Siamo alla frutta e il dolce è finito!

http://www.moriconifrutta.it/wp-content/gallery/immagini/siamo-alla-frutta.jpg“Faremmo meglio a trovare qualche soluzione per recuperare questa pensante situazione, invece di pensare a un’improbabile invasione di extraterrestri o al 21 dicembre 2012. E ancor meno a fantascientifiche manovre per salvare l’economia! Siamo alla frutta e il dolce è finito!”

Da alcuni articoli sul decremento della popolazione delle api, sembra che la situazione si sia ulteriormente aggravata. Il numero dei preziosi imenotteri continua a diminuire, soprattutto negli Stati Uniti ed in Europa. Le cause sono semplici da identificare: campi elettromagnetici sempre più diffusi e potenti che disorientano le api e indeboliscono la loro capacità di ipercomunicare; pesticidi, neonicotinoidi, e veleni contenuti nelle scie chimiche. E’ stato appurato che in parecchi casi, la morte delle api era da attribuire a dosi massicce di metalli pesanti. Le chemtrails mietono milioni e milioni vittime tra questi insetti. A chi toccherà in un futuro non lontano ? Quando qualcuno si sveglierà, sarà sempre troppo tardi.

In Italia il numero delle api è diminuito della metà nel corso del 2007.
A causa della morte delle api, molte colture di ortaggi e di frutta non sono state impollinate. Come conseguenza, il settore agricolo ha patito un danno, di centinaia di milioni di euro. Una situazione analoga si osserva negli altri stati europei, dove la diminuzione oscilla tra il 40 ed il 50 per cento.

La Svizzera si risveglia in primavera con il 30% in meno di api. La mortalità di questo prezioso insetto è salita da un fisiologico 10% a oltre il 30%-40% nel periodo 2003-2006, secondo quanto dichiarato da Jean-Daniel Charrière, collaboratore scientifico presso la stazione di ricerca agronomica di Liebefeld-Posieux.
Le api sono, insetti preziosissimi per l’impollinazione di moltissimi vegetali, soprattutto alberi da frutta, ma anche peperoni, zucche, colza o girasoli. Nei casi in cui la diminuzione del patrimonio di api non sarà compensata da un ripopolamento per opera degli apicoltori, non si possono escludere ripercussioni sulla produttività in svariati settori dell’agricoltura.
Il fenomeno non è un caso isolato e anzi ha raggiunto proporzioni catastrofiche negli Stati Uniti, dove l’entità della moria – con punte del 60-70% – ha allarmato gli apicoltori e gli agricoltori”.

Quali possono essere le cause di questa diminuzione del numero delle api ? Ricercatori tedeschi, britannici e statunitensi concordano nell’attribuire la moria ai campi elettromagnetici irradiati dalle antenne della telefonia mobile e dai cellulari: si è notato, infatti, che le api si rifiutavano di ritornare nell’arnia, non appena un telefono cellulare veniva collocato nei dintorni. Ciò spiegherebbe perché alcuni alveari siano stati trovati quasi completamente vuoti, con api disorientate e destinate a morte certa.
Le conseguenze sono di enorme portata, vista l’importanza fondamentale di questi insetti per l’impollinazione delle specie vegetali e per la conservazione dell’habitat naturale.

Il noto etologo Giorgio Celli considera più che plausibile la spiegazione che considera l’effetto delle onde elettromagnetiche, ma ritiene che a provocare questa falcidia, siano stati specialmente i pesticidi usati in agricoltura. Credo che, sebbene, come assodato, insetticidi ed anticrittogamici siano nocivi alla flora, alla fauna e all’uomo, il colpo di grazia alle api sia stato inferto dalle onde elettromagnetiche. Non è un caso che le antenne della telefonia mobile siano proliferate in questi ultimi anni un po’ dappertutto: spesso queste installazioni sono mimetizzate o nascoste nei modi e nelle strutture più impensabili, altre volte sono collocate su lastrici solari di edifici privati, in parchi, campi sportivi, addirittura all’interno di cimiteri. È stato poi constatato che la loro disposizione ravvicinata è antieconomica e consona con l’obiettivo di diffondere radiazioni non ionizzanti in modo da danneggiare in modo deliberato la salute delle persone. Non si dimentichi poi che questi campi elettrodinamici sono adoperati anche per il controllo mentale (onde ELF ed ULF – H.A.A.R.P.).
Il decremento del numero delle api, è inoltre dovuto, non solo alle radiazioni non ionizzanti, ma anche alle sostanze diffuse con le scie chimiche e biologiche (metalli vari, batteri, virus): non è dunque un caso se, in Svizzera il problema si è aggravato nel periodo 2003-2006, arco di tempo durante il quale la Confederazione elvetica (come moltissimi altri stati nel mondo), ha subito un feroce attacco chimico di cui si cominciano a vedere le tristi, funeste ripercussioni. Come spesso avviene, il binomio elettromagnetismo-scie chimiche si rivela micidiale.

