei Liechtenstein per il collezionismo nasce con il primo principe della famiglia, Karl I (1569-1627) che, spronato anche dall’imperatore Rudolf
    II, iniziò a raccogliere opere d’arte ma anche a commissionarne. Sappiamo che nella sua residenza di Praga, possedeva una significativa collezione di dipinti e oggetti, tipici di una “camera
    d’arte”. L’ampliamento dell’opera iniziata dal padre spettò al figlio Karl Eusebius von Liechtenstein (1611-1684) che, non occupando cariche pubbliche, poté dedicare tutte le sue attenzioni alla
    promozione della struttura che ospitava le collezioni.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Fu anche il primo a servirsi sistematicamente del mercato dell’arte per acquistare dipinti e sculture. Il figlio Johann Adam Andreas I von Liechtenstein
    (1657-1712), seppe portare avanti l’attività avviata dal padre. Il momento economicamente favorevole, gli permise di edificare una miriade di castelli, decorarli ed arredarli, e diventando così
    il maggior committente di costruzioni barocche dell’Europa centrale.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/cranach-lukas-l_elettore-federico-il-saggio-tavola-80-x-49-cm.jpg?w=750" class="GcheTexte" alt=
    "http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/cranach-lukas-l_elettore-federico-il-saggio-tavola-80-x-49-cm.jpg?w=750" height="300" width="186">I differenti interessi dei singoli principi si
    rispecchiano nei diversi punti cardine della collezione. Durante il suo soggiorno a Parigi, ad esempio, Joseph Wenzel von Liechtenstein (1696-1772) aveva conosciuto e apprezzato da vicino l’arte
    francese, commissionando sul posto anche le sue prime opere. Sotto il principe Johann I (1760-1836) avvenne nel 1806 il trasferimento delle collezioni nel Palazzo in villa a Vienna. Alla sua
    morte la galleria contava 1613 dipinti. Durante la reggenza di Johann II (1840-1929), venne pubblicato il primo catalogo illustrato della galleria, che, sistematicamente riorganizzata, acquistò
    quella sua indipendenza e personalità che la distingueva da ogni altro museo.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ad una fase turbolenta durante la Seconda Guerra Mondiale, seguì un periodo di necessario consolidamento. E’ a partire dalla metà degli anni Settanta, che
    riparte l’attività collezionistica, e Hans-Adam II von Liechtenstein (nato nel 1945) si allinea tra i grandi collezionisti che l’hanno preceduto. Prima del Forte di Bard la grande mostra al
    Metropolitan Museum di New York nel 1985 ha mostrato al mondo il significato che questa collezione possiede. ( Fonte: http://milanoartexpo.com)</strong></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <br>
    <span style="font-size: 14pt; color: #008000;"><strong>VUOI PARTECIPARE?</strong></span><br>
    <span style="font-size: 14pt; color: #008000;"><strong>VAI ALLA LOCANDINA</strong></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <a href="http://www.andareingiro.net/article-forte-di-bard-valle-d-aosta-i-tesori-del-principe-la-nostra-proposta-di-aprile-100056958.html"><img src=
    "http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/i-tesori-del-principe-forte-di-bard.jpg?w=750" class="CtreTexte" alt=
    "http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/i-tesori-del-principe-forte-di-bard.jpg?w=750" height="200" width="340"></a><br>
    <span style="font-size: 14pt; color: #008000;"><strong>VAI ALLA PAGINA FACEBOOK DELL'EVENTO</strong></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <span style="font-size: 14pt; color: #008000;"><strong><a href="http://www.facebook.com/events/285287954887426/"><img src=
    "http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/andrea-locatelli-castel-sant_angelo-a-roma-tela-154-x-235-cm.jpg?w=750" class="CtreTexte" alt=
    "http://milanoartexpo.files.wordpress.com/2011/11/andrea-locatelli-castel-sant_angelo-a-roma-tela-154-x-235-cm.jpg?w=750" height="328" width="500"></a></strong></span><span style=
    "font-size: 10pt;"><strong>Andrea Locatelli, Castel Sant’Angelo a Roma, tela, 154 x 235 cm - I Tesori del Principe Forte di Bard</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Fri, 20 Apr 2012 09:12:00 +0200</pubDate>        <guid isPermaLink="false">80f6e2f5ce4abee665242d237a00f169</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-i-tesori-del-principe-rubens-brueghel-rembrandt-cranach-canaletto-hayez-la-proposta-del-ce-103736139-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" Grass: il rischio della licenza poetica " di Mario Braconi]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-grass-il-rischio-della-licenza-poetica-di-mario-braconi-103209274.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-2/g-nter-grass-008.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-2/g-nter-grass-008.jpg" height="180" width="300">Un recente scritto dello scrittore premio Nobel Gunther Grass, ospitato la scorsa settimana sul
