STRATEGIA DELLA PENSIONE - DI DIEGO CUGIA

http://www.diegocugia.com/wp-content/uploads/2013/04/00280533.jpgLa strategia della tensione degli anni Settanta non c’entra niente con gli spari disperati a Montecitorio, ma è il danno collaterale della “strategia della pensione”, la politica economica, lei sì squilibrata e folle, che svuota le tasche ai più deboli (pensionati, piccoli imprenditori, operai) per tutelare chi non ne ha bisogno: la speculazione, le banche, le grandi imprese che delocalizzano nell’Europa dell’Est e la minoranza del Paese che vive di rendite finanziarie o immobiliari. La strategia della pensione è di non aver fatto una patrimoniale. La strategia della tensione, oggi, è l’ingiustizia sociale.
Luigi Preiti è il figlio della strategia della pensione: un esodato dalla vita. Un disoccupato, quindi un morto vivente, uno dei milioni di zombie figli degli Anni di Equitalia, assai peggiori degli Anni di Piombo. Allora, le pistole le impugnavano gruppi terroristici isolati. Oggi, terrorizzati da raffiche di multe, bollette e cartelle esattoriali, sono moltitudini, ex ceto medio, nuovi poveri, ai quali è lo Stato ad apparire come minaccioso, “terrorista” e armato.
Quando la tua patria non ti dà lavoro, mentre le tangenti e gli sprechi imperano; quando ti procrastina la pensione scippandoti i contributi versati; non ti ascolta né ti parla se non per vessarti; non ti cura se non te lo puoi permettere e non ti rappresenta perché non puoi votare chi ti aggrada, allora non ti senti più in democrazia ma in una patria patrigna, in esilio in casa, perduto e allo sbando in un Paese senza più valori condivisi, ti scopri “bandito” dalle istituzioni e dalla tua stessa famiglia che non hai più i soldi per mantenere, isolato e straniero.
Neppure il sangue di carabinieri innocenti è riuscito a zittire il cicaleccio delle comari della politica. Il governo che giurava fedeltà alla Costituzione sui colpi di pistola non era consapevole di aver silenziato otto milioni di voti, sia pure con la corresponsabilità di Grillo per averli sterilizzati? Macché. Invece di addossarsi la colpa politica di un atto sconsiderato, prima l’hanno imputato alla follia di uno squilibrato, e dopo la smentita dei congiunti di Preiti, ne hanno riversato la responsabilità su quegli stessi otto milioni di voti, tentando di manovrare in proprio favore il sangue dei servitori dello Stato. Una cosa oscena. Con l’eccezione di Laura Boldrini: “La politica ha trasformato una vittima in carnefice”. E di un carabiniere, uno di quelli che ieri potevano morire: “È il gesto di un disperato. I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio. Ecco cosa succede, ma i politici vivono in un mondo loro, non capiscono.”
È bene che capiscano e in fretta che il Parlamento non è cosa loro né una filiale di Cosa Nostra. Ma, con il Quirinale, è la casa e l’ufficio di tutti gli italiani che vi sono rappresentati e si attendono, dal nuovo governo, giustizia sociale, lavoro, dignità e senso dello Stato.
Fonte: http://www.diegocugia.com/index.php/blog/strategia-della-pensione/

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