" The Tourist". La recensione

Frank è un professore di matematica americano, triste, goffo e solitario. Su treno che lo porta a Venezia incontra una misteriosa donna che lo invita nel suo albergo. Intanto alcuni loschi figuri spiano la coppia…

E' ufficiale: dopo la Coppola trionfatrice a Venezia e il polpettone di Ryan Murphy con un'antipatica Julia Roberts, ecco ancora una volta fare capolino nelle sceneggiature americane lo stereotipo sull'italietta ferma alle Vacanze Romane e a La Dolce vita. Non per niente la povera Angelina Jolie è vestita come l'indimenticata protagonista del giro in vespa più famoso della storia del cinema.
tMa procediamo per ordine. In principio c'era un bel film francese: Anthony Zimmer. Girato bene, con una buona fotografia, un cast decisamente adatto e con una regia serrata quanto basta a stimolare l'interesse dello spettatore. Come spesso accade, questo bel film di cui sanno in pochi almeno da noi, non essendo stato distribuito in Italia, attira l'attenzione di qualche produttore americano che prontamente ne commissiona l'immancabile remake.
Una volta scelto il regista giusto e il cast più bello che si possa immaginare ecco pronto il famigerato nuovo thriller made in Usa. Peccato che nel tentativo di sbiancare il plot francese originale, così francese da avere addirittura gli attori francesi e l'ambientazione sulla costa azzurra, si sposti il tutto a Venezia cadendo preda dell'idea che gli sceneggiatori americani hanno mutuato dai film italiani degli anni cinquanta.
Probabilmente li avranno studiati nelle scuole di cinema che si spera abbiano frequentato.

Ma non è possibile sapere se questi sceneggiatori sono stati avvisati del fatto che il tempo è passato e che gli italiani non sono sempre e soltanto a bocca aperta di fronte a una donna bellissima.
Ci si immagina che al Danieli di Venezia ne abbiano viste altre, certo non belle come la Jolie, ma non c'è dubbio che abbiano comunque l'occasione di vedere donne notevoli, americane e non. E che pertanto abbiano imparato a non sbavare di fronte a loro. Sorvolando quindi sull'irritazione che prende l'italiano medio, che potrebbe divertirsi anche a scovare attori italiani distribuiti qua e là come fossero, appunto, delle comparse di lusso, resta da analizzare l'effettiva portata di questa operazione di marketing su grossa scala.
Tenendo presente che le chiacchiere da gossip dell'ultimo minuto su presute scene hot, del tutto assenti nell'originale, segnalano spesso un'operazione dell'ufficio stampa tesa a risvegliare interesse del pubblico su un film che forse non ne meriterebbe, resta da chiedersi se basta prendere due attori bellissimi, vestirne una come un manichino del secolo scorso, e indurre l'altro a simulare l'idiozia, per soddisfare lo spettatore medio.
Anche quello che l'originale non l'ha mai visto e che quindi non sa nemmeno quel che si perde. La risposta è no.
Nessuno spettatore, a meno di limitarsi a guardare le immagini bellissime certo, dopotutto siamo a Venezia e i due sono tra gli attori più belli a disposizione di un regista, potrebbe davvero prendere sul serio l'intera operazione.

Riassumendo abbiamo: una sceneggiatura inspiegabilmente annacquata, due attori bellissimi usati male, ma così tanto male da sfiorare il ridicolo, i preconcetti dell'americano medio sulla nostra nazione a loro avviso zeppa di maniaci che abbordano belle sconosciute alle feste, e una regia di qualcuno che ha appena dimenticato di aver vinto un oscar.
La fotografia è a cura dell'ente del turismo di Venezia, almeno quella ha un senso, ma l'intero film urla la sua pretenziosità e tutti i limiti di chi non si è premurato di aggiornarsi, magari girando un pochino la città, prima di mettersi a filmare.
Cosa resta? Soltanto la buona volontà dello spettatore che, in vena di scemate natalizie, può decidere di dare una possibilità a quest'insulsa accozzaglia di sprechi e banalità. Ma tenendo ben presente che forse vale la pena considerare le banalità natalizie nostrane con un occhio più indulgente.
Del resto il cinepanettone lo hanno inventato gli sceneggiatori italiani e non c'è da scambiarlo con un cinema di qualche valore: è semplice divertimento, senza pretese di autorialità, né battage pubblicitario ingannevole.
E questo gli americani ancora non sono riusciti a copiarlo.  ( Fonte: www.cinemalia.it)

Autore: Anna Maria Pelella

   
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