" Stanno finendo i soldi per bombardare Gheddafi. Da Londra una sponda a Pontida" di Riccardo Galli

http://www.eolopress.it/eolo/images/stories/eolopress/29012009/bombardamenti.jpgSignori c’è un problema. Stanno finendo i soldi per bombardare Gheddafi. O almeno i soldi “normali” di cui normalmente dispongono le Forze Armate. Forze Armate europee, non solo italiane. E la Lega di Bossi non è sola in Europa a porre il problema: chi paga il conto della guerra in Libia? Bossi si prepara a Pontida a chiedere a Berlusconi di sganciarsi e chi si è visto si è visto. In Europa non sono così sbrigativi. Ma anche a Londra ad esempio si comincia a dire chiaro e a far di conto: liberare Tripoli da Gheddafi non è solo una questione politica, di opportunità e di diritti umani lesi, è anche questione di soldi. Le Nazioni Unite hanno dato il loro via libera, nonostante non pochi malumori l’opinione pubblica internazionale ha avallato l’intervento in Libia e i caccia sono partiti. Ma al di là della mediazione politica c’è un problema molto più terra terra ma molto concreto. Bombardare Gheddafi, che tra l’altro si ostina a resistere, costa. E non costa poco. Se la vicenda non si conclude in breve tempo, ipotesi a dir poco improbabile, o si molla tutto o bisognerà trovare nuovi fondi per finanziare la missione. E i nuovi fondi solitamente o si chiamano tagli o si chiamano tasse.

 

Lo ha fatto notare, ultimo in ordine di tempo, l’ammiraglio inglese Mark Stanhope, comandante della Marina di Sua Maestà: un impegno militare prolungato in Libia è «insostenibile» per la Gran Bretagna e il governo dovrà «riesaminare le priorità» di spesa se il conflitto andrà avanti ancora per più di 90 giorni. E Stanhope non è l’unico a sottolineare che bombardare Gheddafi costa troppo. L’allarme dell’ammiraglio inglese, ancora piccato perché la Gran Bretagna ha dismesso lo scorso anno la portaerei «Ark Royal» e i caccia a decollo verticale Harrier sottolineando come i caccia che decollano da Gioia del Colle impieghino molto più tempo e soprattutto molto più carburante per raggiungere gli obiettivi da colpire in Libia, segue infatti quanto detto la settimana scorsa dal ministro americano alla Difesa Bob Gates: «La cruda realtà è che ci sarà una diminuzione della pazienza statunitense nello spendere fondi crescenti», e dal generale francese Stephane Abrial: «La Nato ha i mezzi sufficienti per condurre la sua campagna militare in Libia… ma se il conflitto dovesse prolungarsi la questione delle risorse diventerebbe critica».

 

La politica si è subito affrettata nel tentativo di ridimensionare la questione. In Gran Bretagna è intervenuto il capo delle forze armate, sir David Richards, che ha ribattuto: «I militari possono sostenere l’operazione per quanto tempo vogliono». Dalla sede centrale della Nato la portavoce Oana Lungescu ha ripetuto che l’Alleanza «ha i mezzi necessari per concludere la sua missione in Libia» e che «dopo la riunione della settimana scorsa dei ministri della Difesa, gli alleati e i loro partner stanno esaminando in che modo fornire al meglio i mezzi necessari per compiere questa missione». Ma più delle parole dicono le cifre.

 

La sola Gran Bretagna ha speso finora 300 milioni di sterline e la nostra partecipazione costa 700 milioni di euro ogni tre mesi. Da noi per il momento si attinge ai fondi ordinari della Difesa mentre il decreto del governo che dovrebbe finanziare la missione ancora non si vede. E questa “mancanza” ha una spiegazione politica ben precisa: tra Afghanistan, Libano, Balcani, e ora anche la Libia, la Difesa ha bisogno di 1 miliardo e mezzo di euro ogni sei mesi. Soldi che vanno deliberati entro la fine di giugno a scapito di sgravi fiscali e di altri investimenti. Cosa che non piace certo alla Lega ma che mette in difficoltà tutto il Governo alle prese con un necessario rilancio d’immagine dopo le batoste elettorali. Ma i conti sono conti e la cosa non può essere rimandata all’infinito.

 

I caccia e i bombardieri della Nato hanno realizzato finora oltre 10 mila missioni. Considerando che il costo di un’ora di volo di un caccia F15 o F16 è di circa 13 mila dollari, che gli aerei si alzano in coppia e che la durata media delle missioni è di circa un’ora e mezza, sono quarantamila dollari che se ne vanno in fumo a missione. Nel caso dei Tornado italiani, macchine la cui progettazione risale agli Anni Settanta, i costi per ciascuna ora di volo sono ancora superiori, 32mila euro circa. Il costo per far volare i caccia francesi è ancora più alto, 45mila euro ogni ora. Le spese sono leggermente più contenute, invece, per le ragioni sottolineate anche dall’ammiraglio inglese, quando la missione viene affidata agli Harrier imbarcati sulla portaerei «Garibaldi» che da quasi tre mesi incrocia al largo della Sirte. E poi ci sono le spese per l’utilizzo di elicotteri e navi, senza contare i missili che costano letteralmente una fortuna: 200mila euro per ogni singolo missile antiradar “Harm” sganciato dai Tornado. E nonostante lo sforzo, economico soprattutto, i risultati sul campo latitano.

 

La situazione costi è per il nostro Paese talmente agli sgoccioli che per risparmiare qualche spicciolo si pensa persino di non pagare ai marinai il soprassoldo di missione e di concedere loro quattro ore di riposo in più per ogni giornata di navigazione. Il ministro degli esteri Frattini dice che “nessuno pensava di fare piazza pulita a colpi di bombe, di uccidere Gheddafi o la sua famiglia. Non era questo l’obiettivo. Ora occorre una soluzione politica per l’uscita di scena di questo regime”. Ma la domanda vera resta una: chi paga? ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog