" Tra le parole delle donne" di Anna Mallamo

http://www.manualedimari.it/blog/wp-content/Rachel-Deacon-Two-Women.jpgMa che belle, le parole delle donne: parole femmine come "Libertà", "Parità", "Sorella", "Speranza", Cura", "Coscienza", "Bellezza", "Vita", "Differenza"; parole cruciali, come "Diritti", "Identità", "Eguaglianza", "Solidarietà", "Indipendenza". Ma ci sono anche parole ardue e dolorose: "Debolezza", "Infibulazione", "Violenza", "Potere", "Pregiudizio", "Stereotipo", "Sessismo". E parole nuove: "Welfare", "Bioetica", "Quote di genere", "Gendercide", "Fecondazione assistita". Ci sono persino parole che abbiamo – a torto – ritenuto vecchie, parole usate ed esauste e persino rottamate che invece tornano, prepotenti e cariche di senso – in questi giorni di gioiosa mobilitazione delle donne, a tutti i livelli – a dirci cosa siamo e cosa siamo state, e cosa potremmo essere: "Collettivo", "Ruolo", "Emancipazione", "Rivoluzione", "Autocoscienza". C'è anche "Otto marzo", la festa di oggi delle donne, che forse per la prima volta dopo tanti anni riveste di nuovo un significato pieno di partecipazione, riflessione, impegno. Ci sono parole sempiterne, che però hanno cambiato pelle, e si sono arricchite delle trasformazioni – o impoverite delle sconfitte – che abbiamo vissuto negli ultimi vent'anni: "Casa", "Famiglia", "Mamma", "Parto", "Seduzione", "Età", "Lavoro". Tutte queste, e tante altre ancora, sono il vocabolario di base di "Parola di donna – Le 100 parole che hanno cambiato il mondo raccontate da 100 protagoniste d'eccezione", a cura di Ritanna Armeni (Ponte alle Grazie, pp. 335, euro 16,80). Un libro uscito con ammirevole tempestività in questa "primavera delle donne" in cui si sta provando in tanti ambiti – non necessariamente politicizzati o schierati – a ritrovare una voce delle donne, un discorso interrotto per troppo tempo.

Cento donne italiane di oggi – scrittrici, giornaliste, filosofe, registe, sociologhe, sindacaliste, storiche, politiche (tra loro Silvia Avallone, Michela Murgia, Liliana Cavani, Susanna Camusso, Flavia Perina, Luciana Castellina, Elisabetta Rasy) – hanno scritto ciascuna un breve testo dedicato a una parola, dalla "a" di "Abito" (e anche "Abnegazione", "Aborto", eccetera) alla "z" di "Zitella". Da cento angolazioni diverse, con scritture morbide o taglienti, con dottrina o emozione, persino con una vignetta (quella della fumettista Pat Carra che illustra la parola "Fallo"). E ciascuna ci ha consegnato non una definizione ma un percorso, un tentativo di comprendere, una goccia di vissuto. Come quel che scrive Clara Sereni di "Libertà", che mai come adesso appare concetto da rifondare e ricostruire, nel pianeta dello sfruttamento di vite e di risorse naturali, nel Paese «in cui il declino morale e culturale è più grave di quello demografico», nell'epoca in cui «il dibattito sulla libertà delle donne riguarda troppo spesso la libertà di vendere il proprio corpo: non solo le veline e le escort, ma anche il seno il naso le labbra il sedere rifatti o siliconati per adeguarsi al modello pubblicitario e allo sguardo sociale, e non solo maschile, che ne deriva». Più che definizioni, si tratta di interrogativi, dubbi, messe a fuoco: una mappa di questioni aperte che ci riguardano tutti, e che sono affidate però allo sguardo corale e individuale delle donne, alla loro ossimorica capacità di mettere assieme "personale" e "politico", di rifondare i linguaggi, di curare i corpi per raggiungere le anime. E se riferimento obbligato – come si legge in tanti interventi – appaiono gli anni 70, quando venne messo a punto un vocabolario minimo delle donne che cercavano "le parole per dirlo", per esserci, per dirsi protagoniste della storia e della società, non c'è ombra di sterili rimpianti o nostalgie canaglie: si parla per progettare il nuovo, per dire il futuro, per capire cosa ci ha cambiato e cosa vogliamo ancora.

Un libro di parole, di solito, ha una funzione essenziale: è un libro per cominciare (ri-cominciare) a parlare.( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

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