" Una lista civica nazionale per incarnare la nuova primavera" di Federico Brusadelli

http://www.altramusa.com/files/292/margherita1.jpgPer alcuni giornali stranieri, primo fra tutti il Washington Post, le elezioni amministrative e i referendum di maggio e giugno hanno segnato l'inizio della “primavera italiana”. Il paragone con quanto è avvenuto, e sta ancora avvenendo, sulla sponda Sud del Mediterraneo (dalla Libia all'Egitto, fino a toccare Siria e Yemen) è forse azzardato. Eppure qualcosa sta cambiando anche qui da noi.

E le tensioni che altrove si sono riversate nella piazza (e non solo nel mondo arabo: basta pensare alla Spagna degli indignados), in Italia hanno trovato sfogo – e di questo non possiamo che essere orgogliosi – nelle cabine elettorali.

 

Il paese freme. Una res publica sonnolenta, se non assopita, pare essersi finalmente risvegliata. C'è fame di partecipazione, c'è voglia di esprimersi, c'è l'urgenza di decidere, di riprendere in mano i destini della comunità nazionale, dopo che essersi vista levare – a causa una vergognosa legge elettorale – persino la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento. Non è solo un afflato retorico: questo “risveglio” è una realtà che sta già modificando in profondità l'assetto della nostra vita pubblica. E che ci riserverà nuove sorprese nel prossimo futuro.

 

Ma non si tratta di un risveglio vissuto nel nome dell'antipolitica, come ha subito commentato qualche osservatore superficiale o – più semplicemente – in malafede. È, piuttosto, uno slancio profondamente politico. È, come aveva lucidamente previsto Luciano Lanna qualche tempo fa, l'onda della (buona) politica che si abbatte sulla brutta antipolitica incarnata dal sistema berlusconiano (e non solo).

 

Sta di fatto che è Silvio Berlusconi a pagare il prezzo più salato di questo risveglio. Lui, che ha dato corpo a questa Seconda Repubblica incompiuta, segnando una parabola allo stesso tempo pubblica e privata con cui ha trascinato la Rivoluzione liberale sul lettone di Putin, abbandonando la Thatcher per la Santanchè e che – tra compravendite parlamentari e bunker di Palazzo – ha finito per diventare il protagonista di quel teatrino della politica che aveva promesso di smantellare.

 

Ma sarebbe riduttivo leggerla solo così. La “primavera italiana” non si accontenterà della fine del berlusconismo. Non si godrà la caduta del Caimano, se ciò dovesse significare la sopravvivenza di tutto il resto. Della vecchia politica, di un sistema imbalsamato e autoreferenziale. Di una Casta che lotta per la sopravvivenza, in nome dell'eterno riciclo.

 

Per questo, chi oggi è all'opposizione, deve trovare la forza per un atto di coraggio. I partiti politici facciano un passo indietro. Tutti. Si sacrifichino in nome della “responsabilità” (quella vera, non quella di Moffa e Scilipoti). E preparino il terreno per una nuova stagione che vedrà nuovi protagonisti, nuovi modelli, nuove “geografie”. Lo facciano, ad esempio, con una “lista civica nazionale” con cui presentarsi alle prossime elezioni per chiedere la fiducia degli italiani.

 

Niente simboli, niente burocrazie, niente lottizzazioni correntizie, niente manuale Cencelli, niente “ammucchiate”. Serve il coraggio di aprirsi per davvero alla società. Serve il coraggio di fidarsi degli italiani, che sono già anni luce davanti alla maggioranza dei politici di professione, al loro piccolo cabotaggio, alle loro meschinità elettorali. È l'unico modo che hanno i partiti per garantirsi un ruolo nell'Italia che verrà. Per evitare di essere travolti dall'onda. Per garantire che questa fase di svolta non produca – come troppo spesso è accaduto, e la storia lo insegna – qualche creatura mostruosa.

 

Altrimenti, qualora si illudessero di poter ricorrere a un po' di leggero maquillage, a un cambio di nome, a un paio di facce nuove da usare come diversivo dietro cui consumare i soliti giochi, saranno travolti. Ma, sinceramente, stavolta vorrà dire che se la sono andata a cercare. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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