<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
         xmlns:err="http://jelix.org/ns/xmlerror/1.0">
 <channel>

		<link rel="hub" href="http://overblog.superfeedr.com" xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" />
		<link rel="self" href="http://www.cronachelodigiane.net/rss-articles.xml" xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" />
	
    <title><![CDATA[Cronache lodigiane]]></title>
    <link>http://www.cronachelodigiane.net/</link>
    <description>Cronache, attualità, commenti della cronaca nazionale e i loro riflessi sulla realtà lodigiana</description>

        <language>it</language>
    
    
    <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 18:26:10 +0100</pubDate>    <lastBuildDate>Wed, 22 Feb 2012 18:26:10 +0100</lastBuildDate>    <generator>It.over-blog.com RSS 2.0 Engine</generator>    <copyright>Copyright 2012 www.cronachelodigiane.net</copyright>            <category>Società</category>    <docs>http://www.rssboard.org/rss-specification/</docs>                        
      <item>
        <title><![CDATA[" Usa, boom delle monete locali con cui non si specula" di Alessandro Montesi]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-usa-boom-delle-monete-locali-con-cui-non-si-specula-di-alessandro-montesi-99876332.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt; color: #008000;"><strong>Negli Usa si diffondono smpre di più nuove monete locali. Lo scopo è creare un mezzo di scambio alternativo al dollaro con cui fornire
    accesso al credito e promuovere lo sviluppo sociale. Ma qual è la storia della moneta? Perché vengono create monete alternative? Dalla sua nascita alla fine della convertibilità oro-dollaro, un
    viaggio nella storia del denaro, di cui Keynes ha detto: «Ha importanza solo per quello che può procurare».</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.ciaccimagazine.org/wp-content/uploads/2012/02/dollaro.png" class="GcheTexte" alt=
    "http://www.ciaccimagazine.org/wp-content/uploads/2012/02/dollaro.png" height="199" width="300">Gli americani credono ancora nel dollaro? A giudicare da quello che sta succedendo all’interno del
    loro sistema monetario, sembrerebbe di no. Nonostante il forte orgoglio patriottico made in Usa, intorno al dollaro si stanno verificando novità di non poco conto. Preoccupati per il destino
    della propria moneta – anche a seguito alla sua svalutazione dopo l’introduzione dell’euro – alcuni stati americani hanno deciso di sfidare la Federal Reserve, la banca centrale Usa, proponendo
    l’introduzione di monete locali. Una “rivoluzione monetaria” che attraversa tutti gli States, partendo dal Minnesota e Georgia, passando per Iowa Tennessee, South Carolina per arrivare in
    Indiana, Utah nell’estremo Nordest di Washington State.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Perché si stanno diffondendo monete alternative al dollaro? Per rispondere, occorre ripensare il concetto di moneta, come istituzione, funzione e
    soprattutto come fonte di valore. La moneta è una merce, dato che è scambiabile nei mercati valutari. Rappresenta tutte le altre merci, essendo usata per acquistare altri beni e può essere
    conservata indefinitamente e all’infinito senza costi, cioè senza perdere la sua capacità di scambio nel tempo (tutti i beni normali, ad esempio frutta e verdura, sono soggetti a deterioramento).
    Un’altra caratteristica della moneta è quella di poter essere sottratta dal mercato: risparmiare moneta in periodi di crisi, può convenire rispetto a investimenti poco sicuri, nei mercati
    azionari o immobiliari. La moneta emessa da ogni Banca centrale, cioè la moneta che ha corso legale, riveste tre funzioni: unità di conto (come misura di valore, cioè il prezzo), riserva di
    valore (appunto perché se accantonata-risparmiata, accresce il valore di risorse del suo possessore) e mezzo di scambio.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>E la stessa storia della moneta coincide con la storia dell’uomo. Un possibile racconto potrebbe partire da due testi di Aristotele (384 a.C. – 322 a.C.),
    l’Etica e la Politica. Se nell’Etica la nascita della moneta come misura di valore coincide con la creazione della comunità, è nella Politica che la moneta diventa mezzo di scambio. Nasce insomma
    il commercio tra comunità diverse. Manca la terza funzione che ha la moneta oggi, l’essere riserva di valore, cioè una possibile fonte di risparmio. Infatti, essendo le monete coniate con metalli
    preziosi, ad avere valore non erano le monete stesse ma il materiale con cui erano coniate (oro, argento, bronzo).</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Dall’Impero romano passando al Medioevo per arrivare alle grandi monarchie tra ‘800 e ‘900, si può ritenere che la moneta sia stata sempre res principis:
    spettava, infatti, all’autorità sovrana (il re o lo stato) e non al mercato come accade oggi, definire le caratteristiche legali dei prezzi e il loro valore. La contraffazione delle monete era
    ritenuto un reato di lesa maestà, dato che ritraevano sovrani e re. Per secoli, fino all’istituzione del primo gold standard (regime aureo) 1717 da parte di Isacc Newton – che fissò la parità
    della sterlina inglese all’oro – la moneta è stata sempre associata ad un valore metallico. La novità storica del gold standard, rispetto all’antico regime monetario, risiede nella possibilità di
    pagare i debiti non più in monete (coniate con metalli diversi) ma con una quantità d’oro equivalente al debito, secondo la parità prefissata. Come scrive il professor Luca Fantacci nel libro La
    moneta, storia di un’istituzione mancata «dalle prime coniazioni auree del re Creso nel VI a.C. fino alla sospensione della convertibilità del dollaro da parte del presidente Nixon nel 1971,
    l’oro è stata moneta».</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Il 1971 rappresenta un punto di svolta nella storia della moneta. Il 25 agosto, il presidente Richard Nixon, minacciato dalle richieste degli ex-alleati di
    convertire i dollari accumulati durante la fase di ricostruzione europea, spezza il “sacro legame” tra metallo e moneta. Le casse americane infatti non avevano abbastanza oro da coprire tutte le
    richieste di conversione. In quel momento nacque la moneta com’è intesa oggi, cioè con la caratteristica di riserva di valore. Questa, con le sue tre funzioni, fu denominata Fiat money.
    Letteralmente significa “lascia che sia fatto”, permette al mercato e non allo stato di attribuire il valore alla moneta senza un sottostante reale che in passato era appunto rappresentato
    dall’oro. Insomma venne creata la moneta-merce non convertibile, puramente e solamente cartacea, senza alcune sottostante. Con quest’atto, ciò che era la moneta per eccellenza cioè l’oro, perde
    la sua caratteristica principale: quella di pagare i debiti.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Le monete locali americane che nascono oggi hanno l’intento di ricreare un valore reale sottostante alla moneta cartacea. Infatti, la moneta locale è un
    accordo per usare un altro mezzo di scambio o unità di conto (ma non riserva di valore) alternativo rispetto al dollaro. Lo scopo è collegare l’accesso al credito con le risorse inutilizzate.
    Insomma associare un valore reale alla moneta cartacea, promuovere lo sviluppo economico-sociale e costruire un capitale sociale all’interno della comunità. La moneta comunitaria non può essere
    accumulata o risparmiata, dato che ciò che viene accumulato è oro, argento, cibo (food stamp) o persino tempo (come alla banca del tempo presente anche qui in Italia). Tutto questo accade anche
    se la costituzione americana, con l’articolo 18, vieta ai singoli stati di emettere o stampare le proprie monete, ma permette la possibilità di creare «monete complementari metalliche di argento
    e oro come legal tender, come mezzo di pagamento per i debiti».</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Una ricerca del professor Ed Collom del dipartimento di sociologia dell’università Southern Maine (Portland, Maine) ha cercato di individuare cosa favorisca
    l’introduzione delle monete locali. Nascono e si trovano nella città “più giovani”, dove l’età è in media di trentatré anni e dove si verificano alti indici di povertà e la presenza di famiglie
    povere. Non solo, le monete locali vivono e si diffondono dove è alta diffusione di lavori autonomi e si registrano alti tassi di disoccupazione. La grande diffusione delle monete locali e i suo
    relativi vantaggi sono confermati dalla grande diffusione che hanno raggiunto. Oltre queste monete ve ne sono 65 dichiarate non ufficialmente attive.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>La moneta locale più diffusa si chiama Ithaca hours. È una banconota cartacea collegata al valore del dollaro: al valore di un’ora corrispondono 10 dollari.
    La risorsa scambiata con questa moneta è il tempo dei residenti della comunità. Creata da Paul Glover nel 1991, la moneta ha raggiunto una grande diffusione, scambiata da una comunità di migliaia
    di persone, tra cui 400 imprenditori per un giro d’affari di 105mila dollari. Quella che ha creato invece più problemi agli Usa è stata il Liberty Dollar. Coniato in oro e argento, è stato
    eliminato a seguito ad un’operazione del Fbi (qui il documento che ne attesta l’irregolarità). Questa moneta complementare, creata da Bernand von Nothaus nel1998, aveva un sottostante di metallo
    che ne garantiva il valore: 10$ erano scambiati per esempio con un’oncia di argento mentre 500$ corrispondeva a un’oncia d’oro. Secondo il suo fondatore, il liberty dollar che aveva raggiunto,
    nella comunità dove era adottato, un giro d’affari maggiore del 50% rispetto ai dollari. È stato bandito dalle autorità dato che rischiava di minacciare il funzionamento della moneta
    nazionale.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>La grande distinzione tra moneta merce (la fiat money, la moneta che noi utilizziamo quotidianamente), e la moneta non merce (cioè le monete locali) sta
    nell’estinzione del debito. Con un regime di parità aurea, una banca centrale che vuole emettere moneta e che si indebita verso il circuito interbancario è poi costretta a ripagare il debito con
    una quantità d’oro prefissata (la moneta quindi coincide con un debito ripagato in oro). In un sistema di fiat money, come quello di oggi, se la banca centrale vuole emettere monete (espansione
    monetaria) comprando titoli, non deve accantonare niente e basta che stampi semplicemente i “bigliettoni verdi”. Sarà sempre debito che verrà ripagato con l’emissione di un altro debito, cioè
    moneta che a scadenza sarà pagato con l’emissione di altra moneta che sarà ripagata con l’acquisto di altri titoli e quindi l’emissione di moneta… Insomma, una moneta che rappresenta un
    indebitamento infinito che non sarà mai effettivamente ripagato dalle banche centrali.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ma la storia della moneta post 1971 è anche la storia delle sue crisi. Tra il 1973 e il 1975 c’è stata la secondary crisis collegata allo shock petrolifero,
    seguita dal lunedì nero del ‘87 quando la borsa di New York perse il 23%, fino a quella argentina tra il ‘99 e il 2000. Dopo l’Argentina, ci sono stati i “sei anni di grande pace” alla crisi dei
    mutui subprime che ha portato alle crisi (e alle recessioni) prima di Irlanda, poi di Grecia e Portogallo, Spagna e Italia, fino a colpire l’intera eurozona. Prima della creazione della moneta
    merce, tra il XIV secolo e il XIX secolo, sono intercorse un decina di gravi crisi economiche: la crisi del 1375 che porto alla bancarotta la grande famiglia banchiera di Firenze dei Bardi,
    quella che porto allo scoppio della bolla dei tulipani in Olanda (1637), la depressione post-napoleonica a metà del ’800 e la prima grande depressione tra il (1873-76).</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Quindi sembra che la moneta attuale non abbia funzionato molto bene. È difficile pensare che dei fogli di carta così facilmente riproducibili (diversamente
    dall’oro che è prezioso proprio perché raro) abbiano un cosi alto valore. La moneta non va risparmiata, ma essendo nata come mezzo di scambio va scambiata, come cercano di fare le persone che
    coniano e utilizzano monete locali. D’altra parte, J.M. Keynes l’aveva ben presente: «Il denaro ha importanza solo per quello che può procurare». ( Fonte: <a title="ciaccimagazine" href=
    "http://www.ciaccimagazine.org/?p=8355" target="_blank">ciaccimagazine)</a></strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 18:21:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">728b4c8449c35eef9667e65b13c091fb</guid>
                <category>Lodigiano: I Nostri Speciali</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-usa-boom-delle-monete-locali-con-cui-non-si-specula-di-alessandro-montesi-99876332-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" La tirannia della maggioranza" di Marcello Frigeri]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-la-tirannia-della-maggioranza-di-marcello-frigeri-99878296.html</link>        <description><![CDATA[<div class="entry">
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.liberacritica.it/wp-content/uploads/2012/02/world-needs-women-150x150.jpg" class="GcheTexte" alt=
      "http://www.liberacritica.it/wp-content/uploads/2012/02/world-needs-women-150x150.jpg" height="200" width="200">Il concetto di “tirannia della maggioranza” è stato fonte di discussione sin
      dalle origini liberali dell’Europa moderna. Là dove c’è una opinione condivisa dalla maggioranza della società, scrivevano allora i teorici della democrazia, vi sono anche delle opinioni
      contrarie, e condivise da pochi. Il guaio è che la maggioranza tende a credere che la sua sia la verità assoluta, dunque proverà con tutti i mezzi, violenti o civili, a neutralizzare chi la
      pensa diversamente. “Per me, quando sento la mano del potere appesantirsi sulla mia fronte – scriveva nell’Ottocento Toqueville -, poco m’ importa di sapere chi mi opprime, e non sono
      maggiormente disposto a infilare la testa sotto il giogo solo perché un milione di braccia me lo porge”. Non è importante, insomma, quanti la pensano diversamente da noi, e come la pensano:
      fossero anche un milione contro uno, l’importante è non farsi schiacciare dal loro peso. In realtà, a ben guardare, i primi teorici della “tirannia della maggioranza” erano quei democratici
      liberali che nel suffragio universale vedevano una minaccia: secondo loro, infatti, si sarebbe dato un peso politico ad una maggioranza con interessi ben diversi dal ceto borghese liberale cui
