" Soldi ai partiti, le grandi manovre " di Carlo Musilli

http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-2/finanziamento%20pubblico.jpgMentre nelle procure italiane va in onda la tragicommedia dei tesorieri mano-lesta, i maggiori partiti cercano un accordo lampo per salvare faccia e portafogli. E' stata una Pasquetta di telefonate febbrili quella di Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, ma alla fine l'accordo è arrivato. Entro domani i tecnici di Pdl, Pd e Terzo Polo metteranno a punto alcune "norme ugenti - come si legge in una nota dei berluscones - per il controllo e la trasparenza del finanziamento pubblico ai partiti". Dopo di che, "nella giornata di giovedì - prosegue la nota - le norme potranno essere presentate alle altre forze parlamentari per una comune valutazione". Si discuterà poi su quale sia "il percorso di approvazione più efficace e rapido".

Finora, i progetti in cantiere non prevedono affatto di ridurre l'entità dei finanziamenti, ma semplicemente di disciplinare le regole di democrazia interna ai partiti - dando finalmente attuazione all'articolo 49 della Costituzione - e di riformare i controlli, che probabilmente saranno affidati alla Corte dei Conti. Come corollario, dovrebbe arrivare anche una restrizione: i partiti potranno investire la loro liquidità solo in titoli di Stato italiani. Niente più traffici in Tanzania o a Cipro. Quasi certamente il nuovo provvedimento sarà discusso dalle commissioni "in sede legislativa".

Tecnicamente, questo vorrebbe dire saltare i passaggi alle Camere e arrivare all'approvazione in tempi record. Si fa per dire, visto che nel 1993 un referendum promosso dai Radicali stabilì che gli italiani chiedevano a gran voce la totale abolizione di questi finanziamenti. Il risultato di quella consultazione è stato vergognosamente ignorato per anni e, ad oggi, le proposte di legge paludate in Parlamento sono addirittura una quarantina (ma la maggior parte è arrivata dopo l'esplosione del caso Lusi).

Perché allora tanta fretta proprio adesso, dopo quasi un ventennio di melina? L'improvvisa solerzia è quantomeno sospetta. In realtà, l'unità d'intenti trovata dal trio ABC sembra avere un duplice scopo, quanto mai bipartisan: recuperare credibilità agli occhi degli elettori e allo stesso tempo evitare di ritrovarsi con meno soldi del previsto - o con troppi controlli - nei prossimi anni. Gli scandali legati alle gesta dell'ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, e al suo compare di marachelle leghista, Francesco Belsito, hanno creato grane in entrambi gli schieramenti. Si parla di un fiume di soldi pubblici usato allegramente per scopi personali, senza che nessun esponente delle varie formazioni abbia mai battuto ciglio. Un silenzio durato anni e che si può spiegare solo in due modi: disonestà o sprovvedutezza. In entrambi i casi sarebbe legittimo che i cittadini pretendessero un'epurazione trasversale in Parlamento.

Mentre nelle procure italiane va in onda la tragicommedia dei tesorieri mano-lesta, i maggiori partiti cercano un accordo lampo per salvare faccia e portafogli. E' stata una Pasquetta di telefonate febbrili quella di Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, ma alla fine l'accordo è arrivato. Entro domani i tecnici di Pdl, Pd e Terzo Polo metteranno a punto alcune "norme ugenti - come si legge in una nota dei berluscones - per il controllo e la trasparenza del finanziamento pubblico ai partiti". Dopo di che, "nella giornata di giovedì - prosegue la nota - le norme potranno essere presentate alle altre forze parlamentari per una comune valutazione". Si discuterà poi su quale sia "il percorso di approvazione più efficace e rapido".

Finora, i progetti in cantiere non prevedono affatto di ridurre l'entità dei finanziamenti, ma semplicemente di disciplinare le regole di democrazia interna ai partiti - dando finalmente attuazione all'articolo 49 della Costituzione - e di riformare i controlli, che probabilmente saranno affidati alla Corte dei Conti. Come corollario, dovrebbe arrivare anche una restrizione: i partiti potranno investire la loro liquidità solo in titoli di Stato italiani. Niente più traffici in Tanzania o a Cipro. Quasi certamente il nuovo provvedimento sarà discusso dalle commissioni "in sede legislativa".

Tecnicamente, questo vorrebbe dire saltare i passaggi alle Camere e arrivare all'approvazione in tempi record. Si fa per dire, visto che nel 1993 un referendum promosso dai Radicali stabilì che gli italiani chiedevano a gran voce la totale abolizione di questi finanziamenti. Il risultato di quella consultazione è stato vergognosamente ignorato per anni e, ad oggi, le proposte di legge paludate in Parlamento sono addirittura una quarantina (ma la maggior parte è arrivata dopo l'esplosione del caso Lusi).

Perché allora tanta fretta proprio adesso, dopo quasi un ventennio di melina? L'improvvisa solerzia è quantomeno sospetta. In realtà, l'unità d'intenti trovata dal trio ABC sembra avere un duplice scopo, quanto mai bipartisan: recuperare credibilità agli occhi degli elettori e allo stesso tempo evitare di ritrovarsi con meno soldi del previsto - o con troppi controlli - nei prossimi anni. Gli scandali legati alle gesta dell'ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, e al suo compare di marachelle leghista, Francesco Belsito, hanno creato grane in entrambi gli schieramenti. Si parla di un fiume di soldi pubblici usato allegramente per scopi personali, senza che nessun esponente delle varie formazioni abbia mai battuto ciglio. Un silenzio durato anni e che si può spiegare solo in due modi: disonestà o sprovvedutezza. In entrambi i casi sarebbe legittimo che i cittadini pretendessero un'epurazione trasversale in Parlamento. ( Fonte: www.altrenotizie.org)

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