" «Vieni via con me», lontano dal non-sapere " di Francesco De Palo

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/attualita/roberto-saviano_200_200.jpgLe librerie e le biblioteche fanno paura al potere, perché lì il cittadino apprende, si forma, inizia a domandarsi e a domandare. Reagisce alla deriva del libro unico, in quanto è rapito dalla pluralità e dalla diversità. Per questo l’impegno civile si deve dirigere proprio all’interno di quei luoghi di cultura, dove le menti e le idee possono respirare in libertà.

 

Ed incontrare altre idee, per confrontarsi, per scontrarsi. Roberto Saviano ha scelto di parlare agli italiani: ma non dagli schermi televisivi grazie ai quali può raggiungere milioni di persone come fatto con il programma “Vieni via con me”; non solo dalle pagine di volumi appassionanti ed affascinanti, “Gomorra” su tutti.

 

Bensì dai corridoi e dagli scaffali dei punti Feltrinelli del Paese, in un viaggio itinerante sulle pagine di “Vieni via con me”, libro nato dalla splendida esperienza su Rai3 assieme a Francesco Piccolo e a Fabio Fazio.Il volume, presentato due giorni fa a Bari e ieri a Roma, non è solo una summa di ricordi, o la descrizione di una cavalcata pur unica nel suo genere, ma affresca uomini e pensieri. Veri, tangibli, con le singole paure, con i propri tentennamenti, con la voglia di sfatare tabù e di raccontare storie belle, come quella dei coniugi Welby. Mani e occhi che si uniscono in un turbinìo di sogni, di voglie, di emozioni. Scosse da delusioni, da brutti sogni, da qualcuno che non gradisce quell’armonia, in quanto veicola informazioni e fatti alla gente. Gente che poi si interroga, si confronta e magari fa viaggiare quei fatti e quelle informazioni ad altre persone. Ecco che proprio in quell’istante il potere perverso, quello oscuro e mistificatorio si trova in allarme. Perché il cittadino, da passivo, si tramuta in attivo, in partecipe, in cosciente di ciò che accade. Ma il cattivo potere dispone di un’arma spregevole, quella macchina del fango spesso rivolta proprio contro chi urla il proprio rispetto per le regole e la propria condanna verso chi non le osserva.

 

E’quel ventilatore che inganna, che taccia le coscienze, che vorrebbe ingabbiare la realtà delle cose. E soprattutto la forza propulsiva degli uomini. Come fatto contro Giovanni Falcone, ucciso non solo per le sua rettitudine, ma soprattutto per il suo sapere. Per il suo essere quello che Saviano definisce “il giudice migliore al mondo, che per questo è stato eliminato”. E allora ecco che le parole di questo eroe del terzo millennio, secondo cui le librerie sono luoghi “pericolosi perché lì circola l’ossigeno del sapere”, devono essere trasformate in molla socio-culturale, come fatto dai numerosissimi cittadini di differenti tendenze politiche, che hanno scelto in autonomia di guardare in televisione qualche mese fa un programma di qualità. Che ha raccontato loro la storia, o le storie, del nostro Paese. E con un cantastorie moderno che se lo sta faticosamente caricando sulle spalle. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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