      appartenevano. Comunque sia c’è del vero, in democrazia bisogna sempre guardarsi dal pensiero comune. Ma è una cosa ovvia: ovunque ci sia una classe dominante, gran parte della morale deriverà
      dai suoi interessi di classe. Costoro, diceva Stuart Mill, si sono solo preoccupati di indagare cosa la società debba preferire o respingere, tenendo presente, però, le loro esclusive
      motivazioni. Ma qual è il pretesto attraverso cui la maggioranza si crede sempre nel giusto?</strong></span><br>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>La giustificazione è data da un errore di fondo: che <em>molti</em> la pensano allo stesso modo. Anche se si tratta pur sempre di una preferenza di tanti
      rispetto ad uno solo, ciò che riteniamo sufficiente per avere ragione è sapere <em>quanti</em> ci danno ragione. Per l’uomo comune la propria preferenza giustificata in questi termini non solo
      è una ragione perfettamente soddisfacente ma, ci spiega Mill, è l’unica che egli ha per fondare tutte le proprie idee di moralità.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Tuttavia il problema non è solo intrinseco e tutto delle “maggioranze” – per cui esse sono sempre dispotiche e le minoranze tutte perseguitate – ma
      risiede nel concetto di <em>verità assoluta,</em> cioè quella verità che si considera vera <em>oltre ogni ragionevole dubbio</em>. Spesso <em>maggioranza</em> e <em>verità assoluta</em> vivono
      entrambe con lo stesso cuore, ma anche una qualsiasi minoranza potrebbe pensare di essere incondizionatamente nel giusto. Il guaio, se vogliamo, è che chi è certo della propria verità si possa
      considerare come il giudice assoluto della verità, e giudice che non ascolta la controparte. Ma esistono verità assolute? Sostenere che il bianco è bianco, è un conto (anche se la filosofia ci
      parla d’altro), ma sostenere che la democrazia è <em>il migliore dei governi possibili</em>, è tutt’altra cosa. Per ogni argomento con una percentuale sia pur risibile di dubbio non può esserci
      un’unica verità, e dunque è necessario il dibattito, in questo caso tra chi sostiene la democrazia con <em>tutti gli altri</em>. Dobbiamo perciò guardarci dall’imposizione al silenzio di quelle
      minoranze che non la pensano come noi, imparando a vincere la loro verità attraverso il dibattito, perché se sicuri di essere nel giusto, sarà limpida la percezione della nostra verità in
      contrasto con l’errore degli altri; se fossimo nel torto, invece, ci guadagneremmo in conoscenza. Se alla verità, però, ci dovessimo arrivare con la violenza, perderebbe sia la ragione che il
      torto: alla forza, infatti, ci si piega per necessità e non per volontà. Significa che chi è nel torto continuerà a pensare di essere nel vero, ma per paura dei soprusi altrui farà credere il
      contrario; chi è nel vero, invece, lo sarà soltanto per un certo periodo di tempo, perché se, come detto, alla verità del prepotente ci si piega per necessità, chi sarà più forte di noi a menar
      il bastone, un giorno, ci sostituirà nel nostro diritto. Provate ad imporre agli altri la vostra opinione e pensate: se la situazione fosse capovolta, non la trovate una grave
      ingiustizia?</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Fonte: <a title="liberacritica" href="http://www.liberacritica.it/2012/02/20/la-tirannia-della-maggioranza/" target=
      "_blank">liberacritica</a></strong></span>
    </p>
  </div>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:51:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">7644a317432c32cba4b3d55a68ddf6ac</guid>
                        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-la-tirannia-della-maggioranza-di-marcello-frigeri-99878296-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" Le amnesie di Emma Marcegaglia" di Hank Aleno]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-le-amnesie-di-emma-marcegaglia-di-hank-aleno-99879519.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt; color: #008000;"><strong>L'articolo che ripropongo è stato da me scritto e pubblicato il 17 Giugno 2008 col titolo"</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt; color: #008000;"><strong>" STORIE DI UNA ITALIA CHE NON CAMBIA: QUESTA VOLTA E' IL GRUPPO MARCEGAGLIA AD ESSERE COINVOLTO IN UNA VICENDA DI TANGENTI ". Pochi giorni
    prima Emma Marcegaglia era stata eletta Presidentessa di Confindustria. Poco, anzi nulla, è cambiato da allora. Emma continua a sparare le sue cazzate.<br></strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt; color: #008000;"><strong><br></strong></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <span style="font-size: 12pt;"><em><strong><span style="text-decoration: underline;">Flashback introduttivo , ovvero&nbsp;un modello d'imprenditore e le piccole vicende
    italiane.</span></strong></em></span>
  </p>
  <p style="text-align: center;">
    <span style="font-size: 12pt;"><em><strong><span style="text-decoration: underline;"><img src="http://www.finanzainchiaro.it/public/reinhold_wuerth.jpg" class="CtreTexte" alt=
    "http://www.finanzainchiaro.it/public/reinhold_wuerth.jpg" height="305" width="500"><br></span></strong></em></span>
  </p>
  <div style="text-align: center;">
    <span style="color: #008000; font-size: 12pt;"><strong>Reinhold Würth nasce il 20 aprile 1935. Nel 1949 inizia a lavorare nella ferramenta del padre a Künzelsau (Baden-Württemberg) come secondo
    collaboratore e primo apprendista. Nel 1952 supera l’esame presso la Camera di Commercio. Nel 1954, all’età di diciannove anni, Reinhold Würth rileva la direzione dell’azienda dopo la scomparsa
    prematura del padre. Nei decenni successivi, riesce a trasformare la piccola ferramenta in una multinazionale commerciale che occupa oggi 51.000 dipendenti e i cui campi d’azione spaziano dai
    sistemi di fissaggio ai pannelli solari. Nel 1994 si ritira dalla direzione operativa del Gruppo per assumere la presidenza del Collegio Sindacale, carica che ha ceduto a sua figlia Bettina dal
    marzo 2006. Oggi Reinhold Würth continua ad essere Presidente delle Fondazioni Würth. ( Da: Art Forum Würth).</strong></span>
  </div>
  <div style="text-align: left;">
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Perché questa introduzione in chiave flashback? Semplice: il Sig. Würth è un imprenditore, un vero imprenditore.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;Abbiamo imprenditori di questa levatura, in Italia? Certo.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Vi assicuro, però, che ben pochi di loro si sono concessi il lusso d’essere presenti all’assemblea che ha accolto Emma Marcegaglia come nuova
      Presidentessa della Confindustria: erano impegnati a lavorare nelle loro aziende.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>L’insediamento della Marcegaglia ha goduto di un palcoscenico mediatico normalmente tributato a ben altre figure, ma i tempi li conosciamo e ormai nulla
      più ci sorprende. I giorni successivi all’incoronazione l’hanno vista scaldare platee di “ giovani figli” d’industriali pronti, a comando, a dispensare facili applausi.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Lei sa cosa dire, il tono con cui sentenziare, quali corde toccare: la retorica è arte, e come questa non ha bisogno di rispettare la
      verità.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>La relazione che ci dona per la sua investitura è la proposizione dei più stantii luoghi comuni: come un abile chef riesce a guarnirli, trasformarli,
