Una politica energetica da sola non basta, serve quella giusta

I prezzi delle materie prime hanno ripreso a salire. Questa settimana sul mercato a termine l'oro ha raggiunto quota 1.410.10 dollari l'oncia, ma si tratta solo della punta dell'iceberg. Una domanda forte proveniente dalle economie emergenti, dalla Cina al Brasile, fa gravitare i prezzi di tutti i prodotti, compresi i metalli. A tutto questo va aggiunta la debolezza ormai endemica del dollaro, moneta ancora regina nei contratti commerciali. Sempre questa settimana, a seguito dell'annuncio della Fed che le sue presse avrebbero stampato altri 600 miliardi di dollari per stimolare l'economia americana, i prezzi di tutte le materie prime sono schizzati verso l'alto. Gli americani inflazionano la propria moneta senza tener conto delle conseguenze destabilizzanti che questa strategia causa al commercio internazionale. Ma i problemi del villaggio globale non finiscono qui.

 

Il piano varato dall'Unione Europea per incentivare l'uso della bio energia - che prevede che entro il 2020 almeno il 10% del consumo di carburante provenga da questa fonte - paradossalmente contribuisce all'effetto serra. Lo denuncia un rapporto dell'Institute for European Environmental Policy (Ieep), una think thank europea indipendente. Per ottenere quel 10% bisognerà togliere alla produzione alimentare tra i 4,1 ed i 6,9 milioni di ettari. Ciò significa che nuovi terreni dovranno essere messi a coltura, con un consumo energetico pari a 56 milioni di tonnellate di C02, equivalente a mettere in strada circa 26 milioni di macchine addizionali.

 

L'Europa ha optato per una politica d'importazione di bio-energia della prima generazione e cioè proveniente dall'Africa o da nazioni come Indonesia e Brasile, piuttosto che concentrarsi su una riconversione energetica che preveda l'uso di autovetture elettriche ed un consumo energetico più efficiente.

 

Secondo Action Aid, questa politica europea spingerà ulteriormente l'agricoltura ad invadere regioni dove si trovano le foreste secolari come quella dell'Amazzonia e del Borneo. Anche gli Stati Uniti si prefiggono entro il 2020 di soddisfare il 7,5% del consumo energetico con la bio-energia. L'aumento della domanda di materie prime alimentari quali il mais, ne farà gravitare ulteriormente i prezzi con conseguenze disastrose nel sud del mondo. Action Aid stima infatti che circa 100 milioni di persone avranno fame a causa di questa impennata. Non basta dunque una politica energetica verde, ci vuole quella giusta! ( fonte: www.caffe.ch)

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