    quotidiano tedesco <em>Süddeutsche Zeitung</em>, ha provocato un putiferio in Israele: si tratta di un insolito componimento poetico, che in effetti suona più come un breve pamphlet politico, nel
    quale l’intellettuale ottantacinquenne, partendo dal senso di colpa tedesco legato al disastro nazista, si esercita su quella che egli sente come un’urgenza (politica, ma anche umana,
    esistenziale): fornire un contributo alla sterilizzazione di quello che egli correttamente identifica come il più pericoloso focolaio di infezione bellica globale, ovvero la recente escalation
    della tensione nucleare tra Israele e Iran.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Le parole di Grass sono state ricevute nello stato ebraico come il sale su una ferita: non poteva essere diversamente, in un paese, che pur essendo l’unica
    democrazia del Medio Oriente, sembra al momento ostaggio di un manipolo di politici destrorsi irresponsabili e imbevuti di retorica belligerante, sostenitori del “tanto peggio, tanto
    meglio”.</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ad aprire le danze, inevitabilmente, il commento del Ministro degli Esteri Avigor Lieberman, che, commentando le scomode esternazioni di Grass, non si è
    fatto sfuggire la ghiotta occasione per sputacchiare in giro un po’ di paranoia: oggetto della sua esecrazione “l’egoismo dei cosiddetti intellettuali occidentali, che ancora una volta desiderano
    sacrificare il popolo ebraico sull’altare di pazzi anti-semiti, solo per vendere qualche libro in più ed accreditarsi [come filoarabi doc]”.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Di certo Liberman parla per esperienza personale ed attingendo al suo repertorio politico, quando conclude la sua tirata condannando i “piccoli semi di
    odio, che accendono grandi incendi”. A nulla sono servite le parole di Grass, che domenica, in un’intervista “riparatrice” ad un giornale tedesco, ha ribadito che obiettivo polemico della sua
    poesia “Ciò che deve essere detto” non è il popolo ebraico, ma il governo israeliano. Il quale, per tutta risposta lo ha dichiarato “persona non grata”, vietandogli l’ingresso nel
    Paese.</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Tra gli argomenti impiegati senza risparmio da chi intende crocifiggere Grass c’è quello secondo cui una critica al governo israeliano equivarrebbe ad un
    appoggio incondizionato al governo iraniano. Ad esempio, sulle parole di Grass si è così espresso il ministro degli interni israeliano Yishai: “se Gunther desidera continuare a pubblicare i suoi
    lavoro falsi e distorsivi, gli consiglio di andare a farlo in Iran, dove troverà un pubblico che lo accoglierà con calore”.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>A lui, come a tutti gli altri politici israeliani che gareggiano tra loro a chi è il più oltraggiato deve essere sfuggito il passaggio della poesia di Grass
    nella quale egli scrive: “Ho rotto il mio silenzio / perché sono disgustato dall’ipocrisia dell’Occidente / e spero pure che molti vengano liberati / dal loro silenzio, e possano chiedere che / i
    responsabili di questo chiaro pericolo / che stiamo affrontando rinuncino all’uso della forza, / ed insistano a pretendere che tanto il governo / israeliano che quello&nbsp; iraniano autorizzino
    una autorità internazionale / ad effettuare ispezioni libere ed aperte del potenziale e delle capacità belliche di entrambi i paesi.”</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ciò che però brucia particolarmente ai politici israeliani e a tutti quelli che vogliono apparire campioni dell’amicizia con il governo israeliano
    indipendentemente dalle misure che esso pone in essere, è ovviamente considerare la democrazia israeliana e la dittatura teocratica iraniana alla stessa stregua. Un’argomentazione in teoria anche
    sottoscrivibile, se non fosse per un piccolo dettaglio: ovvero che una democrazia si dovrebbe valutare non tanto in base al&nbsp; punteggio ottenuto al club del Primo mondo, quanto piuttosto
    sulla valenza democratica dei suoi atti politici.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ecco, pur riconoscendo la positiva peculiarità della presenza di un parlamento in Israele, non si possono passare sotto silenzio i risultati pratici che
    tale democrazia al momento sta dimostrando di produrre: l'assedio ai palestinesi, sempre al limite di trasformarsi in guerra totale, il sostegno agli insediamenti a dispetto di qualsiasi
    legalità, e, per finire, la minaccia dell’uso di armi nucleari contro uno stato islamico nemico vicino per... impedirgli di accedere alle medesime tecnologie belliche.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Tutto questo solo per ribadire l'ovvia considerazione che la democrazia è un metodo ideale, che però non garantisce, anzi talora cospira attivamente contro,
    la pace. Senza contare che, per tornare alla querelle sorta attorno al caso Grass, un paese realmente democratico non dovrebbe temere le idee, anche e soprattutto quelle non confortanti. Non
    dovrebbe abbassarsi al rango di un qualsiasi regime dittatoriale vietando ad un intellettuale di attraversare i suoi confini per incontrare i suoi cittadini, per dibattere, anche vivacemente se
    necessario, le sue idee, non importa quanto controverse e/o non gradite esse possano risultare.</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ad esempio, in un altro passo della sua accalorata omelia, Grass chiama a responsabilità i&nbsp; tedeschi, mettendoli in guardia contro i danni che
    potrebbero provocare rendendosi complici, con le loro esportazioni di materiale bellico in Israele, di un crimine che è già visibile, e la connivenza con il quale non potrà essere respinta in
    futuro con “le solite scuse”. Non risulta che tali parole abbiano destato particolari reazioni in Germania, né che Grass sia stato sottoposto a qualche forma di censura formale o meno per le sue
    parole, non meno urticanti rispetto a quelle destinate a Israele e all’Iran.</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Fermo restando il pieno appoggio allo scrittore tedesco, e la denuncia di ogni forma di censura (di stato o non), resta però un dato: Gunter Grass, la cui
    biogafia è obiettivamente macchiata dalla militanza giovanile in un corpo nazista, avrebbe certamente reso un miglior servizio alla sua condivisibile causa pacifista se avesse lasciato ad altri
    intellettuali, ugualmente “visibili” dal punto di vista mediatico, ma meno compromessi storicamente, il suo sfogo appassionato e sincero.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Israele ha infatti avuto gioco facile a ridurre la portata dei ragionamenti di Grass alle esternazioni antisemite di un ex nazista: non a caso, per
    impedirgli l’accesso al paese, si è fatto leva proprio non sul contenuto delle sue recenti esternazioni, ma su una legge israeliana che prevede questa misura nei confronti di chiunque si sia in
    qualche modo compromesso con il regime nazionalsocialista tedesco. ( Fonte: www.altrenotizie.org)</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:44:00 +0200</pubDate>        <guid isPermaLink="false">6bd6379241fe0e578cc55da5874daa1b</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-grass-il-rischio-della-licenza-poetica-di-mario-braconi-103209274-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" Il neo-darwinismo e' una religione" di Fabrizio Fratus - Andrea Carbone]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-il-neo-darwinismo-e-una-religione-di-fabrizio-fratus---andrea-carbone-102961527.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.ilsussidiario.net/img/WEB/darwinchiesaR375_02mar09.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://www.ilsussidiario.net/img/WEB/darwinchiesaR375_02mar09.jpg" height="204" width="300"><span style="color: #008000;">"Evoluzionismo? Non vi sono prove concrete per
    nulla"</span></strong></span><br>
    <br>
  </p>
  <div class="corpo">
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Affidiamo la sintesi del dibattito sorto nei giorni scorsi su “La Voce d’Italia” in merito alle teorie che spiegano le origini del mondo a Fabrizio Fratus,
    referente del Comitato Antievoluzionista. Si conclude così il ciclo di interviste realizzato dalla Voce d’Italia, che ha coinvolto il Prof. Odifreddi ed il Dott. Bertolini, nell’auspicio che
    queste tematiche siano affrontate con maggiore frequenza ed interesse sui media.</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Dott. Fabrizio Fratus, sono passati 10 anni dalla sua prima iniziativa antievoluzionista tenutasi al liceo scientifico Vittorini di Milano. In
    quell’occasione tre studiosi spiegarono perché per loro la teoria di Darwin non era scientifica: è cambiato qualcosa da allora?</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><em>“E’ cambiato moltissimo. Al liceo Vittorini parlarono il ricercatore dell’università di Padova Ronald Nalin, il professore di scienze naturali Fernando
    De Angelis e il medico Mihael Georgiev, poi divenuto uno dei massimi esponenti nella lotta alla teoria neodarwinista in Italia. Con l’assemblea studentesca organizzata in collaborazione con
    alcuni studenti si è aperto il vaso di pandora, dimostrando che la teoria di Darwin non è per nulla una teoria valida scientificamente, è piena di falle ed è sostenuta soprattutto per motivi
    ideologici. Non si capisce come si possa sostenere che noi si discenda da un qualcosa che non si sa da dove sarebbe nato e come si sarebbe sviluppato. Da quel primo evento se ne sono susseguiti a
    cascata molti altri”</em></strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>In sintesi ciò che lei sostiene è che il darwinismo funga da giustificazione ideologica per la costruzione di un certo tipo di società: è
    corretto?</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><em>“È così. Per comprendere il discorso si deve tornare all’origine della teoria quando Darwin la propose, si deve comprendere il periodo storico… a metà
    del ‘700 la rivoluzione industriale e a fine secolo quella francese, l’affermazione della scuola di pensiero di S. Simon e Comte, la nascita delle scienze sociali e colonialismo… tutte questioni
    che vanno inquadrate in un’ottica di società materialista cui Darwin è servito. Non dobbiamo poi dimenticare che egli era figlio di un pastore anglicano e aveva seguito studi per diventare
    pastore: chi meglio di lui per sostenere che ogni ipotesi trascendente della vita non esisteva? Questo fu il primo passaggio. Arrivò poi H. Spencer a coniare il termine evoluzionismo (Darwin
    parlava solo di trasformazione), ed inoltre creò il modello specifico a cui oggi facciamo riferimento, un modello sviluppatosi partendo dalle ipotesi di Darwin per cui si crede che tutto sia
    migliorabile. Il progresso di cui si sente tanto parlare ha origine nella teoria di Darwin: esso va sostenuto perché è la strada per giungere alla migliore condizione possibile. In realtà gli
    studi dimostrano il contrario: noi viviamo in una società che non ha migliorato realmente la qualità della vita e tantomeno la sua durata effettiva (basti guardare un qualsiasi libro e verificare
    quando morivano i filosofi al tempo di Pitagora). Ma il discorso è molto lungo e complesso, per concludere su questo argomento vorrei specificare che in relazione all’ipotesi evoluzionista noi
    siamo frutto del caso e come tale non siamo differenti da nessun tipo di animale: è partendo da questo assunto che, a mio avviso, si legittimano aborto, eutanasia ed
    eugenetica“</em></strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><br>
    Ma davvero non vi sono prove a sostegno della teoria di Darwin?</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><em>“Questo è il fatto più interessante: prove concrete non ve ne sono per nulla. Basta leggere le dichiarazioni degli stessi evoluzionisti per averne
    dimostrazione. .la più chiara è sicuramente quella del genetista di Harvard Richard Lewontin, che ha scritto: “Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue
    affermazioni e la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie... perché abbiamo un impegno materialista aprioristico... Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci
    obbligano ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali... Questo materialismo è assoluto,
    perché non possiamo permettere l’accesso a Dio” Ecco quanto è valida scientificamente la teoria di Darwin. Ma prendiamo anche un altro importante scienziato evoluzionista, colui che è stato
    importantissimo nel processo contro l’insegnamento dell’Intelligent Designer nelle scuole americane, ovvero il prof. di filosofia e zoologia M. Ruse: “L’evoluzione viene promossa dai suoi
    praticanti come più che solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un
    evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere … che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione”. Sono gli evoluzionisti che devono dimostrare
    di avere delle prove… e come si è appena accennato, sono i primi a sapere di non averle”</em></strong></span><br>
    <br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ho avuto modo di leggere dei suoi articoli contro diversi esponenti evoluzionisti che lei sostiene appartengano ad una “nomenclatura evoluzionista”. Qual è
    l’accusa?<br></strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><em>“È senza dubbio l’incapacità della nostra cultura universitaria di essere al passo con il resto del mondo occidentale. Quando parlo di “nomenclatura
    evoluzionista” faccio riferimento alla lobby dei professori evoluzionisti che per diversi interessi screditano tutti coloro che si schierano contro il neodarwinismo. Un esempio è Telmo Pievani,
    che in una recente intervista ha dato degli stupidi a tutti coloro che sostengono che la teoria di Darwin sia una ideologia e una religione: mi spiace per lui che evidentemente offuscato dalle
    sue convinzioni non conosce le dichiarazioni degli stessi evoluzionisti fuori dai nostri confini, dichiarazioni come quelle che ho esposto precedentemente”</em></strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>La sua posizione è molto chiara e mi chiedo se ha esempi concreti in cui gli evoluzionisti hanno sbagliato ad interpretare i dati.</strong></span><br>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><em>“Ve ne sono moltissimi di esempi, l’ultimo in ordine temporale è quello a proposito di batteri e antibiotici: gli evoluzionisti sostenevano che i