      rivestirli dando loro una parvenza di pensiero.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;Non ne siete convinti? Seguitemi!</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Si parte, è inevitabile, con l’affondo sui “ fannulloni pubblici”, un omaggio al cavallo di battaglia di Luca Cordero Montezemolo che in un recente
      passato aveva tuonato “ Si assentano tre volte i loro colleghi del settore privato! Ci costano 14 miliardi di euro all’anno!”. Si era poi dovuto ricredere quando un’indagine della Ragioneria
      dello Stato aveva appurato che la media di assenteismo nel settore pubblico era di 11,54 giorni/anno contro i 9,6 del settore privato. Di conseguenza anche i 14 miliardi erano campati per aria,
      ma cosa volete mai, ormai il “ messaggio” era passato e lo scopo raggiunto.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;Non ci ha mai detto, invece, l’ex Presidente, quanto è costata la FIAT ai contribuenti Italiani.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;Il secondo boccone è di quelli che fanno pregustare piatti ancora più appetitosi. Si lancia nell’energetico, l’Emma, con un “… e facciamo ‘sto
      nucleare!” . Il tono usato: lo stesso impiegato quando si propone agli amici di fine serata “ Dai, facciamoci una pizza!”. E brava. Io non ho preclusioni di sorta. Forse, e la mia vuole essere
      una sottolineatura, un tema di tale portata non dovrebbe essere affrontato con tanta leggerezza. Mi volete dire quanto ci costerà, cosa comporterà, che redditività avrà, cosa ci farà
      risparmiare “ ‘sto nucleare?” … l’unica ragione, pare, del “ sì” al nucleare è che a non volerlo negli anni passati erano i “ rossi” e i “ verdi”.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;L’excursus politico “ prende” la neo Presidentessa che definisce “ impegnative” le prossime sfide, ma si rallegra della nuova situazione politica,
      del nuovo Governo che ha una forte maggioranza e “ di un clima di minore contrapposizione tra le parti”. Forse, colta da amnesia, dimentica che un numero non indifferente d’imprenditori
      nostrani è sempre andato a braccetto con il potere politico. Impossibile scindere le responsabilità nei danni provocati da questa terribile accoppiata.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;E per Emma non esiste neppure un minimo di autocritica.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;Forse i vari De Benedetti, Tanzi, Gardini, Cragnotti, erano sindacalisti infiltrati.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;Per Lei la “ regolata” se la devono sempre dare gli altri. Pensate una volta sorgeva a Ivrea un’azienda che produceva processori e software. Non
      temeva l’IBM, ne era fiera concorrente. L’americana lanciava sul mercato il “ 286” e da Ivrea si rispondeva con l’M24. L’Olivetti era la seconda produttrice mondiale di computer… fino a che non
      è arrivato “ Attila” de Benedetti e con lui fu notte. E se Würth è partito da un negozio di ferramenta ed ha costruito un impero, Tanzi è partito da una drogheria: il primo si è espanso anche
      nel settore fotovoltaico e ha creato una fondazione che si occupa d’Arte. Il secondo ha finito con il falsificare certificati di credito con lo scanner. E la nostra chimica? Un tempo ci aveva
      regalato addirittura un Nobel poi… distrutta in pochi anni da Gardini sempre in società con i Politici del momento, un misto di corruzione e incompetenza. Su Cragnotti non mi sento d’infierire:
      per lui parlano i bilanci delle società da lui dirette e amministrate.</strong></span>
    </p>
    <p style="text-align: center;">
      <span style="font-size: 12pt;"><em><strong><span style="text-decoration: underline;">Conclusione, ovvero sotto le parole niente... anzi le solite piccole nostre
      miserie</span></strong></em></span>
    </p><span style="font-size: 10pt;"><strong><em><img src="http://www.finanzainchiaro.it/public/Emma_Marcegaglia.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://www.finanzainchiaro.it/public/Emma_Marcegaglia.jpg" height="204" width="200"></em></strong></span><strong><span style="color: #008000; font-size: 12pt;">Emma Marcegaglia:Nata a Mantova
    nel 1965</span></strong>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt; color: #008000;"><strong>Laurea in Economia Aziendale. Master in Business Administration presso la New York University</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt; color: #008000;"><strong>Amministratore Delegato della Società Marcegaglia S.p.A. e di tutte le Società controllate.( Dal sito confindustria.it)</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt; color: #008000;"><strong>Insieme al fratello Antonio è amministratore delegato del gruppo e di tutte le società controllate; il padre Steno ricopre invece la
      carica di Presidente.( Dal sito biografieonline.it)</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>E’ in ogni caso la parte finale della relazione che maggiormente ci interessa, ed in particolar modo laddove la Presidentessa chiede al nuovo Governo una
      riduzione delle aliquote Ires e Irap, meno burocrazia e più liberalizzazioni.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Da parte loro, gli imprenditori s’impegnano ” (…) a investire in ricerca e innovazione, a una maggiore efficienza energetica, al pieno rispetto delle
      regole e specie al Sud, alla lotta per la legalità, alla sicurezza sul lavoro”.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;Mah, che dite: la memoria non comincia forse a vacillare?</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;In data 28 marzo 2008, proprio il giorno in cui Montezemolo designava la sua “ delfina” alla presidenza di Confindustria, la Marcegaglia Spa, sì
      proprio il gruppo di Emma, patteggiava 500 mila euro di pena pecuniaria e 250 mila di confisca di beni, la controllata NE CcT Spa altri 500 mila euro di pena e 5 milioni di confisca, mentre il
      Vicepresidente Antonio Marcegaglia ( fratello di Emma) era condannato a 11 mesi per corruzione.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;La vicenda risale al 2003 e si riferisce ad una mazzetta di 158 mila euro che la Marcegaglia Spa pagò al manager Enipower Lorenzo Marzocchi per un
      appalto di caldaie di 127 milioni di euro.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;La notizia della condanna, ovviamente taciuta dal sistema giornalistico televisivo e da gran parte degli organi di stampa, fa sorgere in me la più
      ovvia delle domande.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>Considerato che la Confindustria espelle quegli Imprenditori che minacciati si “ piegano” e pagano il pizzo a organizzazioni malavitose, cosa intende fare
      contro il gruppo Marcegaglia che, senza alcuna costrizione o minaccia, pagava tangenti al solo scopo di arraffare appalti in barba alle leggi di “ libero mercato, concorrenza e trasparenza”
      tanto cari alla Nostra?</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong>&nbsp;Insomma Emma Marcegaglia intende prendere provvedimenti contro la Marcegaglia Spa? Oppure no.</strong></span>
    </p>
    <p>
      <span style="font-size: 10pt;"><strong><em>&nbsp;</em></strong></span>
    </p>
  </div>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 09:08:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">62af02d01c14fce4dc85492e77997311</guid>
