Tutte le ragioni per essere incazzati

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/politica4/urlo-web%20-%20copia_200_200.jpgÈ estate, tempo di vacanze, per chi può ancora permettersele. E allora un’idea potrebbe essere quella di trascorrere qualche giorno al Cairo dove imparare a urlare con le migliaia di manifestanti che da mesi infiammano piazza Tahrir, senza violenza. I due paesi sono diversi anche se, a ben vedere, i due popoli sono accomunati dall’avversione nei confronti del potente.

 

L’uno era il perenne presidente e l’hanno da un pezzo tirato giù dal palazzo; l’altro, quello nostro, è il capo del governo che, al contrario, è ancora lì che bivacca. Questa è la prima ragione per essere, diciamo così, indiavolati.

 

Non si può restare indifferenti né tranquilli davanti a un uomo che ignora continuamente i segnali del popolo quanto la morale pubblica. E a proposito di quest’ultima, beh, le ragioni della rabbia popolare sono evidenti e numerose. Da Ruby che ci ha fatto perdere la faccia in tutto il mondo alle ammucchiate di Arcore ancora senza una risposta grazie ai balzelli di istanze e ricorsi che stanno rallentando tutto. Questa faccenda di sesso e potere gli italiani sembravano averla dimenticata, ma non è facile. Perché è proprio il termine “potere” che ultimamente rende insopportabile agli occhi della gente comune la classe politica. A tutta ragione, stando a quelle che sono le cifre e contenuti di privilegio che viaggiano sulla web di pagina in pagina. Ognuno dice ciò che sa, ciò che sente dall’amico che lavora nel palazzo e il puzzle del paradiso per pochi sembra non finire mai. Pure i furti simulati in parlamento per avere i rimborsi, cialtroni ingordi e ladri di polli.

 

Se lo schifo non è mai perdonabile non può esserlo in un momento del genere in cui dallo stesso palazzo un pugno di parassiti chiama il popolo al sacrificio finanche con i tagli per le agevolazioni fiscali per chi ha il desiderio di vedere laureato il proprio figlio. Ti rubano pure i sogni, si sente dire negli ultimi giorni. È poco, questo, per essere incazzati? È il minimo, come il minimo è ciò che è stato sin qui ricordato. Perché si dovrebbe parlare del tasso di disoccupazione che aumenta inesorabile e che continuerà a crescere dopo una manovra finanziaria che taglia ma non stimola la ripresa economica.

 

Che il popolo ha ragione è confermato, purtroppo, dalle repliche che si è costretti ad ascoltare da esponenti di governo e maggioranza. Che, con il fine di minimizzare il malcontento, finiscono per accrescere il divario tra le due categorie tanto lontane. È solo uno strumento utilizzato da chi ha interesse ad alimentare l’antipolitica, quindi a creare fratture sociali: questa è l’autodifesa della casta che non molla. È inutile dire che vanno rispedite al mittente e derise, per esempio, le affermazioni tipiche di Renato Brunetta che, parlando a vanvera, evoca scenari drammatici perché, a suo dire, tutto fila liscio nella pubblica amministrazione da quando lui sostiene di averci messo mano e che, quindi, l’umore popolare che si respira sarebbe solo una bolla creata dagli oppositori. Visione miope e inadatta per chi siede in un consiglio dei ministri perché vuol dire che non ha il polso della situazione, che è distante dal paese. E che, in altri termini, dovrebbe lasciare.

 

Al contrario, l’incazzatura, passi il termine, è politica perché rappresenta perfettamente il sentimento politico degli italiani in questa era della beffa. Mobilitarsi, quale che sia il modo scelto, cavalcare l’onda e continuare l’opera di sensibilizzazione è legittimo. È un dovere. Salvo non si voglia concludere che il nostro è un popolo senza coraggio e senza coscienza. Smentire i signori-poltrona e l’opinione pubblica internazionale sarà una gioia. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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