    batteri si evolvessero per resistere agli antibiotici mentre si è scoperto, come sostenevano altri scienziati non evoluzionisti, che la resistenza agli antibiotici fosse già patrimonio
    dell’informazione contenuta nel codice genetico dei batteri. Hanno avuto ragione i secondi. Nel nostro codice genetico vi sono informazioni e una complessità incredibile e gli evoluzionisti
    vogliono farci credere che tutto ciò sia frutto del caso, senza però riuscire a dimostrarci come si “crei” l’informazione contenuta nelle specie viventi. A titolo di ulteriori esempi possiamo
    citare molto altro.<br>
    Gli organismi unicellulari, come scriveva Huxley in contrapposizione all’ipotesi di Paley sostenitore del disegno intelligente, erano ritenuti essere delle semplici gocce di “protoplasma”. Oggi
    sappiamo che non sono primitivi e tanto meno semplici, sono capolavori, vere e proprie macchine molecolari. Ancora: Darwin sosteneva che lo sviluppo embrionale fosse influenzato da fattori
    esterni, al contrario è un progetto incorporato negli esseri viventi. Oppure: Cuvier ha avuto ragione nel sostenere che i fossili fossero distinti e separati, ed infatti come è dimostrato da
    tutti i fossili ritrovati non vi è nessun tipo di possibilità nel ricostruire qualsiasi tipo di albero che preveda una gradualità temporale e morfologica come sostenuto dagli evoluzionisti.
    Insomma: la variabilità che vediamo non si genera da variazioni casuali ma solamente da rimescolamento genetico, essa è limitata e oscillante e non illimitata come vogliono farci credere i
    neodarwinisti. La selezione naturale elimina e non contribuisce in nessuna maniera a sviluppare nuove informazioni” (</em> Fonte: <a title="voceditalia" href=
    "http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=79600&amp;titolo=Fratus%20%27Il%20neo-darwinismo%20e%27%20una%" target="_blank">voceditalia)</a></strong></span>
  </div>]]></description>
        <pubDate>Sun, 08 Apr 2012 19:11:00 +0200</pubDate>        <guid isPermaLink="false">3e2a869cef341c65a890b51aa7d451e0</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-il-neo-darwinismo-e-una-religione-di-fabrizio-fratus---andrea-carbone-102961527-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" Ears Wide Shut " la recensione di Sara Michelucci]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-ears-wide-shut-la-recensione-di-sara-michelucci-102756573.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-2/kubrick.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-2/kubrick.jpg" height="231" width="300">La musica è uno degli elementi fondamentali dei film firmati dal grande regista Stanley Kubrick. Strumento
    centrale, che accompagna il racconta e sottolinea i momenti ‘sacri’ del film. Tutti ricorderanno il “Ludovico Van” di Alex che celebra la sua ultraviolenza in Arancia Meccanica, o lo swing dolce
    che sancisce la chiusura de Il dottor Stranamore.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Immagine e suono danno vita a un connubio unico nei film di Kubrick, raccontano a loro volta sentimenti e danno vita a situazioni, stravolgendo tutto ciò
    che è convenzionale. La musica è utilizzata come qualcosa che taglia in due i personaggi e svela quello che c’è dietro. E la musica è l’elemento ispiratore di Ears Wide Shut, idea nata un paio di
    anni fa tra quattro amici cinefili e cultori di Stanley Kubrick: Stefano Senni, Mauro Campobasso, Mauro Manzoni, Pino Bruni.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Tra chiacchiere a ruota libera, discussioni appassionate e giochi dell’immaginazione maturò l’idea di realizzare un montaggio di sequenze dai film di
    Kubrick per musicarlo con una nuova colonna sonora: il tutto in un concerto multimediale. Il progetto è stato prodotto dalla “Società del teatro e della musica Luigi Barbara” di Pescara,
    nell’ambito della stagione 2008-2009. Un’idea nata anche sulla scia di una mostra su Kubrick curata a Pescara da Pino Bruni, che aveva fatto incontrare i musicisti con la moglie del registra,
    Christiane Kubrick e il cognato Jan Harlan. “D’altra parte - dice Stefano Senni - questa prossimità al mondo kubrickiano, la vivevamo già grazie a Emilio d’Alessandro, uno degli storici
    collaboratori del regista, cui da qualche tempo ci legava e ancora ci lega una profonda e affettuosa amicizia.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Il jazz che accompagna i film (ovviamente muti) è diventato una sorta di sottogenere fortunato. Ma con Kubrick è un’altra storia. Anzitutto si tratta di
    cinema sonoro: il montaggio, forzatamente senza audio per consentire l’esecuzione della nuova musica, va a eliminare un elemento essenziale dell’opera, che può uscirne snaturata e