                <category>Lodigiano: I Nostri Speciali</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-le-amnesie-di-emma-marcegaglia-di-hank-aleno-99879519-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" Sprechi alimentari, in Italia ogni anno sono 10-20 milioni di tonnellate" di Angela Lamboglia]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-sprechi-alimentari-in-italia-ogni-anno-sono-10-20-milioni-di-tonnellate-di-angela-lamboglia-99877689.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt; color: #008000;"><strong>Ogni anno in Italia finiscono tra i rifiuti dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, per un valore di circa 37 miliardi di
    euro. Cibo che basterebbe a sfamare, secondo la Coldiretti, circa 44 milioni di persone. L'Ue si mobilita per fare del 2014 l'anno europeo contro lo spreco alimentare, ma intanto ciascuno può
    fare la sua parte.</strong></span>
  </p>
  <div class="fotosxdid">
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/cibo_discarica.jpg" class="GcheTexte" alt="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/cibo_discarica.jpg" height=
    "168" width="250">Il cibo che si decompone in discarica produce gas e quindi contribuisce al riscaldamento globale</strong></span>
  </div>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>I dati sullo spreco alimentare in Italia lasciano senza parole. Da quelli di Coldiretti allo studio di Andrea Segrè e Luca Falasconi - <em>Libro nero dello
    spreco in Italia</em>, secondo cui si spreca il 25% del cibo prodotto - emerge il ritratto di un paese che sperpera risorse preziose in tutti i passaggi della catena della produzione e del
    consumo. Dalla terra alla tavola, passando per la distribuzione.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Sono dati inaccettabili in ogni tempo e contesto, ma sconvolgono ancora di più mentre dalla <a href=
    "http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/foto_reportage_crisi_grecia.html" target="_blank">Grecia</a> ci arrivano notizie di donne e uomini costretti a frugare nei cassonetti
    dell'immondizia alla ricerca di cibo. Mentre l'Ufficio statistico dell'Ue rivela che il 24,5% della popolazione italiana, un italiano su 4, è a rischio povertà. Ancora di più, insomma, ora che
    anche l'occidente scopre sulla propria pelle i frutti di politiche che subordinano ogni forma di vita, umana e non, alla legge del profitto.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Le questioni del modello di sviluppo capitalistico e dello spreco alimentare non sono scollegate: dentro la tendenza allo spreco c'è anche all'opera quella
    chiamata al consumo permanente e compulsivo, che ci fa comprare più del necessario, che ci rende suscettibili a promozioni e trovate pubblicitarie; c'è il tempo di vita eroso dal tempo di lavoro
    che non lascia spazio neanche per scegliere cosa mangiare e rende appetibili prodotti di rapida preparazione, lasciando in fondo al frigo gli alimenti che richiederebbero più tempo; c'è la merce
    senza storia, di cui non conosciamo la fatica, i costi ambientali, lo sfruttamento del lavoro per produrla; il chilo di carne acquistato a pochi euro, su cui non abbiamo informazioni, né siamo a
    conoscenza delle condizioni in cui vive un animale allevato, di come possa essere nutrito, di quali veleni ha assorbito.</strong></span>
  </p>
  <div class="fotodxdid">
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ogni anno in Italia finiscono tra i rifiuti tra 10 e 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari</strong></span>
  </div>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Ma naturalmente prima degli sprechi in tavola, c'è un'intera filiera segnata da perdite, con il 25% della frutta e della verdura gettatae prima di arrivare
    nelle nostre case e migliaia di tonnellate di prodotti non raccolti. Poi, gli avanzi di mense scolastiche e aziendali. E ancora, il buco nero della distribuzione, tra prodotti deperibili
    invenduti e merce in scadenza che tante associazioni tentano di recuperare e salvare dalla discarica per garantire un pasto a chi non può permetterselo. Tutto ciò, tenendo presente anche del
    fatto che il cibo che si decompone in discarica produce gas e quindi contribuisce al riscaldamento globale.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Su questo fronte sta lavorando il Parlamento europeo, con la proposta di proclamare il 2014 anno europeo contro lo spreco alimentare e attraverso la
    risoluzione in materia dell'eurodeputato Salvatore Caronna, approvata dai parlamentari a larga maggioranza.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Tra le questioni affrontate nel documento, anche quella del tempo di vita di un prodotto. Si chiede, ad esempio, di affiancare all'attuale scadenza
    commerciale - dopo la quale l’alimento è ancora commestibile, ma perde alcune delle sue proprietà - una scadenza per la salute e di favorire gli operatori della grande distribuzione che
    recuperano i prodotti prossimi alla scadenza, offrendoli ad associazioni o mettendoli in vendita a prezzi inferiori. Ma c'è anche attenzione agli imballaggi, con la richiesta di puntare su
    innovazioni che permettano di ridurre l'utilizzo di plastica e cartone.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>L'iniziativa spetta ora alla Commissione, da cui si attende una direttiva per ridurre gli sprechi del 50% entro il 2025.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Nell'attesa, considerati i tempi delle istituzioni comunitarie, ciascuno di noi ha la possibilità di cominciare a costruire il traguardo. Blocchetto e penna
    prima di fare la spesa, per comprare solo il necessario, congelare quando il cibo è in eccesso, fantasia per recuperare gli avanzi e se è ormai troppo tardi, per chi ha un giardino, ci si può
    cimentare nel compostaggio domestico. ( Fonte: www.ilcambiamento.it)</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:41:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">3e9eaf25f49bfbc42903d63ff16045fa</guid>
                <category>Lodigiano: Società</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-sprechi-alimentari-in-italia-ogni-anno-sono-10-20-milioni-di-tonnellate-di-angela-lamboglia-99877689-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[Vino: record storico per l'export italiano]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-vino-record-storico-per-l-export-italiano-99877183.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://3.bp.blogspot.com/_TjDOgdMME9E/TEQK_cg7Q6I/AAAAAAAAAFY/xTpNIlIFdcU/s1600/vino.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://3.bp.blogspot.com/_TjDOgdMME9E/TEQK_cg7Q6I/AAAAAAAAAFY/xTpNIlIFdcU/s1600/vino.jpg" height="300" width="221">Record storico per le esportazioni di vino italiano nel mondo che hanno
    superato per la prima volta l’importo record di 4 miliardi di euro, in aumento del 13 per cento rispetto allo scorso anno. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti sulla base degli andamenti
    rilevati dall’ Istat nel commercio estero dei primi undici mesi del 2011. Il vino è diventata la voce piu’ importante dell’export agroalimentare nazionale con oltre la metà del fatturato
    all’estero che - sottolinea la Coldiretti - viene realizzato nei Paesi dell’Unione europea, con la Germania (+10 per cento) in testa tra i paesi comunitari che apprezzano il vino Made in Italy
    seguita dalla Gran Bretagna (+10 per cento). &nbsp;Poco meno di un quarto del fatturato estero è stato però ottenuto - precisa la Coldiretti negli Stati Uniti con un aumento record in valore del