Le diverse cause che concorrono alla scomparsa e morte delle api, sono così radicate, che sembra impossibile riuscire a farvi fronte; tuttavia una reazione è assolutamente necessaria. Solo in Italia l’apicoltura dà lavoro a 50mila persone, per un valore commerciale di circa 60 milioni di euro all’anno; il danno, se continuasse la moria delle api e l’abbandono degli alveari, non si limiterebbe però solo al tracollo di un intero settore economico, bensì metterebbe in ginocchio il ciclo riproduttivo di milioni di piante che dipendono dalle api per l’impollinazione: meli, peri, susini, peschi, ma anche erba medica, grano, trifoglio, finocchio, aglio, girasole, soia… e molte altre ancora.

In un solo giorno, infatti, un’ape può visitare circa 700 fiori e poiché ogni alveare contiene in media 30.000 operaie, una colonia può visitare più di 20 milioni di fiori quotidianamente; l’importanza delle api, ma anche dei bombi, come impollinatori diventa quindi fondamentale. Fra le piante selvatiche, ben 22.000 specie dipendono dalle api per l’impollinazione

Salvare le api significa quindi evitare il collasso dell’intero Pianeta. Per citare una frase attribuita ad Albert Einstein: “Se l’ape scomparirà dalla superficie della terra, allora agli uomini rimarranno solo pochi anni di vita. Non più api, non più impollinazione, non più piante, non più animali, non più uomo.

Faremmo meglio a trovare qualche soluzione per recuperare questa pensante situazione, invece di pensare a un’improbabile invasione di extraterrestri o al 21 dicembre 2012. E ancor meno a fantascientifiche manovre per salvare l’economia! Siamo alla frutta e il dolce è finito! Probabilmente quel giorno arriverà così da porre fine a quell’opera di sterminio e di profanazione messa in atto dall’uomo robotizzato di quest’epoca infausta.

Nel frattempo il “punteruolo rosso”, dopo essersi acclimatato, sta falcidiando migliaia di palme e di arecacee (una vera e propria emergenza fitosanitaria), congiuntamente con il “Tarlo Asiatico”, nuovo “divoratore” di piante ancor più spietato del “Punteruolo” stesso!
Questo insetto, si differenzia dal “collega Punteruolo” per la sua maggiore violenza con cui aggredisce piante ed alberi, causando anche più danni del precedente, che già ha rovinato gran parte del verde pubblico in diverse città nel mondo, forte del fatto che non c’è una “cura” al suo attacco. La sola cosa da fare è tagliare di netto gli alberi, per evitare la sua propagazione, e in seguito bruciarli. E’ meglio non pensare a cosa potrebbe accadere se i danni già fatti dal “Punteruolo” vadano ad unirsi a quelli del “Tarlo”.
Una visione allarmante e inquietante che, se sommata a tutte le atrocità inferte alla natura (la madre) per mano dell’uomo in questo ultimo secolo, ci da un quadro preciso del futuro che ci aspetta .
E’ singolare poi, come soliti cervelloni della scienza (al soldo dei padroni furbacchioni), siano stati in grado di assemblare le peggiori “armi” di distruzioni di massa, ma incapaci di produrre anche le più semplici soluzioni per migliorare la vita dell’uomo e il suo habitat. Il risultato si evince dal contenuto di questo articolo dove, allo sterminio delle api, corrisponde di contro un aumento esponenziale degli insetti divoratori e distruttori. Così il maligno avanza, mentre il bene retrocede, cedendo il passo all’ottusità di questo mondo insensato in balia di una eccezionale stupidità.

Gianni Tirelli – con l’ausilio della Rete

Fonte: http://www.stampalibera.com/?p=62629

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