Tutti i numeri di una disfatta

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/politica3/refe4_200_200.jpgSi, si, si, si! È stato un (legittimo) godimento e così il referendum ce lo siamo gustato fino in fondo, tutti insieme. Nella storia di un paese accade così: a un certo punto matura un clima diverso, si diffonde un sentimento comune. Le percentuali bulgare del si, superiori al 90%, decretano, come le bandiere che indicano la direzione del vento, che il clima è cambiato. Si avvera la speranza di Franco Battiato: «Si che cambierà, vedrai che cambierà». A vedere i risultati del referendum pare davvero possibile: i voti sono stati molti di più di quelli necessari per superare la soglia e, come prevedibile, i si non hanno vinto, ma hanno stravinto. Il si ha raggiunto quota 95,62% per il primo quesito sull'acqua, 96,08% per il secondo, il 94,53% nel quesito sul nucleare e il 94,95% rispetto al quarto quesito, sul legittimo impedimento. La percentuale massima raggiunta dal no ha riguardato il nucleare e è pari a poco meno del 5,5%.

 

Nel caso del legittimo impedimento, il quesito, in un certo senso, con più valore politico, solo il 5,2% dei cittadini ha detto no. Un dato irrilevante. Una misera difesa. Insomma, chi ha remato contro il referendum ha poco da commentare se non ammetterlo: «Ragazzi, abbiamo sbagliato».

Non lo faranno, non ammetteranno di non capire più il paese, di non essere in connessione con le persone, con i cittadini. Non diranno la verità: oh no, no, no, no. Resteranno là, ancorati alla speranza d'arrivare alla fine, sconfessati, nell'idea di paese e nell'approccio politico, dal quorum e dai risultati finali. Quei pochi, solitari no, sono come i titoli di coda di un film al cinema, il the end che compare sullo schermo, nell'attimo prima in cui tutti si alzano, se ne vanno, non ci sono più. A guardare lo spettacolo del Caimano sono rimasti in pochi, sparuti, quelli che hanno fatto campagna contro, che adesso s'appenderanno alle misere percentuali del no.

Il no vero, ormai consolidato, è a questa maggioranza, a questa idea di politica e di paese.

Possono, per recuperare un po' di fascino, cantare The End, come The Doors: «Questa è la fine, la mia unica amica: la fine». ( Fonte: www.ilfururista.it)

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