    16 per cento nel 2011. La vera sorpresa - continua la Coldiretti - viene pero’ dai paesi asiatici a partire dalla Cina dove le esportazioni di vino sono praticamente raddoppiate (+80 per cento)
    mentre continua a crescere la Russia (+16 per cento). Il risultato sui mercati esteri è di buon auspicio per la vendemmia 2011 che - rileva la Coldiretti - è risultata di buona qualità ma su
    livelli produttivi da minimo storico con un calo record della produzione di vino del 14 per cento per una produzione stimata attorno ai 40 milioni di ettolitri. &nbsp;Sul piano qualitativo -
    precisa la Coldiretti - oltre il 60 per cento della produzione è stata destinata a uno dei 517 vini Docg, Doc e Igt riconosciuti in Italia. Per effetto del crollo nella vendemmia l’Italia -
    conclude la Coldiretti - perde il primato quantitativo mondiale nella produzione a favore della Francia balzata oltre i 50,2 milioni di ettolitri (+11% rispetto al 2010), ma rimane davanti alla
    Spagna dove il calo è stato contenuto al 2 per cento per un totale di 39,9 milioni di ettolitri. ( Fonte: www.coldiretti.it)</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:34:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">fad9d85cd5a8fb0e4517c639eb5b2a5f</guid>
                <category>Lodigiano: Primo Piano</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-vino-record-storico-per-l-export-italiano-99877183-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[Un litro di benzina costa quanto un chilo di lattuga]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-un-litro-di-benzina-costa-quanto-un-chilo-di-lattuga-99876981.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.bolleinpentola.it/files/2010/09/Lattuga33.jpg" class="GcheTexte" alt="http://www.bolleinpentola.it/files/2010/09/Lattuga33.jpg" height=
    "200" width="200">Il prezzo di un litro di benzina alla pompa ha raggiunto&nbsp;quello di un chilo di lattuga (1,90 euro al chilo) e superato quello di broccoli (1,75 euro al chilo), di finocchi
    (1,65 euro al chilo)e di arance tarocco (1,60 euro al chilo) che hanno subito gli effetti del maltempo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base del servizio Sms consumatori,
    in occasione del nuovo record storico raggiunto dal prezzo della benzina e del diesel. Si tratta - sottolinea la Coldiretti - dell’effetto piu’ evidente dei cambiamenti in atto nella
    distribuzione della spesa degli italiani. La spesa per trasporti, combustibili ed energia elettrica delle famiglie italiane ha sorpassato quella per gli alimentari e le bevande ed insieme
    assorbono quasi il 40 per cento delle spese degli italiani. Si tratta in realtà - sottolinea la Coldiretti - di due voci strettamente connesse in un Paese come l’Italia dove l`88 per cento dei
    trasporti commerciali avviene su gomma. Benzina, trasporti e logistica che incidono complessivamente per circa un terzo sui costi della frutta e verdura e solo nelle campagne - sottolinea la
    Coldiretti - il caro gasolio con un aumento del 58 per cento ha provocato un aggravio di costi stimabile in 400 milioni di euro su base annua. A subire gli effetti del record nei prezzi -
    continua la Coldiretti - è però l'intero sistema agroalimentare dove si stima che un pasto percorra in media quasi 2mila chilometri prima di giungere sulle tavole. A subire il maggior aggravio
    sono i prodotti importati che devono percorrere lunghe distanze prima di giungere a tavola e per questo - conclude la Coldiretti – il caro benzina spinge verso il consumo di prodotti locali e di
    stagione.( Fonte: www.coldiretti.it)</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:30:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">2072895041b6ba082e928a1f342b2031</guid>
                <category>Lodigiano: Primo Piano</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-un-litro-di-benzina-costa-quanto-un-chilo-di-lattuga-99876981-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[No all'hamburger in provetta]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-no-all-hamburger-in-provetta-99876783.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://ts2.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1598327762461&amp;id=6bf1ca2da0c364dd3f0d89d0431e6898" class="GcheTexte" alt=
    "http://ts2.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1598327762461&amp;id=6bf1ca2da0c364dd3f0d89d0431e6898" height="260" width="300">Tre italiani su quattro (73 per cento) non mangerebbero l’hamburger
    in provetta nemmeno se cucinato da uno chef di fama. E’ quanto afferma la Coldiretti, nel commentare l’annuncio della “cottura” in ottobre del primo hamburger creato a partire da cellule
    staminali di mucca, sulla base dell’ultima indagine Eurobarometro che evidenzia una diffusa preoccupazione degli italiani nei confronti dell’applicazione di nuove tecnologie ai prodotti
    alimentari che hanno portato per ultimo alla produzione di carne artificiale in laboratorio.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Alle forti perplessità di natura etica si aggiungono - sottolinea la Coldiretti - quelle di carattere economico con un costo stimato in 250mila euro, per il
    primo hamburger artificiale creato dal dottor Mark Post, direttore del dipartimento di fisiologia dell'Università di Maastricht, nei Paesi Bassi. L’annuncio che l’hamburger verrà cucinato dal top
    chef britannico Heston Blumenthal, noto per le sue creazioni di gastronomia molecolare, non aumenta l’attrattività del piatto se si considera cheattualmente con la sperimentazione si sono
    ottenute - riferisce la Coldiretti - solo strisce di tessuto lunghe 3 centimetri e meno di mezzo millimetro di spessore, di consistenza molliccia e di colore grigio perche non c'e
    sangue.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>La realtà è che nonostante il rincorrersi di notizie miracolistiche sugli effetti benefici delle nuove modificazioni genetiche effettuate su animali e
    vegetali in laboratorio (dal supersalmone ad accrescimento rapido al riso ipervitaminico fino al latte materno da mucche transgeniche) rimane elevato - sostiene la Coldiretti - il livello di
    scetticismo dei cittadini. Per questo, c ome hanno dimostrato le esperienze del passato a partire dalla mucca pazza (Bse), le innovazioni in un settore come quello alimentare, particolarmente
    esposto ai rischi per la salute, devono percorrere - conclude la Coldiretti - la strada della naturalità e della sicurezza. ( Fonte: www.coldiretti.it)</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:27:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">f7f13c37cc7f3778b2790e7e56320183</guid>
                <category>Lodigiano: Società</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-no-all-hamburger-in-provetta-99876783-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[" Se fossi laureato in economia e non in lettere" di Maurizio Pallante]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-se-fossi-laureato-in-economia-e-non-in-lettere-di-maurizio-pallante-99875928.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://cogitoergo.it/wp-content/uploads/2011/09/20decrescita.jpg" class="GcheTexte" alt=
    "http://cogitoergo.it/wp-content/uploads/2011/09/20decrescita.jpg" height="187" width="300">Dopo avere letto il post “<a href=
    "http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/17/decrescita-totalitaria/192014/">La decrescita totalitaria</a>”, di Stefano Feltri, ho immaginato di essere un “economista”, ed ho fatto un paio di
    considerazioni. Ad esempio, se fossi laureato in economia e non in lettere, mi domanderei: chi ha governato l’economia e la finanza nei decenni passati, chi la sta governando, chi ha la
    responsabilità della crisi che sta sconvolgendo i paesi industrializzati, chi è incapace di trovare le misure di politica economica adeguate per uscirne: i laureati in economia o i laureati in
    lettere?</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Se fossi laureato in economia e non in lettere, mi domanderei se è veramente desiderabile, ammesso che sia possibile, uscire dalla crisi con la ripresa
    della crescita di un prodotto interno lordo in cui incidono in misura significativa gli sprechi di cibo (il 3 per cento del pil), gli sprechi di energia (il 70 per cento dei consumi), gli
    incidenti automobilistici, il consumo di medicine, le spese di riparazione e di ripristino dei danni ambientali causati da processi produttivi finalizzati alla crescita del prodotto interno
    lordo, la cura delle malattie causate dalla crescita delle emissioni e delle produzioni inquinanti, la produzione di armi e le guerre.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Se fossi laureato in economia e non in lettere, non eviterei comunque di ripassare la differenza tra la congiunzione “e” e il verbo “è”, perché un conto è
    dire “meno e meglio” e un altro è dire “meno è meglio”. Se per i talebani della crescita più è sempre meglio, anche quando è peggio (es.: gli sprechi di energia in un edificio mal costruito), i
    sostenitori della decrescita felice non pensano, né scrivono, che meno è sempre meglio, ma sanno distinguere quando lo è (es.: la riduzione dei consumi di energia in un edificio ben costruito). I
    talebani della crescita si limitano a usare grossolani criteri di valutazione quantitativi, i sostenitori della decrescita felice utilizzano parametri qualitativi.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Se fossi laureato in economia e non in lettere terrei in una certa considerazione l’insegnamento di un economista tra i più importanti del Novecento, John
    Kenneth Galbraith, che nel 1968 ha suggerito a Robert Kennedy di rivelare l’inganno dell’equazione tra crescita del Pil e crescita del benessere, perché il Pil cresce anche quando cresce la
    produzione di merci che peggiorano la nostra vita, come le armi, il tabacco, la riparazione delle automobili incidentate, mentre non può misurare il benessere generato da attività che non
    generano una compravendita, come le relazioni umane, l’autoproduzione di beni, l’economia del dono e della reciprocità.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Se fossi laureato in economia e non in lettere mi domanderei: se basta il banale buon senso per decidere di produrre cose utili invece di cose inutili o
    dannose, di utilizzare processi non inquinanti anziché processi inquinanti, di ridurre gli sprechi invece di incentivare un consumo dissipativo delle risorse, come mai i laureati in economia che
    governano l’economia e la finanza non indirizzano su questa strada gli investimenti per superare la crisi? I laureati in economia sono privi del banale buon senso?</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Se fossi laureato in economia e non in lettere mi domanderei se la scelta di aumentare la produttività per far crescere il Pil e rendere le aziende più
    competitive sul mercato mondiale non comporti una riduzione dell’incidenza del lavoro umano per unità di prodotto e quindi una riduzione dell’occupazione e della domanda a fronte di un aumento
    dell’offerta; se cioè non aggravi la crisi invece di attenuarla (per non parlare della sofferenza umana di chi non ha occupazione, ma gli esseri umani per chi è laureato in economia sono semplici
    fattori della produzione, quello che conta è la crescita).</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Se fossi laureato in economia e non in lettere, non avrei comunque nessuna ritrosia a leggere ciò che scrivono quelli che la pensano diversamente da me,
    perché il vero fondamento di una deriva totalitaria è proprio l’intolleranza, soprattutto quando assume l’aspetto di un tabù inviolabile da difendere con tutti i mezzi.</strong></span>
  </p>
  <p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Fonte: <a title="Movimento per la Decrescita Felice" href="http://www.ariannaeditrice.it/scheda_fonte.php?id=147">Movimento per la Decrescita Felice [scheda
    fonte]</a></strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:16:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">4253afab01397bc0202145b042fbef71</guid>
                <category>Lodigiano: Economia e Finanza</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-se-fossi-laureato-in-economia-e-non-in-lettere-di-maurizio-pallante-99875928-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[Lodi. Edilizia Residenziale Pubblica: firmato in Regione il "Patto per la casa"]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-lodi-edilizia-residenziale-pubblica-firmato-in-regione-il-patto-per-la-casa-99875529.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://ts2.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1592736682677&amp;id=1b32456ee5102591bcf88102d64f8e2a" class="GcheTexte" alt=
    "http://ts2.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1592736682677&amp;id=1b32456ee5102591bcf88102d64f8e2a" height="174" width="180">Nell'immediato, portare a termine il cantiere comunale per i 17
    alloggi di via Marchi e quello Aler di via Amendola (45 alloggi, di cui 24 a canone sociale, 16 a canone moderato e 5 in patto di futura vendita); nel medio termine, realizzare il nuovo progetto
    Aler di via Da Vinci (44 alloggi: 12 a canone sociale, 16 a canone moderato, 6 di edilizia convenzionata e 10 in patto di futura vendita); per il futuro, programmare la riqualificazione della
    "Muraglia" e la promozione di nuove forme di housing per dotare la città di un contingente aggiuntivo di alloggi a canone sociale che potrebbe arrivare a circa 100 nuove abitazioni, oltre
    all'apporto degli interventi previsti nel Piano di Governo del territorio, che impone una quota di edilizia sociale per ogni iniziativa privata (il primo esempio è il progetto in località Cavrigo
    recentemente adottato, che porterà in dote 9 alloggi che verranno ceduti al Comune più altri 9 di edilizia convenzionata).</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>E' questo lo stato dell'edilizia residenziale pubblica presentato dalla città di Lodi in occasione della firma del "Patto per la casa", l'accordo quadro
    proposto dalla Regione Lombardia e firmato ieri a Milano da enti locali, Aler e sindacati.</strong></span><br>
    &nbsp;<br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>"Un documento che stabilisce alcune linee guida - spiega l'assessore comunale al patrimonio, Enrico Brunetti, presente nell'occasione - tra sostegni
    economici per gli affitti, nuove agevolazioni per i mutui prima casa e potenziamento del fondo immobiliare regionale, indicando l'obiettivo di 6.000 nuovi alloggi in Lombardia nei prossimi anni.
    In questo contesto, Lodi si inserisce con una programmazione piuttosto definita, che punta ad individuare soluzioni che consentano di soddisfare una quota considerevole del fabbisogno di
    abitazioni a costi inferiori a quelli medi di mercato, sia per quanto riguarda la locazione a canoni sociali o moderati che per l'acquisto, in regime convenzionato od in patto di futura vendita.
