" Sveglia! Serve un cambio di passo " di Emanuele Bormida

http://www.ilfuturista.it/images/stories/ATTUALITA5/sveglia.jpg"Pensate da uomini saggi, ma parlate come la gente comune". E' da questa citazione di Aristotele che si muove una considerazione che pochi spiragli positivi lascia intravedere. La considerazione dell'abisso esistente, tra la politica ed i cittadini, dei quali essa dovrebbe occuparsi. Una distanza che aumenta parallela alla gravità di una crisi economica che tanto spaventa, ma che poco ha a che fare con le problematiche quotidiane delle persone.

Da qualche mese a questa parte assistiamo alla rinascita di un fenomeno ben più grave rispetto alla crisi del debito. Persone che ieri vivevano dignitosamente con i propri stipendi e le proprie pensioni, vanno tristemente alla ricerca di oggetti e abiti in buono stato all'interno dei cassonetti dell'immondizia. Mi è capitato più volte di assistere a scene di questo tipo. Ribadisco, a sfatare quasi uno stereotipo, non trattarsi di vagabondi o altro, ma di persone che, ad una prima occhiata, nulla avevano che li potesse ricondurre ad uno stato di evidente indigenza. Questa è l'immagine che sceglierei a descrizione di un Paese che sta dimenticando le peculiarità del quotidiano, troppo spesso costretto, volente o nolente, in intricati tranelli di casta, o imbrigliato da specifici indirizzi europei a rinnegare quel carattere tipicamente sociale che, spesso nella storia, ha costituito l'unica arma di difesa delle classi più in difficoltà. Un segnale che non può passare inosservato; non tanto per l'entità di una situazione critica sotto il profilo economico e politico, quanto per l'incapacità delle classi dirigenti di elevare la politica stessa alla sua primordiale funzione: quella di garantire libertà e serenità, nelle varie sfaccettature che esse possono assumere, ai propri cittadini. Con i parlamenti di tutto il continente impegnati a discutere di astrazioni finanziarie e contingenze economico-strutturali, si perde il carattere sociale intrinseco al concetto stesso di "governo della comunità", del quale l'amministrazione pubblica dovrebbe farsi costantemente portatrice. Con questo spirito ci troviamo a dover lanciare un appello agli uomini saggi e di buon senso affinché si soffermino su tematiche che stretta attinenza hanno con le questioni di tutti i giorni. Una finanza astratta, fatta di speculazione, non può costituire il pane quotidiano di milioni di persone costrette a combattere contro i pochi spiccioli che hanno a disposizione, in un mondo che sempre meno spazio sembra dedicare a quei soggetti, a quelle classi che hanno costruito una storia gloriosa, fatta di dignità e sussidiarietà tra le genti. Se questa è la politica dubitiamo possa avere un futuro longevo. Si rende necessario un cambio di passo. Abbattere il debito non significa, e non deve significare, creare i presupposti per la creazione di altro debito. Significa piuttosto mettere i cittadini nelle condizioni di prosperare secondo le proprie capacità e le proprie preferenze, in un clima dominato da un'economia reale e concreta, priva di quei voli pindarici che, specchietti per le allodole, creano preoccupazioni e paure tanto infondate quanto cercate. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog