Uno svizzero protestante a capo della Pontificia Accademia delle Scienze

http://www.swissinfo.ch/media/cms/images/null/2011/04/soc01325-30056846.jpgLo svizzero Werner Arber, biologo molecolare e premio Nobel, è il nuovo presidente della Pontificia Accademia delle scienze e il primo protestante in assoluto ad assumere questa alta carica.

La Pontificia Accademia delle scienze è un consiglio composto da 80 membri di alto rango che sostiene il Papa nelle questioni di natura scientifica. Ne fanno parte donne e uomini che non appartengono per forza alla religione cattolica.

Circa un terzo dei membri sono dei premi Nobel. Lo svizzero Werner Arber, che ha ottenuto il Nobel per la medicina nel 1978, è professore emerito di biologia molecolare presso l'Università di Basilea e membro da 30 anni dell'organo pontificio. Da tre mesi, ne è stato nominato presidente.

 

swissinfo.ch: Qual è la funzione del presidente della Pontificia Accademia delle scienze?

Werner Arber: Seguiamo lo sviluppo delle scienze naturali e riflettiamo sul suo significato per la società. Periodicamente informiamo il Vaticano sulle nostre conclusioni.

 

swissinfo.ch: Lei è il primo protestante ad essere nominato presidente della Pontificia Accademia delle scienze. Le viene riservato un altro trattamento rispetto ai cattolici?

W.A.: Non posso rispondere a questa domanda perché non dispongo di termini di paragone. Presumo che io sia diventato presidente perché sono uno scienziato con interessi molto ampi.

 

swissinfo.ch: È il Papa a decidere i temi trattati dall'Accademia?

W.A.: Ogni tanto il Vaticano si esprime a tale riguardo, ma è abbastanza raro. Un paio di anni fa abbiamo organizzato un convengo sulla «Determinazione del momento della morte» in cui ci siamo interrogati se il momento della morte corrisponde al decesso per arresto cardiaco o alla morte cerebrale. È stato il Papa a richiedere di occuparci di questo tema.

 

swissinfo.ch: Quali sono state le conclusioni dell'Accademia?

W.A.: Abbiamo consultato diversi esperti del settore medico e siamo giunti alla conclusione che la morte cerebrale è più importante della morte per cessazione dell'attività cardiaca. Tuttavia, dopo una morte per arresto cardiaco è possibile rianimare il corpo. Ma onestamente abbiamo dovuto constatare che non è mai possibile determinare il momento esatto. Ci sono persone che rimangono in coma per anni.

Dal punto di vista medico ci si interroga su quando è eticamente corretto estrarre un organo. Il Vaticano si è inoltre interessato alla questione di quando l'anima lascia il corpo a cui non siamo stati in grado di dare una risposta scientifica.

 

swissinfo.ch: La Pontificia Accademia delle scienze può dunque operare in modo abbastanza indipendente dal Vaticano?

W.A.: Sì, è opinione condivisa che l'Accademia abbia una lunga storia alle spalle. Si narra che esista da oltre 400 anni, sin dai tempi di Galileo Galilei. In quel periodo la Chiesa ha commesso diversi peccati nei confronti delle scienze naturali. Il Vaticano ne è consapevole e per questo nel 1992 Galileo è stato riabilitato.

 

swissinfo.ch: Fino a che punto l'Accademia influenza il Papa?

W.A.: Direi che di tanto in tanto il Papa prende in considerazione le nostre conclusioni, le integra nel suo sapere e articola le sue scelte di conseguenza.

 

swissinfo.ch: Qual è l'interesse del Papa per le scienze naturali?

W.A.: Si tratta di domande del tipo: cos'è la realtà? Su questo si interrogano anche tante altre persone, siano esse religiose o meno. Cos'è la verità? Da dove veniamo? Qual è il nostro futuro? Oppure anche domande sull'evoluzione. Qual è la differenza tra la vita e la non-vita?

 

swissinfo.ch: Secondo il Papa l'evoluzione è opera di uno spirito creatore, una forza che ha pianificato l'evoluzione, ovvero Dio. Lei cosa ne pensa?

W.A.: Finora le scienze naturali non sono state in grado di rispondere alla domanda se Dio esista. Non so cosa si potrà dire tra 100 anni a tale riguardo. Ma a prescindere da cosa sia veramente Dio, io in quanto scienziato non vedo una volontà originaria nel creare l'uomo.

È chiaro che noi possiamo affermare molte cose sulle realtà, ma nemmeno io, in quanto ricercatore dell'evoluzione, posso dire con certezza come si è creato il primo essere vivente.

 

swissinfo.ch: E le scienze naturali come lo spiegano?

W.A.: Le scienze naturali la chiamano auto organizzazione. Siamo in grado di spiegare nel dettaglio come funziona l'evoluzione oggi. Possiamo esprimerci sull'evoluzione cosmica e l'evoluzione della vita. Si sa quando il nostro sole avrà utilizzato tutta l'energia e non ci sarà più. Ciò fa parte dell'evoluzione naturale. Fino a quel punto, la vita sul nostro pianeta continuerà.

 

swissinfo.ch: Potrebbe spiegarsi meglio?

W.A.: Occorre definire cos'è la vita. L'Amministrazione Nazionale dell'Aeronautica e dello Spazio degli Stati Uniti (NASA) si basa su due criteri per definire la vita: in primo luogo deve potersi riprodurre da sola, ovvero avere discendenti. In secondo luogo, la popolazione deve essere in grado di adattarsi a nuove condizioni di vita ed attraversare l'evoluzione in modo indipendente.

Sul nostro pianeta questi due criteri sono realizzati perché tutti gli esseri viventi sono in grado di soddisfarli. Ritengo che questa sia una buona definizione di vita.

 

swissinfo.ch: Cosa pensano i papi di questa definizione ampia di vita?

W.A.: Nel 1995, durante un'udienza con l'Accademia, Giovanni Paolo II ha confermato che bisogna considerare che la vita evolva e che sia in grado di adattarsi ad altre condizioni. Non ha però detto che è un dato di fatto, ha affermato che bisognava tenerlo in considerazione. Papa Benedetto XVI finora non si è espresso contro questa idea. Ma, per quanto ne so io, non si è nemmeno occupato della questione in modo approfondito.

Dalle cerchie vicine al Papa mi è stato detto che la chiesa cattolica vede nell'evoluzione biologica e in quella cosmica una creazione permanente.

Da alcuni anni, nelle Università pontificie esiste il programma Scienza, Teologia e la Questione Ontologica (STOQ) a cui io collaboro nella commissione di pianificazione. Il programma STOQ organizza convegni a cui partecipano scienziati, teologi, filosofi, filosofi delle scienze e storici delle scienze e durante i quali ci si occupa dei legami che intercorrono tra le conoscenze scientifiche, le dottrine teologiche e la realtà.

 

swissinfo.ch: Questo programma si occupa anche della legittimità delle differenze che opera la Chiesa cattolica tra donne e uomini?

W.A.: Sia nell'Accademia, sia in questo programma ci sono donne. Non so se è già stato trattato il tema della posizione della donna nella società e nella chiesa. Il progetto STOQ, così come la Pontificia Accademia delle scienze, trattano di questioni di natura scientifica e non sociologica.

 

Autore: Eveline Kobler, www.swissinfo.ch

(Traduzione e adattamento dal tedesco, Michela Montalbetti)

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