" UPenn1 / Benvenuti nel Nuovo mondo" di Daniela Ovadia

http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/08/04/files/2011/08/Schermata-2011-08-03-a-20.50.28-204x300.pngNiente vacanze quest’anno, ma non posso lamentarmi. Sono negli Stati Uniti, all’Università della Pennsylvania, a Philadelphia, per seguire un corso unico al mondo, almeno per come è strutturato e per i partecipanti che raggruppa.

Si tratta di un “boot camp”, un corso concentrato (e piuttosto faticoso, devo dire), organizzato dal Center for Neuroscience and Society, un centro di ricerca diretto da una neuroscienziata, Martha Farah, che da alcuni anni è molto attiva nell’ambito della neuroetica e dell’analisi delle ricadute sociali delle neuroscienze.

I miei compagni di studio sono quanto di più vario si possa immaginare: psicologi, neuroscienziati ma anche moltissimi giudici, avvocati, docenti universitari di legge, marketing, filosofia, storia, teologia… Ci sono un paio di giornalisti scientifici, un filmaker, due autori di libri divulgativi di successo sulle neuroscienze. Da una tale varietà di persone ci si potrebbe aspettare un livello di preparazione medio piuttosto basso sull’argomento del corso, ma è esattamente l’opposto. Sono tutte persone che hanno a che fare con le neuroscienze per lavoro o che le seguono da molti anni per interesse personale . Il livello medio di preparazione è molto alto e quel che più colpisce chi come me viene dall’Europa, dove le competenze professionali sono a “compartimenti stagni”, è l’interdisciplinarietà e la facilità con cui queste persone sono capaci di cambiare lavoro, adattare le proprie conoscenze, sommare corsi e master per acquisire nuove competenze che vengono poi riconosciute dal mercato del lavoro.

 

Abbiamo appena passato tre giorni molto intensi a discutere insieme a Geoffrey Aguirre di neuroimaging, dei suoi limiti tecnici e statistici, di come la scelta del modello sperimentale influenzi i risultati. Abbiamo parlato di “neuroriduzionismo”, ovvero della tendenza a ricondurre comportamenti umani complessi all’attivazione di questa o quella area del cervello, anche quando questa operazione è un non senso in termini scientifici. Abbiamo analizzato alcune pubblicazioni scientifiche molto prestigiose per identificarne i punti controversi e sviluppare una sana capacità critica anche verso i migliori.

 

Potrei raccontarvi quante cose sto imparando, ma più che le informazioni tecniche (che ci sono, dato che i nostri docenti sono tra i migliori sulla piazza in ogni determinato argomento) è l’approccio che mi colpisce.

Non posso non pensare a come è diverso questo modo di insegnare da quello a cui siamo abituati nelle università italiane. Sono colpita dal fatto che ricercatori con un impact factor stratosferico ci tengano a presentarsi innanzitutto con l’elenco dei riconoscimenti che hanno ottenuto come docenti. E bravi lo sono davvero: ti coinvolgono nella discussione, ti obbligano a metterti in gioco. Non esistono domande stupide, ma le risposte non sono scontate: devi collaborare alla ricerca della risposta. È un modo di insegnare che non permette distrazioni e che coinvolge anche quando ci si addentra nei meandri di qualche oscuro fenomeno elettrico a livello di singoli neuroni: uno di quegli argomenti di neurofisiologia che all’università mi facevano impazzire e che ho odiato con tutta me stessa!

 

Non riesco a capire da cosa dipenda questa differenza così notevole: non è solo una questione di soldi (questo corso è piuttosto caro ed è ovvio che i partecipanti si aspettano un ritorno adeguato all’investimento). Credo che vi sia, tra i miei docenti, un reale interesse per l’oggetto dei loro studi, la curiosità di trasmetterne i segreti a un gruppo di studenti decisamente atipico e anche la consapevolezza che la loro carriera nell’università (e la fama di cui godono) dipende dal modo con cui insegnano.

 

Niente vacanze quest’anno ma non sono affatto pentita: credo che tornerò a casa con molte idee nuove da sviluppare.

 

PS: il signore nella foto è Benjamin Franklin. La UPenn è la più vecchia università degli Stati Uniti ed è stato proprio lui a fondarla. ( Fonte: http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/08/04/upenn1-benvenuti-nel-nuovo-mondo/)

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