    impoverita”.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Il concerto, penultimo evento della rassegna di Visioni in Musica, utilizza quindi due linguaggi: quello della musica e quello delle immagini che, mute,
    scorrono sullo schermo. Si guarda e si ascolta, dunque, e lo si fa immergendosi totalmente in un montaggio sapiente che riesce bene a rappresentare tutti i momenti fondamentali del percorso
    autoriale di Kubrick e in una musica che sa innovare pezzi conosciuti, dando qualcosa in più.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Dai celebri brani classici come il Rossini di “Arancia meccanica” o lo Schubert di “Barry Lyndon”, alle canzoncine stile “I Want to marry a lighthouse
    keeper” che esce da una radiolina accesa nella casa dei genitori di Alex in Arancia Meccanica, Kubrick inventa un nuovo modo di mettere insieme cinema e musica. Non solo accompagnamento puro e
    semplice, ma parte integrante e fondamentale della narrazione.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Le danze irlandesi di Barry Lyndon, i pezzi ballabili anni Sessanta in Lolita, il romantico tema d’amore Spartacus e standard come Blame it on my Youth in
    Eyes Wide Shut sono tutti elementi ispiratori per il quartetto. “Il repertorio kubrickiano preso nel suo insieme può offrirsi quale punto di partenza per nuove musiche - raccolto, smontato,
    rielaborato - senza che questo stravolga l’originale rapporto con i film. È con questo spirito che è stato creato “Ears Wide Shut”, sviluppato musicalmente sulla traccia visiva montata per
    associazioni iconografiche e tematiche da Pino Bruni”, aggiunge Senni.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>L’esperimento probabilmente sarebbe piaciuto al grande regista americano, che amava la sperimentazione e per secondo cui “Ci sono certe aree del pensiero e
    della realtà - o dell'irrealtà e dei desideri - che sono chiaramente inaccessibili alle parole. La musica può accedere a queste aree”. ( Fonte: www.altrenotizie.org)</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Tue, 03 Apr 2012 09:52:00 +0200</pubDate>        <guid isPermaLink="false">ead1c40c1df518b944a51fc3d11d1629</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-ears-wide-shut-la-recensione-di-sara-michelucci-102756573-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA["I governi sono ingannatori " di Lev Tolstoj]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-i-governi-sono-ingannatori-di-lev-tolstoj-102062578.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.zam.it/images/2404/1.jpg" class="GcheTexte" alt="http://www.zam.it/images/2404/1.jpg" height="207" width="186">Il secolo e la sua fine
    non significano nel linguaggio evangelico il termine e l’inizio di un periodo di cento anni, ma la fine di una concezione della vita, di una credenza, di un mezzo di comunione tra gli uomini, e
    il principio di una nuova visione del vivere, di una nuova religione, di un nuovo strumento di comunione tra gli individui.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>È scritto nel Vangelo che nel momento di questi cambiamenti di un’epoca, ogni tipo di calamità deve prodursi: tradimenti, sofferenze crudeli, guerre; e che
    tutto l’amore deve necessariamente sparire a seguito di tale disordine. Queste parole, a mio parere, non devono essere prese come un annuncio profetico per un tempo dato, ma come l’indicazione di
    una legge costante: tutto il cambiamento di regime, di concezione della vita, è accompagnato inevitabilmente da violente perturbazioni, di brutali pene, di inganni, di ogni tipo d’illegalità; in
    conseguenza di questi sconvolgimenti si giunge alla scomparsa della fratellanza tra gli uomini, senza la quale tutta la vita collettiva è impossibile.</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>È ciò che accade oggi non solamente in Russia, ma in generale in tutto il mondo cristiano, sebbene in esso questo fenomeno, contrariamente alla Russia ove
    si manifesta con più chiarezza, si trova a uno stato latente.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ritengo che proprio ora la vita dei popoli cristiani sia giunta in prossimità del confine che separa il vecchio secolo ormai al suo termine, dal nuovo che
    sta per cominciare. Penso che proprio ora stia cominciando quella grande rivoluzione che si è andata preparando per duemila anni in tutto il mondo cristiano, una rivoluzione consistente nella
    sostituzione del cristianesimo degenerato, di quel potere di pochi e la schiavitù di tutti gli altri, in un cristianesimo vero, alla base dell’eguaglianza di tutti gli uomini e di una libertà
    autentica, quella propria degli esseri ragionevoli.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Io scorgo i segni esteriori di tutto questo nella spietata lotta di classe, nella fredda crudeltà dei ricchi, nella collera e disperazione dei poveri, nella
