Tremonti tra nuove possibili bolle e vecchie stanche balle

«Ora la fase dello sviluppo e faremo il possibile per atenei e ammortizzatori». Parola del buon ministro Tremonti che, come un libero vecchio stampo, calcia ancora una volta il pallone il più lontano possibile e prende tempo sperando così di rabbonire i ringhiosi colleghi pronti alle dimissioni (a cui non credeva comunque nessuno) causa tagli e controtagli della manovra finanziaria.

 

Tutto rimandato a quello che si chiamava "milleproroghe" ma con un certezza: i soldi non ci sono e non ci saranno, perché non si capisce come potrebbero spuntare dal nulla in due mesi. Anche senza soldi si potevano comunque avviare iniziative virtuose come il rinnovo del bonus finanziario del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici oppure per l'acquisto di prodotti ad alta efficienza energetica . Oppure tagli alle tasse per chi assume e per i lavoratori.

Suggerimenti identici a quelli che Nouriel Roubini e Michael Moran propongono a Obama (che in parte ha già fatto suoi) e che non si capisce come mai non dovrebbero o potrebbero valere anche per l'Italia. La crisi occupazionale è il problema numero uno a livello sociale, la ripresa economica attraverso politiche di riduzione dell'impatto antropico è il problema numero uno a livello ambientale. Le due cose stanno assolutamente insieme.

 

Il fatto che a 24 ore dal rapporto del Wwf sullo stato delle risorse naturali del pianeta (di cui parliamo nel pezzo di apertura di oggi) non trovi nemmeno una misera declinazione nei cinque punti indicati da Tremonti per la crescita, dove invece viene messo al primo punto il nucleare, è scoraggiante. Al di là di come la si pensi, come è possibile considerare il nucleare un punto per la crescita in assenza di soldi statali per attuarlo? E se invece i soldi ci sono, con quale criterio si è scelto di metterli in un progetto che non ha rilanciato alcun Paese europeo ed extra?

 

Lo sa bene persino il ministro che è questa la realtà dei fatti, quindi siamo ad un brullo azioni zero, chiacchiere al top. Questa è l'evidenza dell'azione del governo per lo sviluppo. Tagli e solo tagli, nessuna idea - fantasiosi rinvii alla viva il parroco - e attesa degli eventi. Che se saranno, come prevede Roubini, quelli di una nuova crisi finanziaria causata da una nuova bolla (ne parla anche Volpi sul Tirreno di oggi), del tutto identica a quella passata, l'Italia verrà nuovamente travolta come e più di prima. Perché forse non è chiaro ancora che la crisi prima è finanziaria, ma poi finisce per travolgere a velocità spaventosa l'economia reale - come dimostra il tasso di disoccupazione altissimo anche in Italia seguito proprio dal crack - che è ancora praticamente inerme e senza una governance capace di far fronte unita ed efficacemente agli speculatori spregiudicati come prime e più di prima

Certo le famiglie italiane, per loro fortuna, complessivamente non sono indebitate al momento come quelle americane, ma chi ha il mutuo (milioni di persone) se perderà il posto di lavoro faticosamente salvato dalla prima crisi, andrà sicuramente col sedere per terra. Roubini, infatti, non dice come altri economisti che bisogna ridurre le tasse ai lavoratori per rilanciare i consumi, ma per permettergli di sanare i debiti. C'è una bella differenza. ( Fonte: www.greenreport.it)

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