Si alla moschea a Ground Zero. Obama è favorevole

Altro che questione locale: "Questa è l'America". Qui la libertà è "un principio incrollabile". A Ground Zero, come in tutto il Paese.

 

Barack Obama in nome della libertà di religione, dice sì alla Moschea a due passi da dove l'11 settembre 2001 i terroristi islamici hanno ucciso migliaia di persone. Dopo giorni di silenzio, in cui il suo portavoce Robert Gibbs andava dicendo che la decisione finale toccava al sindaco di New York, il presidente degli Stati Uniti rompe ogni indugio. Barack Hussein Obama, andando contro ogni calcolo politico interno, lancia alla comunità islamica mondiale, non solo quella americana, un altro messaggio di grande apertura, i cui toni riecheggiano lo storico discorso del Cairo di qualche mese fa. Citando Thomas Jefferson, sfida a brutto muso la destra repubblicana, le proteste ebree dell' Anti-Defamation League e soprattutto gran parte dell'opinione pubblica. L'ultimo sondaggio, ricorda la Cnn, dimostra che il 68% degli americani è contro la costruzione di questa moschea, giudicandola un offesa alle vittime.

 

Ma Obama tira dritto. Dopo aver letto il Primo Emendamento della Costituzione americana chiarisce che "la libertà di religione è la legge di questa terra". Un principio che vale a a Lower Manhattan, come in tutto il Paese, sottolinea Obama, senza alcuna distinzione. Così è e sarà sempre, piaccia o meno.

 

L'endorsement di Obama, che ieri ha invaso tutte le prime pagine e tutti i siti scatenando l'ira della destra, è arrivato venerdì sera, al termine del 'Iftar Dinner', la cena organizzata alla Casa Bianca per celebrare l'apertura del Ramadan, alla presenza di una novantina di persone, tra i massimi esponenti della comunità musulmana americana.

 

"Ground Zero è un luogo sacro. Ma voglio essere chiaro - ha scandito Obama - come cittadino e come Presidente credo che i musulmani abbiano lo stesso diritto a professare la loro religione di qualsiasi altra persona in questo Paese. E ciò implica il diritto a costruire un luogo di preghiera, in un terreno di proprietà privata di Manhattan, nel rispetto delle regole e le leggi locali". Anche lui riconosce che quel luogo rappresenta un fatto "profondamente traumatico per tutta l'America. Capisco bene le emozioni che questa vicenda provoca".

 

Ma i principi, fa capire Obama, sono un'altra cosa. In gioco c'é la separazione tra Stato e Chiesa, il punto cardine della convivenza civile di questo Paese, unico per la sua storia: "Questa è l'America e il nostro impegno per la libertà religiosa deve essere incrollabile.

 

E' il principio in base al quale i popoli di tutte le fedi sono benvenuti in questo Paese, e non verranno mai trattati in maniera diversa dal loro governo. E' essenziale per quello che siamo, la volontà dei Padri Fondatori deve essere rispettata".

 

Parole che vengono accolte con favore da Michael Bloomberg: "Applaudo a Obama - commenta il sindaco di New York - e la sua strenua difesa della libertà religiosa". Ma sembra essere l'unico.

 

Per il resto è un fiume in piena di critiche, da parte di un Paese che al momento non sembra disposto a seguire il suo Presidente nella ricerca di una riconciliazione con gli spettri del passato e che appare distante dal 'common sense' dell'americano medio.

 

Per capirlo basta vedere la prima pagina del tabloid, New York Post. Accanto una foto di Obama, il titolo provocatorio: "Allah, per me va bene"

 

( Fonte: americaoggi.info )

 

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