    Negli ultimi cinque anni in città sono stati realizzati 40 alloggi di edilizia residenziale pubblica (34 presso l'area ex Atm e 6 in zona Marescalca), oltre a circa 180 abitazioni di edilizia
    convenzionata. Attualmente sono in costruzione altri 62 alloggi tra via Marchi e via Amendola ed ulteriori 44 sorgeranno in via Da Vinci: ciò significa che nell'arco di circa 3 anni la domanda di
    edilizia sociale (che nell'ultimo quinquennio si è stabilizzata su una quota media attorno a 450 iscrizioni alle graduatorie, con circa 30-40 assegnazioni all'anno per rotazione sui 796 alloggi
    esistenti) potrebbe essere coperta per oltre un quarto. L'obiettivo tuttavia è quello di ridurla ulteriormente, possibilmente dimezzandola, con la realizzazione di un centinaio di altre
    abitazioni, secondo varie formule di housing, che stiamo già iniziando a studiare con la Regione, dando attuazione alle linee del 'Patto per la casa'".</strong></span><br>
    &nbsp;<br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Intanto, l'amministrazione comunale è impegnata a sbloccare la situazione del cantiere di via Marchi, dopo un fermo lavori che si protrae dal marzo 2011 a
    causa delle difficoltà dell'impresa che si era aggiudicata l'appalto da circa 1 milione di euro, sfociate in seguito in una procedura di fallimento.</strong></span><br>
    &nbsp;<br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>"Inizialmente è stata verificata la possibilità di una cessione del cantiere ad altra impresa sotto forma di ramo d'azienda - informa l'assessore Brunetti -
    ma quando la vicenda è approdata ad una gestione giudiziale non è più stato possibile percorrere questa strada, per cui l'amministrazione ha recentemente deciso di rescindere il contratto per
    inadempienza e di riscuotere il deposito cauzionale di 329.000 euro, avviando nel frattempo contatti con l'impresa che si era classificata seconda nella gara d'appalto per verificarne la
    disponibilità a rilevare il cantiere alle stesse condizioni economiche dell'aggiudicazione originale. A questo proposito, siamo moderatamente ottimisti e contiamo tra marzo ed aprile di veder
    riavviare i lavori, che erano giunti ad uno stato di avanzamento di circa il 70 per cento, anche se sarà probabilmente necessario effettuare qualche ripristino per ovviare agli inconvenienti di
    un fermo durato circa un anno". ( Fonte: Sito Comune di Lodi)</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:11:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">be09d0bac9274ac21c6c2c457c95aad0</guid>
                <category>Lodi</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-lodi-edilizia-residenziale-pubblica-firmato-in-regione-il-patto-per-la-casa-99875529-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
      <item>
        <title><![CDATA[Lodi. Scuola dell'Infanzia Giardino: al via la gara per l'assegnazione dei lavori]]></title>
        <link>http://www.cronachelodigiane.net/article-lodi-scuola-dell-infanzia-giardino-al-via-la-gara-per-l-assegnazione-dei-lavori-99875248.html</link>        <description><![CDATA[<p>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong><img src="http://www.lodiquartocircolo.it/images/pg044_1_03.jpg" class="GcheTexte" alt="http://www.lodiquartocircolo.it/images/pg044_1_03.jpg" height="225"
    width="300">Scadranno il 12 marzo i termini per la presentazione delle offerte per l'aggiudicazione dei lavori di realizzazione della nuova sede della scuola dell'infanzia Giardino, offerte che
    saranno esaminate il 19 marzo. L'appalto sarà aggiudicato secondo il criterio dell'offerta più conveniente, sia in termini di ribasso sull'importo delle opere a base d'asta (1.179.000 euro,
    rispetto ad un quadro economico complessivo dell'intervento paria&nbsp; 1.500.000 euro) che di migliorie al progetto (tra cui quelle relative alle prestazioni energetiche dell'edificio e quelle
    per il contenimento dell'impatto ambientale).</strong></span><br>
    &nbsp;<br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>"L'intervento - spiega l'assessore comunale a patrimonio e opere pubbliche, Enrico Brunetti - consiste nel restauro, ristrutturazione ed ampliamento di una
    parte consistente di un edificio di proprietà comunale in via Paolo Gorini, da destinare a nuova sede della scuola dell'infanzia Giardino, tramite la realizzazione di un nuovo volume esterno
    all'edificio esistente. Si tratta di una delle priorità di mandato per l'amministrazione comunale, stante la necessità oggettiva di ricollocare questa scuola rispetto all'attuale sede, che si
    trova presso un edificio prefabbricato realizzato negli anni '60, non più rispondente ad adeguati standard di confort e sicurezza, posto in via Carducci angolo via Delle Orfane. La proposta
    progettuale è frutto di un lavoro sviluppato in sinergia tra l'amministrazione, le strutture tecniche comunali, la Direzione Didattica competente, gli insegnanti, gli operatori scolastici e le
    famiglie".</strong></span><br>
    &nbsp;<br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>Il progetto (elaborato dall'ufficio tecnico comunale, con la consulenza dello studio aDML del celebre architetto Michele de Lucchi) tiene puntualmente conto
    del rispetto di tutti gli standard di legge previsti per la realizzazione di scuole materne, sia in riferimento agli spazi delle attività ordinate, che a quelli per le attività libere, le
    attività pratiche, la mensa e i locali di assistenza.</strong></span><br>
    <span style="font-size: 10pt;"><strong>La nuova sede della scuola Giardino troverà collocazione in spazi ricavati in parte dalla ristrutturazione di una porzione dell'immobile di proprietà
    comunale di via Gorini (tramite il recupero di una parte significativa delle superfici al piano terreno, dove verranno allestiti due aule didattiche, la mensa, la cucina, uno spazio per le
    insegnanti ed i servizi igienici) ed in parte dalla realizzazione di un volume esterno aggiuntivo, collegato alla porzione di edificio adibita alle attività didattiche, che consentirà di disporre
    di spazi adeguati per le attività libere e di socializzazione. Il complesso sarà inoltre dotato di un giardino della superficie totale di circa 955 metri quadrati. Nel tessuto urbanistico del
    centro storico della città verrà così inserita una nuova e moderna scuola dell'infanzia, con un ampio giardino ed accessi in totale sicurezza, rispetto all'attuale configurazione che vede la
    scuola affacciarsi su due prospetti stradali (via Carducci e via Delle Orfane). La nuova scuola sorgerà su un insediamento di superficie complessiva pari a 1.559 metri quadrati, contro gli
    attuali 1.023 (per un aumento superiore al 50%) ed avrà una superficie coperta destinata ai servizi e alla didattica di 604 metri quadrati, contro i 321 odierni (più 88%), nonché una superficie a
    giardino di 955 metri quadrati, contro gli attuali 702 (con un aumento dunque del 36%). ( Fonte: Sito Comune di Lodi)</strong></span>
  </p>]]></description>
        <pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:08:00 +0100</pubDate>        <guid isPermaLink="false">719db530ac1f00ea817e037e4ca03c9c</guid>
                <category>Lodi</category>        <comments>http://www.cronachelodigiane.net/article-lodi-scuola-dell-infanzia-giardino-al-via-la-gara-per-l-assegnazione-dei-lavori-99875248-comments.html#anchorComment</comments>                    </item>
  
 </channel>

</rss>
