Verso un futuro sostenibile. Ecco cosa possono fare i cittadini

"In tutte le città oltre la metà dei residenti afferma che, a prescindere dalle politiche di stati e governi, ogni cittadino deve fare la sua parte e deve fare molto di più per difendere e contribuire a migliorare l’ambiente" (Cittalia 2010)

 

Non ci sono scuse, la situazione non è bella, una fetta consistente dell’inquinamento da anidride carbonica è causato dalla nostra disattenzione e dalle nostre cattive abitudini, quindi tocca prima di tutto a noi attivarci per risolvere queste criticità. Purtroppo, come abbiamo visto nello scorso articolo, la consapevolezza del problema non è molto radicata e soprattutto non è radicata la convinzione che una parte di responsabilità nell’individuare e attuare le soluzioni tocchi in prima persona a ciascuno di noi.

 

Le conclusioni del Rapporto Cittalia sono tutto sommato positive e parlando dell’ambiente come valore comune si rileva che "in tutte le città oltre la metà dei residenti afferma che, a prescindere dalle politiche di stati e governi, ogni cittadino deve fare la sua parte e deve fare molto di più per difendere e contribuire a migliorare l’ambiente". Ma già tirando le somme dei comportamenti mirati a concretizzare questa presunta sensibilità, viene rilevato che la percentuale di virtuosi cala sensibilmente.

A mio avviso sono due le strade da percorrere, che servono a chiudere le falle già evidenziate in precedenza, costituite dall’ignoranza e dall’inadempienza. Nel primo caso, molto semplicemente la gente non sa che determinati comportamenti provocano spreco di risorse e inquinamento.

Molti per esempio effettuano il prelavaggio a mano dei piatti prima di metterli in lavastoviglie, che è spesso inutile. Altri utilizzano il biodiesel nelle proprie autovetture, ignorando le gravi criticità e i grandi scompensi non solo ambientali ma anche sociali che la catena produttiva di questo tipo di carburane provoca. Altri ancora si fidano di etichette e di distributori alimentari che vendono per naturali e biologici prodotti che in realtà non lo sono. Gli esempi di questo tipo non si contano e sono quasi tutti determinati dalla mancanza di informazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

La grande macchina del consumismo si regge sulle abitudini cattive e sprecone di noi consumatori

Il problema grave è che questa ignoranza è spesso indotta quasi scientificamente da chi trae guadagno da atteggiamenti eco-incompatibili: aziende, produttori, distributori, multinazionali, petrolieri e tutti coloro che alimentano la grande macchina del consumismo, che si regge sulle abitudini cattive e sprecone di noi consumatori. A chi spetta porre un freno a questa situazione? Certamente quel 49% di persone che attribuisce questa responsabilità alle istituzioni, come emerso nello scorso articolo, ha una parte di ragione: certi sistemi e meccanismi sono troppo grandi e vanno arginati con imposizioni e misure contenitive che solo un ente pubblico si può permettere di attuare.

 

Ma il potere più grande lo deteniamo noi ed è il potere di scegliere: cosa comprare, cosa mangiare, che stile di vita adottare, quanto gas e quanta elettricità consumare, come muoverci e così via. Questo potere però, per essere esercitato correttamente, deve necessariamente essere accompagnato da un’informazione consapevole. Ecco quindi il suggerimento più importante che mi sento di dare: informatevi, studiate, imparate come risparmiare energia, scoprite da dove provengono realmente e come vengono prodotti gli alimenti che consumate, trovate dei mezzi di spostamento alternativi all’auto privata ma ugualmente o addirittura più efficaci, imparate i piccoli trucchi di economia domestica che vi permettono di risparmiare risorse e denaro. E ovviamente, una volta apprese queste preziose informazioni, mettetele in pratica.

 

Veniamo al secondo caso, l’inadempienza. Anzitutto non si tratta di una situazione alternativa alla prima: passi per alcune informazioni particolarmente difficili da ottenere e protette o mistificate dai media, ma lo sappiamo tutti che lasciare le luci accese è uno spreco di elettricità, che sciupare l’acqua è un delitto in un momento come questo o che usare la macchina inquina più che andare in bicicletta. Eppure spesso non ci poniamo il problema delle conseguenze future di queste azioni e le compiamo a cuor leggero perché per noi, in quel momento, sono la cosa più comoda da fare.

Spesso si ritiene che gli effetti negativi si manifesteranno fra decine di anni ma la realtà è che in molti casi tali effetti hanno già cominciato a manifestarsi

 

Al di là dell’irresponsabilità di questo atteggiamento, c’è anche un errore di valutazione molto grave: spesso si ritiene che gli effetti negativi si manifesteranno fra decine, se non centinaia di anni, ma la realtà è che in molti casi tali effetti hanno già cominciato a manifestarsi. Pensiamo al picco del petrolio, che statisticamente è in corso o addirittura è già stato raggiunto (fra l’altro il futuro è legato all’estrazione offshore che però, dopo il disastro del Golfo del Messico, ha subito notevoli ritardi) e ciononostante noi continuiamo a fare ampio uso di carburanti e materiali derivanti dal greggio e dai combustibili fossili in generale, investendo poco sulle energie pulite e rinnovabili.

 

Oppure guardiamo all’aumento statisticamente documentato dell’incidenza di malattie anche gravi in corrispondenza di zone con livelli di inquinamento molto elevati o prossime a inceneritori e grandi aziende chimiche. Sono questi segnali della necessità impellente di porre un freno a questo stile di vita e di consumo inquinante ed energivoro. In questo caso il suggerimento è quindi quello di armarsi di una buona dose di senso di responsabilità (ma in certi casi potremmo parlare quasi di istinto di sopravvivenza) e modificare i nostri comportamenti, orientandoli verso uno stile più sobrio, più sensibile al risparmio energetico, più attento alle emissioni inquinanti. Tutto ciò non solo a livello macroscopico, ma anche e anzi soprattutto nelle piccole cose, nell’utilizzo degli elettrodomestici, nei brevi spostamenti che quotidianamente dobbiamo compiere, nella scelta degli alimenti e dei prodotti che consumiamo, nella produzione e gestione dei rifiuti e così via.

 

La speranza è che l’interessante Rapporto proposto dall’ANCI riesca nell’intento di sensibilizzare i cittadini da un lato e le istituzioni (sia pubbliche che private) dall’altro e fare sì che comincino a diffondersi la consapevolezza che esiste un problema reale e attuale e la cultura necessaria per creare le soluzioni e le contromisure capaci di risolvere tale problema. Nel prossimo e ultimo articolo, vedremo qual è il ruolo delle istituzioni in questa importante battaglia. ( Fonte: www.ariannaeditrice.it/ www.ilcambiamento.it)

Autore: Francesco bevilacqua

 

 

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