Sottomissione al potere italiano: così Maroni ha sepolto la Lega - di Gilberto Oneto

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/04/MARONTAKER-291x300.jpgNegli anni passati Destra e Lega hanno detto di Napolitano cose terribili e ne hanno pensate anche di peggiori. Adesso lo hanno votato raccontando che è il meno peggio e forse hanno ragione. Da parecchi punti di vista infatti è il migliore dei Presidenti possibili per essere a capo di questa disastrata Repubblica: ha un passato di fascista e di comunista che in pochi (non fosse altro che per ragioni anagrafiche)  possono vantare, ha posato le chiappe su tutti i possibili scranni elettivi d’Italia e d’Europa, ha attraversato tutta la storia repubblicana, è un fervido patriota tricolore, è meridionale, ha accumulato stipendi, pensioni e rimborsi, ha quasi novant’anni: una assicurazione di  ineludibile futuro ricambio. La sua rielezione consente anche qualche  lodevole taglio di spesa  in tempo di crisi: si procrastina  una buonuscita e non si devono sostituire molte migliaia di fotografie negli uffici pubblici: sarà particolarmente sollevato il Tosi che ne conserva una con l’affetto che si deve a una icona riverita.

Destra e Lega non l’avevano votato l’altra volta, anzi ne avevano duramente osteggiato l’elezione: dimostrazione che il tempo cambia le cose e che anche la conclamata graniticità delle loro convinzioni subisce la stessa ineluttabile corruzione.

La Destra ha evidenti convenienze in questa conversione ma sfuggono del tutto quelle del Carroccio a meno di interpretarla come un atto di fedele sudditanza nei confronti dell’alleato.  Che ne sia felice il sindaco di Verona si è già detto, che Maroni provi rispetto per il Presidente nelle cui mani ha deposto il suo giuramento di fedeltà alla Costituzione italiana in qualità di ministro  è (forse) umanamente comprensibile alla luce di un acrobatico gioco di sovrapposizione psicanalitica fra il pratone di Pontida e i giardini del Quirinale. Quello che proprio sfugge è cosa stia dietro al comportamento del partito Lega nel suo complesso, a meno di ricorrere alle più inquietanti e disonorevoli supposizioni.

Perché un partito indipendentista deve interessarsi e partecipare all’elezione del capo dello Stato da cui vuole separarsi? Perché un partito padanista deve sostenere un uomo che è l’incarnazione stessa del patriottismo meridionalista, della più melensa retorica unitarista? Si tratta del frutto di imperscrutabili e diabolici giochi di destrezza politica o di molto più rudimentale dabbenaggine? In ogni caso ha tutta l’aria di essere il punto terminale di un percorso di degradazione che dalle gioiose giornate del settembre del 1996 ha portato a questo sciagurato aprile di sottomissione al potere italiano. Se è così, Maroni ha in questi giorni ucciso la Lega, ha sepolto un sogno che si era ormai degradato e corrotto ma che riusciva ancora  a riscaldare i cuori e a infiammare le fantasie di tanta gente per bene. In tanti infatti hanno mandato giù la cacciata di Castellazzi, di Castellaneta, di Miglio e di centinaia di persone intelligenti e oneste, hanno subito per anni e anni i Calderoli e i Cota, hanno fatto finta di non vedere le genialità finanziarie dei Galimberti (CrediEuroNord), Balocchi e Belsito, hanno trangugiato il Trota e tutto un devastante repertorio di tavanate e terronate che hanno trasformato un grande sogno di libertà in un  incubo di delusioni.

Salvo straordinarie e miracolistiche evoluzioni (al momento imperscrutabili e molto poco probabili), in questi giorni di triste primavera Maroni ha sepolto la Lega. Ne sopravvive il simulacro ma oggi è stata ufficializzata la sua totale estraneità rispetto a quella delle origini, da quel radioso e sconsiderato movimento del “Basta Roma, basta Tasse” che aveva per la prima volta fatto davvero barcollare l’orribile creatura di Frankenstein che dal 1861 opprime e impoverisce i popoli della penisola. Oggi resta una cosa che si chiama Lega, che ha il simbolo della Lega, che la ricorda nell’aspetto esteriore,  ma che è – se sopravvive – un’altra cosa. Ci dicono che sarà l’edizione padana della Csu, il partito cristiano sociale della Baviera. Questo però sarà cristiano come la Democrazia cristiana e sociale come il Movimento Sociale. E ha tutta l’aria di essere la corrente molto blandamente nordista del nuovo partito di destra di cui Maroni aspira forse ad essere uno dei viceBerlusca e chissà che altro. L’immagine dei leghisti che applaudono compunti un Napolitano che li ricopre di sterco è emblematica, è la Götterdämmerung del lella,  un “cupio dissolvi” che sembra di più a un semicupio, la pantomima  di una banda di sopravvissuti che prendono uno stipendio e che vogliono continuare a prenderlo.

Il 23 aprile, ieri, è stato San Giorgio, protettore della Catalogna ma anche – chi se lo ricorda ancora?  – della Padania, è il primo dei tre giorni di festa delle nostre comunità e del loro rinnovato legame con la terra: il 23 (San Giorgio), il 24 (San Giorgetto) e il 25 (San Marco) la nostra gente percorreva il territorio con croci e draghi nelle Rogazioni, e con esse rimarcava l’unità fra popolo, cielo, terra e simboli. Anche quella in cui si trascina la Lega in questi giorni somiglia a una processione, ma è un funerale.

Fonte: http://networkedblogs.com/KA2oz

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