Siti scorie nucleari, Legambiente: « Il lupo perde il pelo ma non il vizio».

I motivi che portarono nel 2003 il Governo Berlusconi a fare dietro front rispetto alla scelta di Scanzano Jonico come sito di smaltimento, senza condivisione con il territorio e nelle segrete stanze dei palazzi governativi a Roma, non hanno insegnato nulla al Governo Berlusconi. Sembra quindi che il lupo perda il pelo ma non il vizio».

 

Così Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, commenta la scelta di non rendere nota la lista dei siti di smaltimento delle scorie che l'esecutivo avrebbe chiesto di redigere alla Sogin.

 

«Anche in questa occasione - aggiunge Ciafani -  l'iter che sta seguendo il Governo lascia presagire scenari alla Scanzano Jonico. La realizzazione di qualsiasi impianto, a partire da quelli più impattanti come è il deposito per i rifiuti radioattivi,  non può prescindere da un confronto trasparente con gli enti locali, i soggetti economici e i cittadini. Si tratta di una scelta, infatti, che ipotecherà il futuro di quelle zone per centinaia o piuttosto migliaia di anni e che è indispensabile fare nel modo più democratico e trasparente possibile, senza logiche militari. Staremo a vedere infine - conclude Ciafani - se anche in caso di elezioni anticipate il Governo sul nucleare manterrà  la linea decisionista o ripeterà l'imbarazzante pantomima vista durante l'ultima campagna elettorale per le regionali quando l'atomo scomparve dal dibattito politico per evitare l'inevitabile dissenso degli elettori».

 

E sulla questione interviene anche il presidente della Provincia di Grosseto Leonardo Marras: «Pensare di poter realizzare un deposito di scorie nucleari in provincia di Grosseto  è un'idea folle sia dal punto di vista ambientale che economico, considerato che questo territorio è uno dei distretti turistici e agroalimentari più noti d'Italia, anche per la sua elevata qualità ambientale. Quello che è ancora più inaccettabile è dover sopportare, da almeno due anni a questa parte, la strategia della fuga di notizie, senza che Regione, Provincia e Enti locali vengano informati per la corretta via istituzionale. La nostra contrarietà è pertanto totale e siamo determinati a far valere le nostre ragioni».

 

E anche l'onorevole Luca Sani (Pd) interviene sul caso sottolineando che «realizzare il deposito nazionale delle scorie nucleari in provincia di Grosseto non ha alcun senso. E non per motivi di campanilismo. Basta infatti conoscere la vocazione di questo territorio per capire che sarebbe una scelta improponibile. Piuttosto, è singolare che la gran parte dei siti proposti dalla Sogin siano concentrati nelle regioni del centro sud. Poiché ancora una volta il governo non si assume responsabilità in modo trasparente, presenterò un'interrogazione urgente rispetto alla non meglio identificata localizzazione in Maremma. Questa volta sarà difficile dare una risposta generica ed evasiva come già fatto in precedenza, quanto la questione fu liquidata dicendo che il piano era ancora in fase di elaborazione».

 

Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, commentando la possibile localizzazione di un sito per le scorie nucleari tra Puglia e Basilicata da parte della Sogin ha detto: «Siamo prontissimi ad accoglierli, non specifico come. Mentre devono sapere che noi lotteremo in generale contro la follia del nucleare e qui in Puglia con la massima serenita': avranno la piu' civile, pacifica e partecipata reazione popolare della storia pugliese».

 

Mentre il presidente della Regione Basilicata, Vito de Filippo, dichiara: «Per evitare quella che sembra essere diventata una triste roulette russa sull'allocazione del deposito per le scorie nucleari attendiamo un'affermazione chiara da parte di chi ha la responsabilità di guidare questo Paese: che nulla verra' fatto senza la condivisione dei territori interessati».

 

«La Basilicata - ha continuato De Filippo - ha già detto no con chiarezza e determinazione al tentativo di imporre il deposito a Scanzano Jonico fatto qualche anno fa ed e' pronta a ripetere questa posizione in ogni circostanza, in ogni sede e con ogni mezzo. Ma la partita non puo' essere ridotta a un `morte tua vita mia' che contrapponga i diversi territori in uno stillicidio di notizie che contrastano con le norme approvate. L'iter previsto dal governo, infatti, metteva la scelta dei siti a valle dell'aggiornamento dei criteri di selezioni da parte di una Agenzia per la sicurezza nucleare che ancora non esiste e delle risultanze di una valutazione ambientale strategica di cui ancora oggi non si ha notizia. Quindi, ogni ipotesi di scelta gia' fatta dalla Sogin sarebbe una forzatura al di fuori di ogni quadro normativo e chi ne dovesse essere autore avrebbe posto in essere una sospetta quanto incosciente fuga in avanti. Temi come questi - ha concluso il Governatore lucano - vanno affrontati con chiarezza e condivisione, non con lacerazioni ed egoismo».

 

«Mi opporrò ad ogni ipotesi di nucleare», ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: «La società per la gestione degli impianti nucleari - scrive Rossi - ha individuato 52 aree con caratteristiche adatte ad ospitare un sito per le scorie radioattive. Tra queste ha indicato la Maremma. No grazie - sottolinea - la Maremma avra' suo uno sviluppo: penso al turismo, all'agricoltura e a un distretto per le energie rinnovabili a partire dalla geotermia».

 

Il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Stefano Saglia, precisa: «Il presidente del Consiglio nel suo ruolo di ministro ad interim ha ritenuto di scrivere al commissario della Sogin chiarendo il termine per la comunicazione sul lavoro di  individuazione dei siti per le scorie nucleari, previsto per il 23  settembre, non era un termine perentorio ma indicativo». E aggiunge Saglia: «La Sogin ha fatto un buon lavoro, ora si tratta di esaminarlo,  compito che spetta all'Agenzia per la sicurezza nucleare e deve corrispondere a regole Vas. Questo lavoro è una base di partenza per  prendere una decisione, che al momento non abbiamo ancora preso». ( Fonte: greenreport.it)

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