Vendite multicanale: spunta internet

Sono in molti a dire che internet è sempre più presente nei canali di acquisto degli italiani; quasi quasi stanno rischiando di convincerci; ne avevamo anche già scritto recentemente (leggi l'articolo qui).

E questa volta la conferma viene da uno studio condotto da Nielsen, Connexia e School of Management del Politecnico di Milano, riuniti sotto la "sigla" di Osservatorio Multicanalità che ha conteggiato in 23 milioni, il 44% della popolazione, i consumatori che procedono all’acquisto e/o alla relazione interagendo con i diversi punti di contatto che i fornitori di beni e servizi possono mettere a disposizione, tra i quali si inserisce a pieno titolo il web.

La crescita, del +12% su base annua, è stata resa possibile, secondo gli analisti, dall'aumento di accessibilità alla rete e da un maggior grado di confidenza con le nuove tecnologie.

Alla base, poi, delle nuove modalità relazionali anche una motivazione socio-economica riscontrabile nell’intensificarsi delle tensioni, purtroppo abbastanza generalizzate, sui redditi degli italiani che hanno portato i consumatori verso una maggiore razionalità delle proprie scelte, ritrovata in una più approfondita ricerca di informazioni che passa anche attraverso l’osservazione, appunto, dei diversi media a disposizione.

Da ciò è prevedibile, in prospettiva, un aumento della presenza di internet tra i budget delle imprese destinati all’advertising. Anzi, secondo l’Osservatorio, nel 2010 internet registrerà il più alto tasso di crescita (+12,6%) nel settore pubblicitario, superando, probabilmente la quota di 1 miliardo di euro di investimenti.

Ma l’attenzione che inevitabilmente i produttori dovranno riservare al ‘www’ dovrebbe essere non solo in termini di quota di budget da assegnare, indistintamente, al canale bensì, più analiticamente, andranno esaminare le svariate forme di comunicazione che lo strumento offre, in alcuni casi anche molto diverse tra loro e con risultati che possono passare dal fallimento al successo dell’iniziativa in relazione alla coerenza tra i diversi parametri in gioco (oggetto, soggetto, strumento, messaggio) e alle potenzialità di investimento attribuite.

Spesso il pubblicitario usa lo stesso approccio allo spazio web (l'abbiamo visto nel nostro settore) ormai consolidato per l'economia "reale" o tradizionale (nel nostro caso la "carta") senza pensare alla iperbolica "polverizzazione" dei lettori sulla rete e come/perchè avviene il contatto...

Non si tratta solo di vedere "quanti" visitatori entrano in un dominio, ma anche "quali" e "perchè". Ma anche la "formula" della pubblicità, sempre che possa "funzionare" (quindi esistere), per brand che non svolgano banali campagne di "richiamo/conferma" del marchio, deve essere opportunamente costruita e deve godere delle "armi" dello strumento, spesso a doppio taglio... ( Fonte: www.milanoweb.com)

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