" Sono pronto a rimettere l’eskimo" di Giuseppe De Lazzari - Brembio

L’ anno 2010 se ne è andato e, forse, con pochi rimpianti. Ricorderei volentieri gli ultimi dieci giorni, vissuti senza salotti televisivi occupati sempre con supponenza dai nostri eterni politici. Dieci giorni vissuti in tutta tranquillità, ma vissuti con i morsi tenaci della crisi economica che non conosce pause e non conosce festività. Comunque senza l’asfissiante presenza politica dei nostri governanti e non solo, ci è sembrato di vederci meglio.

Dei nostri governanti qualche collegamento telefonico, proprio per non lasciarci soli: dal mare, dalla montagna, dalle isole vicine e lontane; comunque sole caldo e neve soffice. Manco a dirlo: tutti sorridenti. Secondo loro la crisi è tutta alle spalle e secondo Uno l’Italia ne è uscita meglio di tanti altri paesi, probabilmente anche con le vittorie della sua squadra di calcio.

Da tutto questo ciarpame (l’assist mi è dato dalla signora Veronica) salvo il nostro Presidente della Repubblica. Bravissimo lui o mediocri, per non dire altro, gli altri.

Del nostro Presidente apprezzo fino in fondo la riflessione dopo le manifestazioni di piazza degli studenti e dei giovani senza lavoro che vogliono essere protagonisti del loro futuro. Anch’io sono padre di uno studente universitario e anch’io avrei tanto voluto che mio figlio fosse in una delle piazze d’Italia a protestare e a fare proposte e raccontare tutto il malessere che preme pesantemente sui nostri ragazzi (forse precari per tutta la loro vita). Non si tratta solo di una Riforma, dei numeri per farla approvare, di una Borsa di Studio o altro.

Come ha detto, autorevolmente, Giorgio Napolitano bisogna cercare di capire il malessere dei nostri giovani studenti e dei precari perché solo così si può costruire il futuro e salvare la Democrazia e i venti mesi in montagna di tanti giovani. Un nostro passato che ha costruito un futuro che cammina sulla strada maestra della Costituzione. Ho parlato di mio figlio, spero mi perdoni, perché vorrei tanto parlare anche di un altro figlio che non ho visto nelle piazze d’Italia: il figlio di un Senatore, diciamo meglio: del Senatur.

Sì,proprio lui: il figlio di Umberto Bossi. Non ha partecipato a nessuna manifestazione, non ha fatto proposte, non ha detto di No ai tagli della Riforma Gelmini; non si è visto e sentito. Probabilmente non è più uno studente, probabilmente non è più giovane, probabilmente ha già un futuro. Delle tre opzioni mi interessa la prima: non è più uno studente. Infatti dopo aver con tanta fatica conseguito la maturità quasi fuori tempo massimo, non si è iscritto a nessun corso universitario conoscendo, anticipatamente, che la Riforma puntava anche sulla bravura, sulla preparazione e sulla selezione degli studenti. Comunque non è disoccupato, non è precario, non sente i morsi della crisi. Cosa farà mai? Che capacità,che competenze, che curriculum?

Con l’anno che verrà la televisione ci informerà. Tutto ci dice la televisione dei nostri figli quando sono anche violenti,anche di più. Degli altri mai. Attraverso le pagine del Cittadino mi piacerebbe chiedere, lasciamo stare chi è il miglior barista, chi è il miglior calzolaio e chi è il miglior postino, lasciamo stare per ora queste cose. Chiederei invece al signor Berlusconi, al signor D’Alema, al signor Veltroni, al signor Fini, al signor Casini dove sono i vostri figli, cosa fanno i vostri figli, dove studiano i vostri figli figli. Che futuro hanno i vostri figli? Se mi risponderete che sono anche loro precari, indosserò ancora ,come una volta, l’eskimo e scenderò in piazza con loro e per loro, per il loro futuro. Lo giuro. Buon anno a tutti.

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