" Tornando a casa per Natale" La recensione

Bent Hamer è un regista norvegese, sceneggiatore, nonché produttore anche di cortometraggi e documentari. Il suo primo film “Uova” è stato presentato al Festival di Cannes nel 1995.
Sono poi seguiti nel 2003 “Kitchen Stories” (candidato all'Oscar come Miglior film straniero) “Factotum” nel 2004 (basato sul romanzo omonimo del poeta e scrittore Charles Bukowski) e “Il mondo di Horten” nel 2008.

“Tornando a casa per Natale”, Premio della giuria come migliore sceneggiatura al Festival di San Sebastian e tratto da una selezione di racconti brevi del norvegese Levi Henriksen, narra la storia di un gruppo di persone di una piccola cittadina, i cui eventi si mescolano sapientemente, regalandoci differenti modi di vivere la magica notte di Natale.
Un uomo separato che si traveste da babbo natale per portare i doni ai suoi figli, un barbone - ex gloria del pallone - che decide di tornare al suo paese natio, una donna che confida nella separazione dell'amante dalla propria moglie, un ragazzino che trascorre la notte di Natale a scrutare le stelle del cielo in compagnia dell'amica di scuola musulmana, un marito serbo con la moglie albanese che partorisce in una desolata baita sperduta, un altro bambino (scena di apertura e di chiusura della pellicola) che rischia la vita sotto la minaccia del grilletto di un cecchino.

Vari personaggi e storie, dunque, attraverso cui viene raccontato il Natale. Vicende non strettamente legate a questa festività ma che sarebbero potute accadere in qualunque periodo e che invece succedono in una data ben precisa: momento particolare della vita, pieno di aspettative e desideri, di quei sogni e di quelle speranze talvolta (purtroppo) lontane dagli affetti tanto desiderati in una notte magica come quella di fine anno.

Storia lontana dai consueti schemi preconfezionati e dalle ordinarie pellicole in salsa italiana da post digestione natalizia, “Tornando a casa per Natale” ha il merito di regalarci le emozioni suscitate dalla solitudine di questi personaggi e dalle loro piccole storie, attraverso le quali, diventa possibile scoprire quel qualcosa di più grande che il regista mescola con abilità e tatto, infondendo passione e riscaldandoci di quell'entusiasmo spesso assopito per l’attesa di qualcosa di più materiale.

Montaggio dal ritmo alquanto lento e scandito dalle classiche inquadrature costanti con rari movimenti di camera, tutte le vicende sono volte a sottolineare quel “ritorno a casa”, laddove l’abitazione assurge ad un significato più alto: quello dello spazio vuoto di una esistenza che non è stata, luogo smarrito nel silenzio di chi ha smesso di ascoltare i propri desideri, ma dove è ancora possibile trovare un rifugio.

Storie di solitudini, di speranza e di perdono. Vicende intrise di profonda umanità, che ci salutano, nelle ultime inquadrature, immortalando il bel momento dei giochi di luce di un’aurora boreale che sembra voler augurare l'inizio di una nuova giornata, di una nuova vita o di una nuova esistenza. Come quella di un modesto dottore di paese che, svolgendo la propria professione, riscopre il vero senso della vita. ( Gonte: www.cinemalia.it)

Autore:  Piergiorgio Ravasio

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