    folle e sempre più accelerata corsa agli armamenti che accomuna tutti gli Stati, pronti tutti a gettarsi l’uno contro l’altro, nella diffusione della dottrina socialista, irrealizzabile per il
    suo spirito dispotico, sorprendente per il suo carattere pieno di utopie, nella vanità e stupidità dei vani ragionamenti a cui si dà il nome di scienza, e che sono assurti a principale ed unica
    attività dello spirito; nella viziosa depravazione e nell’assenza di ogni contenuto che caratterizzano l’arte attuale in tutte le sue manifestazioni, e soprattutto, nella mancanza di ogni
    religione in coloro che guidano ed influenzano le masse, anzi, nel consapevole rifiuto di essa. Per cui costoro, messa da parte la religione, sostengono la legittimità dell’oppressione dei forti
    sui deboli, e quindi eliminano qualsivoglia principio ragionevole che possa guidare la vita sociale.</strong></span>
  </p>
  <p>
    &nbsp;
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Tali sono i sintomi generali della rivoluzione che si sta svolgendo, o piuttosto della tendenza alla rivoluzione che si ravvisa tra i popoli cristiani. I
    sintomi storici più immediati, in altre parole, le scosse che hanno fatto la rivoluzione, sono la guerra russo-giapponese e la rivolta politica e sociale che si manifesta attualmente in una
    maniera inaudita nella popolazione russa.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Si attribuisce la disfatta russa, dell’esercito e della marina, a delle azioni sfortunate, all’incuria del governo; si conferisce la forza del movimento
    rivoluzionario all’inconsistenza dello stesso governo e all’azione più energica dei rivoltosi. Quanto alle conseguenze, i politici, sia quelli russi sia quelli stranieri, credono che questi
    eventi porteranno all’indebolimento della Russia e anche a un cambiamento del suo regime politico.</strong></span>
  </p>
  <p>
    &nbsp;
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>A mio avviso, questi eventi hanno una conseguenza ancora più rilevante: la disfatta dell’esercito, della marina e del governo russo segnano l’inizio della
    disgregazione dello Stato, e il crollo di esso significa anche quello di tutta la civiltà pseudocristiana. È la fine di un mondo e l’inizio di un altro.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>I fenomeni di dissoluzione, che hanno posto i popoli cristiani nella situazione dove essi si trovano attualmente, si sono manifestati già da molto tempo,
    dacché la religione cristiana è stata riconosciuta come religione di Stato.</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>[…]</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>In epoca più recente è sorto ancora un altro inganno che ha riconfermato i popoli cristiani nella loro condizione servile. Ed esso si manifesta mediante un
    complesso sistema d’elezione, dove degli uomini eletti da un dato popolo, divengono delegati entro le varie istituzioni rappresentative, entro le quali eleggeranno a loro volta o senza alcun
    criterio dei candidati sconosciuti, o i propri rappresentanti secondo personali interessi; il popolo stesso sarà allora una delle cause del potere del governo, e pertanto, obbedendo ad esso,
    crederà in effetti di obbedire a sé medesimo, supponendo di vivere quindi in un regime di libertà.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Chiunque avrebbe potuto accorgersi che tutto ciò non era altro che un imbroglio, sia in teoria sia in pratica, giacché anche nel più democratico dei sistemi
    e anche laddove vige il suffragio universale, il popolo non può comunque esprimere la propria volontà. E non può esprimerla, in primo luogo, perché una simile volontà collettiva di tutt’un
    popolo, di molti milioni di persone, non esiste e non può esistere; in secondo luogo, perché, anche se esistesse una tale volontà collettiva, una maggioranza di voti non potrebbe comunque
    esprimerla pienamente in alcun modo. Questo inganno, – anche a tacere del fatto che gli uomini eletti in tal modo, partecipando al governo del loro Paese, approvano leggi e governano il popolo
    non in vista di ciò che è bene per esso, ma lasciandosi guidare per lo più, unicamente, dall’intento di mantenere salda la propria posizione di privilegio e il proprio potere frammezzo alle lotte
    dei vari partiti, e per tacere altresì della depravazione che questo inganno diffonde tra il popolo mediante le menzogne, lo stordimento e le corruzioni che son caratteristica costante dei
    periodi elettorali – è particolarmente dannoso a cagione di quella schiavitù autocompiacentesi in cui esso riduce gli uomini che vi incorrono.</strong></span>
  </p>
  <p>
    &nbsp;
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Gli uomini che s’imbattono in questa trappola si immaginano davvero d’obbedire a se stessi ogni volta che ascoltano il governo, e perciò non osano più
    disobbedire ai provvedimenti del potere degli uomini, anche quando tali provvedimenti sono contrari non soltanto ai loro gusti personali, al loro vantaggio, o ai loro desideri, ma altresì alla
    legge suprema e alla loro stessa coscienza.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>E invece gli atti e i provvedimenti del governo di quei popoli che presumono di autogovernarsi non sono che il risultato delle complesse lotte tra i
    partiti, degli intrighi, della sete di potere e dell’interesse personale di questi e quegli individui, e dipendono tanto poco dalla volontà e dai desideri del popolo tutto, quanto gli stessi atti
    e i provvedimenti dei governi più dispotici. Quei popoli sono come uomini rinchiusi in carcere che s’immaginano di essere liberi perché viene concesso loro il diritto di votare per l’elezione dei
    carcerieri delegati all’amministrazione interna dello stesso carcere.</strong></span>
  </p>
  <p>
    &nbsp;
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Cosicché gli uomini degli stati costituzionali, immaginandosi di essere liberi, proprio in seguito a tale loro sforzo di immaginazione, finiscono per non
    saper nemmeno più in cosa consista l’autentica libertà. Questi individui, mentre credono di liberare se stessi, si condannano in realtà a divenire sempre più profondamente schiavi dei loro
    governi.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>[…]</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ora, coloro che si sono dati come fine la trasformazione del regime politico russo, seguendo il modello dei rivoluzionari europei, non hanno nessun nuovo
    ideale, nessun nuovo principio. Essi cercano semplicemente di sostituire alle antiche forme di violenza un’altra organizzazione, avendo per base la stessa violenza, che apporterà a loro i
    medesimi mali di cui essi soffrono oggi.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>L’esempio dell’Europa e dell’America, dove regna lo stesso militarismo, lo stesso tipo di imposte e la stessa monopolizzazione del territorio, è sotto
    questo aspetto sufficientemente edificante.</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Il fatto che la maggioranza dei rivoltosi ha come ideale il sistema socialista, che non può essere realizzato se non con la tirannia la più assoluta, mostra
    semplicemente che tra di essi è assente qualsiasi nuovo ideale; poiché se un giorno si realizzeranno i loro</strong> desiderata<strong>, gli uomini perderanno anche le ultime vestigia della
    libertà.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>In realtà, l’ideale del nostro tempo non dovrebbe essere solo la semplice modificazione delle forme di violenza, ma la loro completa sparizione, che
    arriverà con l’insubordinazione al potere pubblico.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Gli operai per liberarsi da tutti i mali che soffrono devono cessare di obbedire alle autorità, ma non ricorrendo ai mezzi violenti. Ed è precisamente la
    rassegnazione davanti alla forza brutale, l’insubordinazione passiva al potere.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Un cristiano vero non saprebbe obbedire ai capi di turno; altrimenti, egli si renderebbe necessariamente complice dell’attività del governo che consiste, ed
    è assicurata, nell’esercitare la violenza: servizio militare, guerre, prigioni, esecuzioni, conquiste di terre. Ne consiste che il bene materiale altrettanto che quello spirituale possono
    arrivare da un solo mezzo: supportare ogni costrizione senza lottare, ma anche senza partecipare alla violenza, in altre parole non bisogna sommettersi al potere.</strong></span>
  </p>
  <p>
    &nbsp;
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Oggi, se gli uomini delle città vogliono realmente aiutare la grande rivoluzione devono innanzitutto abbandonare i mezzi d’azione rivoluzionaria, così
    crudeli e così innaturali. Essi dovrebbero impegnarsi a vivere in campagna per condividere il lavoro del popolo, apprendendo la sua pazienza, la sua impassibilità, il suo disprezzo del potere e
    soprattutto il suo amore per il lavoro. Essi non dovrebbero incitare gli uomini alla violenza, ma al contrario impedire a loro di partecipare a qualsiasi atto brutale, di obbedire a ogni governo
    tirannico.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;">Roberto Coaloa – pubblicato da “IlSole24Ore” 22 maggio 2011</span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 10:01:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">eaba89857a770af0c0baf826b9604517</guid>
                <category>Lodigiano: Teatro- Eventi- Cultura</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-i-governi-sono-ingannatori-di-lev-tolstoj-102062578-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
  
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