Sentimenti virtuali e carezze in un file - di Patrizia Guenzi

http://new.caffe.ch/media/2013/12/21335_3_medium.jpgOggi il reale è diventato virtuale a tal punto che solo il virtuale è reale. Un paradosso? Mica tanto. Una tecnologia sempre più spinta ci obbliga a fare i conti con una realtà meno materiale, sensoriale e tattile. Abituati come siamo ad ingozzarci di facebook, twitter, google, smartphone, internet, non abbiamo più idea di cosa sia davvero guardarsi negli occhi. Ma, anche, stringere una mano, abbracciare, annusare, fare una carezza. Gesti vieppiù obsoleti. Incuranti, andiamo avanti a collezionare contatti, amicizie e persino relazioni sessuali online. "Ma per vivere i rapporti umani abbiamo bisogno del corpo non di uno schermo", avverte la sessuologa Katia Bonatti (vedi articolo a fianco). La tecnologia ha completamente raffreddato i rapporti umani, sentimenti sempre più digitalizzati e carezze trasformate in file.
Non si scrivono più biglietti o lettere e anche le telefonate sono ridotte al minimo; tutto si fa via sms, e-mail, tweet e post. Nemmeno in occasioni importanti, come matrimoni, festività o lutti si evita il ricorso a marchingegni tecnologici. Anzi, a volte non si digitano nemmeno le parole, ma solo immagini o emoticon. Vite racchiuse in un file. E proprio in un file, in un prossimo futuro, finiranno pure le carezze, uno dei nostri gesti più intimi. Un progetto a cui stanno lavorando un decina di atenei e centri europei.
Si chiama "Wearhap" (Wearable Haptics for humans and robots), oltre sette milioni di euro di finanziamento dell'Unione Europea con l'obiettivo di sviluppare sistemi robotici indossabili per trasmettere o ricevere sensazioni tattili. Ad esempio, distinguere una superficie dura da una morbida, capire il tipo di tessitura o la sensazione di calore per mezzo di guanti, anelli, ditali e bracciali dotati di microsensori. In realtà, alcuni obiettivi dell'iniziativa sono più che condivisibili, come le applicazioni in campo medico; altre, francamente meno, come stringersi la mano a distanza dopo una video conferenza o toccare un oggetto facendo shop online. "Custodiamoci gelosamente sensazioni e sentimenti che fanno parte del nostro mondo reale - commenta serio Davide Gai, imprenditore nel campo tecnologico e soprattutto nelle biotecnologie -. Gli oggetti li voglio prendere in mano veramente, tastare, soppesare, annusare, la carezza a mia figlia gliela voglio dare davvero".
Certo, la tecnologia ha raggiunto livelli impensabili sino a qualche anno fa. Ma spingersi troppo oltre a cosa può servire? "Il trasferimento del nostro mondo reale in quello virtuale sta sollevando non poche perplessità - nota Gai -, quindi carezze e gesti simili lasciamole nel mondo vero. I sentimenti sono reali, non potranno mai diventare virtuali. Inoltre, dal punto di vista stretamente tecnologico, per ora non c'è ancora niente che consenta di mettere in internet altro che non siano testi, immagini e suoni. Restano, con estrema difficoltà nel guardarle, le immagini tridimensionali. Ecco, per ora ci sono solo tante idee".
Intanto, continua la corsa alla ricerca di una realtà online che simuli il più possibile quella effettiva. Ma la progressiva digitalizzazione della vita, purtroppo, digitalizza anche i sentimenti, i rapporti, gli individui stessi. Persino la morte, come ha scritto sul quotidiano Repubblica tempo fa l'antropologo Marino Niola: "L'effetto è un folgorante cortocircuito tra l'assenza e la presenza, tra la scomparsa dell'individuo in carne e ossa e la sua sopravvivenza tecnologica. Tra l'altra vita e la second life".
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