Suicidi di Stato: i responsabili all’Aja - di Ernesto Ferrante

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1365182838.jpg

La Confederazione nazionale delle imprese e dei contribuenti ha inviato una denuncia alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja

Il sangue scorre a fiumi, nel nostro Paese, mentre gli apprendisti stregoni e le vecchie fattucchiere della partitocrazia continuano a trattare sottobanco per salvare sedie e prebende. La strage di Civitanova Marche, non c’è altro termine per definirla, è una sorta di nuovo, estremo limite della disperazione. Marito, moglie e cognato suicidi per crisi. I primi due si sono impiccati nel garage, il fratello della donna invece, una volta appresa la notizia, si è gettato in mare.
Il corpo è stato recuperato dalla Capitaneria di porto. Inutili i tentativi di rianimarlo. I corpi dei due coniugi sono stati rinvenuti dai vicini di casa, che hanno subito avvisato i carabinieri. L’uomo era un “esodato”, la moglie aveva una modestissima pensione, non avevano neppure più i soldi per pagare l’affitto del modesto appartamento in cui risiedevano in via Calatafimi.
Lui aveva lavorato come impiegato in una ditta calzaturiera e non aveva trattamento pensionistico; lei era un’artigiana in pensione. I loro corpi penzolanti sono il macabro ritratto di un paese alla deriva, quotidianamente umiliato dagli sberleffi dei suoi strozzini. C’è chi se ne frega ma anche chi oltre ad indignarsi vuole andare fino in fondo, come Confedercontribuenti, che non esita a definirli “suicidi di Stato” e “crimini contro l’umanità perpetrati subdolamente dallo Stato”.
La Confederazione nazionale delle imprese e dei contribuenti ha inviato un atto ufficiale di denuncia alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja, chiedendo la creazione di una “commissione d’inchiesta internazionale” che accerti l’entità del fenomeno dei suicidi dovuti alla crisi in Italia. La richiesta è stata lanciata nell’ambito di un evento commemorativo a Padova cui hanno partecipato imprenditori e lavoratori che non hanno intenzione di “farsi suicidare” dalla morsa di Equitalia.
I dirigenti dell’associazione, a partire dal presidente nazionale Carmelo Finocchiaro, hanno deposto una corona sul monumento ai caduti e osservato un minuto di silenzio in onore dei morti della crisi e delle tasse. Dopo la toccante cerimonia, si è tenuta una conferenza stampa nel corso della quale sono state presentate delle proposte per la crescita indirizzate ad “una classe politica sempre più sorda”: dall’accesso al credito, al pagamento dei debiti della Pa, dalla riduzione reale delle imposte (arrivate al 70%) ad una moratoria sulle cartelle esattoriali per cui Equitalia (di cui si chiede l’abolizione) ha di recente stabilito l’aumento del 15% degli interessi di mora.
Alla giornata di denuncia e di lotta ha partecipato anche Simona Pedrazzini, responsabile Confedercontribuenti per l’Emilia Romagna, e fondatrice nel 2011 di un gruppo di ascolto e sostegno reciproco su facebook, chiamato “Piccoli imprenditori e suicidi di Stato”. “L’idea - racconta l’imprenditrice - è nata in un momento di grande difficoltà personale. Quei momenti in cui ti sembra tutto perduto e non vedi una luce in fondo al tunnel. Prima pensavo quasi di essere l’unica a soffrire mentre tutti gli altri erano in vacanza o al ristorante. La condivisione delle storie e del dolore mi ha dato la sensazione di non essere sola, ma di vivere una situazione comune indipendente dalla mia volontà”.
Oltre a dare un supporto psicologico, Simona vuole anche denunciare i suicidi e dar voce a chi ne ha ancora e a chi non ne ha più. Come ricorda l’associazione dei contribuenti, ha anche contribuito a creare, su Radio24, il programma “Disperati mai” in cui si parlava di storie estreme di imprenditori vessati.
Troppo per i censori e i dispensatori d’ovatta, tanto è vero che come racconta la donna, “dopo appena due mesi è stato chiuso perché secondo alcuni istigava al suicidio. Come se uno si suicidasse perché sente altri che lo fanno e non perché, suo malgrado, vive situazioni insopportabili”. Il suo sfogo è pieno di rabbia e dolore: “Non tutti sanno cosa vuol dire vivere ogni santo giorno ogni ora del giorno nel terrore di una telefonata, un campanello che suona, una lettera che potrebbero contenere una cartella esattoriale o il messaggio di un pignoramento. Se non paghiamo è perché non abbiamo soldi non perché siamo evasori. Eppure ce li chiedono e se non li diamo ci pignorano la prima casa; ai lavoratori in proprio sequestrano gli attrezzi del mestiere: pensano così che uno possa continuare a lavorare e pagare i suoi debiti?”. Tramite Confedercontribuenti, la Pedrazzini ha messo a disposizione dei suoi colleghi un avvocato che analizza i casi di insolvenza, perché “al 99% si scopre che dietro c’è un sistema di anatocismo dei conti bancari o di vera e propria usura”. Ma guai a dirlo a voce troppo alta. I salottieri del potere potrebbero prendersela a male.
Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=20141

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog