Svezia: la fine di un mito?

Per anni il paese scandinavo è stato considerato un paradiso di apertura, diritti e prosperità. Ma le recenti polemiche sul caso Assange e alcuni fatti di cronaca sembrano aver minato quest’immagine idealizzata.

Lina Kalmteg

 

La Svezia sta rovinando la sua immagine idilliaca di paese delle casette di legno rosse? È quello che affermano i critici della legge sulla violenza sessuale e dell'atteggiamento della giustizia svedese nel caso WikiLeaks-Julian Assange. L'anno scorso, inoltre, diversi intellettuali statunitensi, come il regista Michael Moore e la femminista Naomi Wolf, hanno accusato la Svezia di essere una dittatura femminista e uno stato diritto poco affidabile.

Ma se guardiamo all’indietro, possiamo constatare che Assange non è l'unico a dare della Svezia un'immagine alla quale siamo poco abituati. Tutti i mesi il ministero degli esteri analizza la stampa estera e seleziona gli articoli che parlano della Svezia. E non ci vuole molto per rendersi conto che l'anno scorso non si è parlato solo di design, di musica, di Volvo, di gialli, di matrimoni reali e di altri argomenti cronaca.

Il nome che è tornato più spesso è quello dello scrittore Stieg Larsson. Ma due uomini molto diversi hanno provocato un cambiamento nell'immagine della Svezia sui media di tutto il mondo: Göran Lindberg, il capo della polizia di Uppsala condannato per reati sessuali, e il ministro del lavoro Sven-Otto Littorin, accusato di aver pagato per delle prestazioni sessuali. I media stranieri hanno evocato spesso il caso Lindberg, ex paladino dell'uguaglianza sessuale che si è rivelato un depravato senza scrupoli.

Di fronte a questi gravi scandali, molti pensano che l'immagine della "buona casa del popolo svedese" [il concetto nel quale si inserisce lo stato assistenziale] sia destinata a cedere il passo a quella dei "cattivi svedesi".

Ci sono pregiudizi anche sugli altri paesi: l'Italia è il paese della pasta e della mafia, i finlandesi passano la vita nella sauna e gli austriaci chiudono i bambini nelle cantine. Ma l'immagine internazionale della Svezia sembra ancora più radicata: la socialdemocrazia, il modello svedese, le bionde dagli occhi blu, l'efficienza, i vichinghi, le tasse elevate, gli Abba, Bergman, Olof Palme, la "libertà sessuale" del film di Ingmar Bergman Monika e il desiderio, l'apertura, Pippi calzelunghe e così via.

All'estero è facile constatare questi luoghi comuni. La mia professoressa di tedesco a Berlino, per esempio, era una grande ammiratrice della Svezia. Mi confidava spesso con voce piena di ammirazione: "Certo, non siamo ancora così avanti come in Svezia". La professoressa insisteva sull'uguaglianza, sulla cultura generalizzata del darsi del tu che abolisce le gerarchi, motivo per cui secondo lei molti tedeschi vorrebbero lavorare in imprese svedesi.

Effetto ritardato

Nel frattempo la stampa si chiedeva come la Svezia, paese socialdemocratico, avesse potuto permettere a un partito di estrema destra di entrare in parlamento [in occasione delle elezioni del settembre 2010].

Per Fredrik Wetterqvist, amministratore delegato della Commissione per la promozione della Svezia all'estero (Nsu), l’oscuramento dell’immagine del paese è un fenomeno passeggero: l'interesse per la buona salute economica della Svezia sarà più forte dell'interesse per il caso Assange.

"Curiosamente, in pieno caso Assange, la Gran Bretagna fa dichiarazioni d'amore sulla Svezia. Di recente il Guardian ha constatato con stupore che dopo il partito laburista, che si era interessato al modello svedese negli anni settanta, è ora il partito conservatore a essere attratto dal paese scandinavo. Del resto ho l'impressione che un numero sempre più grande di persone trovi interessante il fatto che i principali server di WikiLeaks siano a Stoccolma. La gente si chiede perché la Svezia vuole punire Assange mentre WikiLeaks ha trovato rifugio proprio qui".

Secondo il rapporto "L'immagine della Svezia nel 2010" pubblicato dall'Istituto svedese [la cui missione è quella di promuovere l'immagine della Svezia], l'immagine positiva di oggi ha le sue radici negli anni settanta e ottanta. Eppure Monica e il desiderio è uscito nel 1953. Se gli avvenimenti dell'anno scorso avranno lo stesso effetto ritardato, solo fra venti o trenta anni, cioè nel 2031, l'immagine del paese dovrebbe risentire degli effetti negativi. ( Fonte: www.presseurop.eu/ Traduzione di Andrea De Ritis)

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog