" Un frigo rotto come simbolo del grande crac" di Maurizio Maggiani

http://printempsdulivre2011.bm-grenoble.fr/wp-content/uploads/2011/01/Maggiani-Maurizio.jpgSe siete preoccupati per la situazione economica internazionale e non vi fidate dei molto accreditati e molto fallaci economisti, se non ve la sentite di intraprendere un soddisfacente corso avanzato di teorie economiche, se avete mezzora di tempo, fate un passo a casa mia, e capirete tutto quello che c’è da capire. E in particolare la cosa che conta: che così non si può più andare avanti. Perché il Sistema Economico Universale è definitivamente collassato e non è più in grado di sostenere se stesso. Questione di giorni, al massimo di mesi e chi s’è visto s’è visto. Venite, venite a vedere con i vostri occhi il grande fallimento!

 

È facile, troverete una casa fredda, dei piatti sporchi sul lavabo, un frigo tenuto assieme con dell’adesivo, e nel caso vi piacesse di scaldarvi almeno le mani con un’abluzione di acqua calda, ci sono ottime probabilità che vi tocchi solo acqua fredda.

 

È stato in coincidenza con il varo della nazionalizzazione del sistema bancario americano, che uno dietro l’altro mi si sono guastati lo scaldabagno, la lavapiatti, il frigorifero. Pochi giorni dopo, più o meno in coincidenza con l’annuncio delle misure italiane per fronteggiare la crisi, sono arrivati i primi freddi e la calderina del riscaldamento condominiale si è rifiutata di erogare calore, cosa che si ostina a negare anche questa sera.

 

La calderina è un gioiello vecchio di due anni dotato di tecnologie stile Star Treck, lo scaldabagno è un prestigioso Vaillant, la lavastoviglie una prestigiosa Whirlpool, il frigorifero una calcina di Candy, ma che è una calcina me lo ha detto il tecnico che non è riuscito a ripararlo, per chi me lo ha venduto era anche quello un elettrodomestico “prestigioso”. A parte il frigo che, semplicemente, sta cadendo a pezzi, ed è di chiara provenienza cinese, gli altri “prestigiosi” apparati, di conclamata fabbricazione europea, hanno problemi nelle componenti elettroniche. Problemi che durante il periodo di garanzia non si risolvono e subito dopo costa troppo risolvere; per la lavastoviglie cambiare la centralina elettronica – perché mai dentro una lavastoviglie è necessaria una centralina elettronica? - costa 300 euro, poco meno di una nuova.

 

Il fall out delle tecnologie casalinghe mi ha colto di sorpresa; ero abituato all’idea dell’elettrodomestico come bene durevole e delle “prestigiose” marche come affidabili. Grave errore, il Sistema Economico Universale funziona in base al principio del consumo accelerato: produrre il più possibile per far consumare il più possibile e guadagnare il più possibile. La durevolezza non è di questo mondo. In questo mondo le cose si devono guastare in fretta: l’immagine più evidente e fascinosa di una economia ricca sono le immense cataste di ferri vecchi appena comprati. Già, ma io non posso cambiare tre elettrodomestici e un apparato condominiale in un colpo. Quanti possono? Potrei cambiarne uno, ma quale? E mi monta una sorda rabbia, perché mi sento raggirato e impotente; quando ho comprato quella spazzatura, tre anni or sono, dando via i vecchissimi ma affidabilissimi elettrodomestici mi sentivo ricco, oggi mi sento un poveraccio. Mi consumo nel risentimento e non scelgo. E mi ingegno. Scoccio il frigorifero, mi metto un maglione pesante e quando invito a cena gli amici, alla fine del lauto pasto tirano a sorte e uno di loro lava i piatti. Poi si vedrà. Non è una bella vita, ma chi dice che questi siano tempi belli?

 

Il punto è: quante migliaia, centinaia di migliaia, milioni di marchingegni di prestigiose marche e più economiche sottomarche in questo momento giacciono guasti e inerti nelle case del mondo? Quanti milioni di brave persone del ceto medio, medio basso e infimo se ne stanno in quelle case colme di rabbia e frustrazione e carenti di portafoglio? Quanti milioni, decine di milioni, centinaia di milioni se ne aggiungeranno nei prossimi giorni, settimane, mesi, anni? E dunque, per quanto tempo ancora si potranno produrre montagne di prodotti destinati ad essere di breve durata, insoddisfacenti, predisposti alla discarica già nel loro codice genetico?

 

Da tempo il sistema non fa più tanto affidamento su di me, ma sui mercati emergenti, e la Cina, la favolosa, mitica Cina. Ma i cinesi potranno comperarsi la lavastoviglie e un sacco di altri interessanti prodotti solo se riusciranno a vendere l’acciaio che serve a fabbricare quella che mi si è guastata, e che ancora non ho comprato. E se non la comprassi del tutto? Se ritornassi, semplicemente, a lavare i piatti con le mie stesse mani, che faranno i cinesi?

 

Ho visto una fotografia nei giorni scorsi, scattata nel distretto industriale dello Shenzhen: un gruppo di giovani uomini che con le loro biciclette cariche di fagotti se ne tornano alle campagne da dove sono venuti solo pochi mesi fa. Sono operai che hanno perso il loro lavoro, i primi terribili effetti della mia furente delusione per il frigorifero che hanno fabbricato malamente, su ordine della Candy. E se può sembrare che io mi stia vantando di tenere in pugno il Sistema Economico avete capito bene: è sempre un forellino invisibile la causa del crollo della grande diga. Ma gli invisibili forellini, solo oggi, si contano in diversi milioni. Tutta quella brava gente che non ha più soldi per comprare e nemmeno più voglia di farlo, e si mettono un maglione addosso mentre si accingono a ficcare le mani nell’acqua fredda del lavabo.

 

Naturalmente io non ho nessuna ricetta per salvare il Sistema Economico Universale. Già va bene che me ne stia bravo e buono invece che seguire l’intimo impulso di andare a cercare la signora Whirlpool e la signora Vaillant e fargli saltare in aria l’ufficio qualità. E poi, magari, non c’è niente da salvare, che valga la pena di farlo. ( Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/speciali/2008/11/17/ALDp10DC-simbolo_grande_rotto.shtml)

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