Un'offesa al genere umano

http://www.gazzettadelsud.it/redim/getImage.aspx?ID=dgoldhagen.jpg&tipo=liPer Daniel J. Goldhagen le uccisioni di massa hanno elementi comuni, sono momenti apparentemente diversi, ma inseriti in una stessa strategia. Insomma, sono atti politici, nient'altro.

Davanti ad una ipotetica domanda sull'eventualità che ci possa essere un tratto comune che assimili le motivazioni che stanno dietro ad uno sterminio di massa, le risposte potrebbero essere molte e soprattutto non eguali. Questo perché si è sempre ritenuto che chi ha preso la decisione di cancellare dalla faccia della Terra questo o quel gruppo (per motivi etnici o politici) lo abbia fatto in base a convinzioni ideologiche o culturali diverse.

In fondo, il fatto stesso che queste esecrabili azioni abbiano avuto tanti nomi ed etichette (da genocidio a pulizia etnica, tante per restringere il campo), starebbe a significare che, se il fine è innegabilmente comune, la spinta che ne sta alla base può essere ben diversa.

Daniel J. Goldhagen, con "Peggio della guerra" (Mondadori, pp. 640, euro 24), analizza questo aspetto della storia umana e non sembra convinto che gli stermini abbiano una matrice dissimile, se li si interpreta alla luce delle epoche e delle latitudini in cui sono avvenuti.

Per lui, invece, le uccisioni di massa hanno elementi comuni, sono momenti apparentemente diversi (nel metodo, soprattutto), ma inseriti in una stessa strategia. Insomma, sono atti politici, nient'altro.

Andando per paradossi, lo studioso americano bolla come «assassino di massa» Harry Truman, presidente degli Stati Uniti, protagonista della vittoria nella seconda guerra mondiale, ma «anche» l’uomo che decise lo sganciamento degli ordigni nucleari che rasero al suolo Hiroshima e, poi, Nagasaki, in tempi diversi e, quindi, con la consapevolezza del potere distruttivo e degli effetti della bomba atomica.

L'analisi che lo storico americano conduce è sempre giocata sul paradosso, perché spinge il lettore a porsi interrogativi che solo apparentemente hanno risposte scontate, come quelle su quali siano, sostanzialmente, le differenze che mondano della colpa chi – Truman – ha ucciso usando la bomba atomica e invece condannano altri – Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot. I quali hanno fatto lo stesso (ma con «numeri» ben più alti), ma con motivazioni che non appaiono finalizzate alla pace, come dovevano essere quelle del presidente degli Stati Uniti che, uccidendo decine di migliaia di persone nelle due città giapponesi, impose comunque uno stop ad una guerra che, se fosse andata avanti, avrebbe sicuramente avuto un bilancio ancora più pesante.

Daniel Goldhagen si chiede, anche, cosa si possa fare per prevenire il ripetersi di simili offese al genere umano e la risposta che egli offre è, in effetti, una proposta, anch’essa paradossale: creare un organismo internazionale che si sostituisca all’Onu, ma che, a differenza delle Nazioni unite di oggi, abbia gli strumenti per fare sì che gli ammonimenti divengano azioni. Una utopia? ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Davide Marchetta

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog