" USA: quando il terrorismo è bianco" di Mario Braconi

http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-3/india-sikh-temple-sho_lim.jpgL’eccellente pezzo di Rania Khalek su Salon costituisce un contributo importante sul tema del terrorismo negli Stati Uniti. Innanzitutto, il fenomeno viene largamente sopravvalutato: secondo una ricerca effettuata dall'Università di Syracuse, dal 2001 al 2011 ci sono stati circa 320 episodi terroristici negli Stati Uniti, che hanno provocato in tutto 32 morti (15 di matrice “bianca” e 17 legati all'estremismo islamico).

In secondo luogo, gli organi governativi deputati alla repressione continuano a concentrare i loro sforzi sul terrorismo di matrice jahdista, ignorando l'ovvio: ovvero la terrificante esplosione del terrorismo “bianco”, il cui brodo di coltura sono le centinaia di gruppi e gruppuscoli che si rifanno ad ideologie neonaziste e legate alla superiorità dei bianchi.

Infine, a dispetto di quanto sembrano ritenere le intelligence statunitensi, la comunità islamica americana tende ad essere più vittima che incubatore di terrorismo (senza dimenticare che, oltre ai musulmani, dal 2001 sono a rischio tutte le persone che vanno in giro vestite in un modo che ad un citrullo neonazista può apparire musulmano, ad esempio gli induisti Sikh, che, con il loro perenne turbante, terrorizzano qualche debole di mente ariano dal grilletto facile).

Khalek si avvale della testimonianza di Daryl Johnson, ex analista del Department of Homeland Security (DHS), che nel 2009 fece scoppiare un caso con un suo report dal titolo “Estremismo di destra: come l’attuale clima economico e politico alimenta una recrudescenza nella radicalizzazione e nel reclutamento”. Nel suo rapporto di tre anni fa, Johnson spiegava come, in certi ambienti, l’elezione di un presidente non bianco sia stata letta come una circostanza favorevole ad un ammorbidimento delle politiche sull’immigrazione. Ciò avrebbe potuto provocare attacchi “isolati e di modesta entità, diretti principalmente contro obiettivi legati all’immigrazione”.

Un serbatoio di braccia utili alla “causa”, continuava Johnson, era costituito da veterani delle varie guerre americane, particolarmente ricercati tanto per la loro condizione psicologica che per l'esperienza nel combattimento. Un ottimo catalizzatore, concludeva Johnson, era la crisi economica: soggetti con modesta istruzione, estromessi dal circuito socio-economico dal pignoramento della casa che avevano tentato di acquistare con mutui impossibili e dalla preclusione del credito personale, sarebbero stati i candidati ideali.

A dispetto di questa situazione allarmante e documentata, il DHS continuava a dedicare al terrorismo non-islamico un quantitativo di risorse ridicolo. Secondo Johnson al DHS vi era una sola persona dedicata a coprire il rischio terrorismo non-islamico, contro i circa 25 che seguivano quello di matrice jahdista. In effetti, per un certo periodo, il team di Johnson aveva contato una decina di persone, che comunque facevano fatica a gestire tutte le attività dell'ufficio.

Quando il rapporto, ad uso interno, divenne di dominio pubblico, i blogger destrorsi gridarono al “complotto della sinistra”, finalizzato a dipingere Tea Party e simili come potenziali terroristi. Tanto fecero che alla fine il dipartimento di Johnson venne azzerato, nonostante al comando della DHL fosse nel frattempo subentrata la democratica Janet Napolitano: attualmente, un solo analista è assegnato alle analisi sul terrorismo americano di estrema destra. ( Fonte: www.altrenotizie.org)

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