Università, un ’piano’ diabolico

http://www.lindro.it/local/cache-gd2/9bff8f87aeaff01f122dcb212149fc3c.jpgA Roma, lontano dal caos della città universitaria, vi è un edificio in stile neo-rinascimentale con la loggia d’ingresso decorata da grandi vetrate e raffinate decorazioni, costruito per la contessa Mirafiori, Rosa Teresa Vercellana, moglie morganatica di Vittorio Emanuele II. L’edificio, storico set del film ’L’innocente’ di Luchino Visconti (1976), è Villa Mirafiori, sede della (ex) Facoltà di Filosofia della Sapienza. E’ circondato da un parco incantevole, nel quale si aggirano tra il laghetto e la collina, tra un cespuglio e l’altro, quegli strani individui con la testa perennemente tra le nuvole, i filosofi.

Negli ultimi anni però, hanno cominciato a guardare sempre più spesso verso il basso, finché un oggetto cartaceo si è frapposto inesorabilmente tra i loro occhi e il cielo: il piano di studi.

 

La filosofia è una materia che abbraccia l’intero campo della conoscenza, spaziando in tutti i settori dalla politica, alle scienze, alla teologia, alla musica: non esiste un percorso uguale per tutti, che tocchi tutti gli ambiti e che sforni filosofi già fatti. Per cui, quando uno studente si iscrive, si fa approvare un piano di studi che include un menu di insegnamenti che lo indirizzino nel percorso di studi che ha deciso di intraprendere e che può modificare in corso d’opera, qualora si introducano insegnamenti che coincidano col suo percorso e lo rendano più completo.

 

Con le nuove norme (Decreto Gelmini, più precisamente Legge n. 240/10 e D.M n. 17 del 22 settembre 2010) però, il piano di studi è congelato all’anno dell’iscrizione, cosicché si possono seguire solo insegnamenti con lo stesso professore e stesso titolo dell’insegnamento di quelli dell’anno di iscrizione. Un docente per ogni materia, quindi gli insegnamenti che vengono chiusi (60% quest’anno!) o quelli introdotti nuovi di zecca, o quelli nei quali viene sostituito il professore o cambiato il titolo della cattedra, non possono essere inseriti nel piano di studi, se non come esami facoltativi.

 

Di conseguenza, gli studenti che hanno avuto la sfortuna di iscriversi durante questi due anni conclusivi dello scorso decennio di tentate riforme, si trovano in un limbo amministrativo, come ci dice Rocco, studente al secondo anno presso la Sapienza: “Io questo semestre non posso seguire praticamente nessuna lezione che corrisponda al piano di studi, dovrò preparare quasi tutti i miei esami obbligatori fuori corso”.

Diversa, ma non migliore la condizione delle matricole, come ci racconta Martina, “Dopo due settimane non abbiamo ancora un piano di studi, non sappiamo quali lezioni potremo seguire e quali no”

 

“L’Offerta formativa è in caduta libera” continua Rocco, “ Guardate sul sito della (ex) Facoltà quanti corsi tra idoneità, laboratori ed insegnamenti potevamo seguire negli ultimi tre anni, li ho contati : nel 2009-10 erano 107, l’anno dopo quando mi sono iscritto 91 e quest’anno solo 37! Tra i quali poi, mancano molti esami obbligatori nel mio piano di studi che devo dare per forza per laurearmi. E poi si vantano di avere finanziato l’esperimento dei neutrini… l’unico tunnel che hanno costruito è quello burocratico dal quale non riusciamo ad uscire” .

 

I risultati sono che i tempi di laurea, che già erano un problema prima della riforma si prolungano ulteriormente, ultimamente passo molto più tempo a fare file per provare a capire cosa devo fare che a studiare “ si lamenta ancora Rocco. Inoltre prosegue Martina “Visto che non sappiamo che lezioni seguire, le aule sono sempre pienissime, ho assistito a lezioni con gente che seguiva dalla finestra, per le scale, in corridoio e molte volte non sono neanche riuscita ad entrare tante erano le persone sedute per terra”

 

I docenti, da parte loro, sono preoccupati per la quantità di difficoltà che gli studenti devono fronteggiare. Non sempre è possibile trovare una soluzione amministrativa, perché i corsi vengono ordinati e congelati prima dell’inizio dell’anno per via informatica e non possono essere modificati in corso d’opera. Prima della riforma, vi erano professori con contratti esterni che accettavano di lavorare per cifre irrisorie e altri che essendo andati in pensione restavano perché non c’era (e non c’è ancora) nessuno che li possa sostituire, mentre ora devono andare tassativamente in pensione a 70 anni e le materie che insegnavano spariscono.

“In un solo anno - racconta Marta Fattori, Preside della Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali della Sapienza, e già Preside della ex Facoltà di Filosofia - circa un quinto dei docenti di filosofia (18 su 100) sono andati in pensione, anche anticipata, senza che neanche uno di essi sia stato sostituito”.

 

Il caso dell’università romana non è certo isolato, ma è emblematico per capire quanto sia difficile oggi per gli atenei assumere nuovo personale docente, con il suo conseguente e inevitabile ‘invecchiamento’. “Questo decreto sta impedendo alle università di assumere e il Ministro Gelmini è responsabile dell’invecchiamento degli Atenei italiani”- annunciava la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni alla fine di settembre."In questo modo – proseguiva la Ghizzoni – il Ministro Gelmini sta bloccando, ancora una volta, l’ingresso di giovani docenti e impedendo il meritato avanzamento di carriera a ricercatori in servizio”.

 

I malumori sono strettamente legati alla mancanza di fondi dovuti alla tagliola del 90%, dalla quale non sono state liberate nemmeno le nuove assunzioni: questa percentuale rappresenta il rapporto tra il Fondo Ordinario per le Università e le spese per il personale che le università non devono superare per poter procedere a nuove assunzioni. Ma i tagli attuati dal Governo difficilmente permetteranno anche agli atenei più virtuosi di rispettare tale soglia. “Vi è una mancanza totale ed umiliante di fondi, continua la preside, ma il problema principale è politico e ancor prima culturale, Paesi come Francia ed Inghilterra hanno scelto di investire nell’educazione mentre in Italia sembra esserci nella classe politica e forse anche nella popolazione un’indifferenza alla cultura”. La situazione italiana è un paradosso degno di un grande filosofo. ( Fonte: http://www.lindro.it)

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