Sedicimila euro per un voto

Gentilissimo Sindaco.

Un giorno di molti anni fa, più di quindici ormai, la mia FIAT Ritmo 1300 fuse il motore. Per fortuna il malanno fatale le capitò proprio mentre stavo parcheggiando sotto casa, in Via Valenza a Milano. Essendo a quel tempo lo scrivente un dottorando di ricerca senza borsa e conducendo vita disordinata benché morigerata, la decisione più ovvia fu quella di rinviare il problema: dove trovare il mezzo milione di lire necessario per celebrare un funerale per la vecchia Ritmo? Tra il carro attrezzi e la rottamazione tanta era la cifra, assolutamente fuori dalla mia portata. Un lungo viaggio in Inghilterra fece il resto: la FIAT Ritmo si trasformò in una di quelle auto fecondate da foglie morte, arrugginite dalla Val Padana, impolverate dal tempo che inesorabile le passava sopra. A unica giustificazione del suo stato, un cartello con la scritta GUASTA (in realtà avevo aggiunto tra parentesi le parole PER SEMPRE, non volendo arrivare a scrivere MORTA e volendo al tempo stesso dare una indicazione chiara del tipo di guasto che l’affliggeva: quello eterno). E col tempo passavano le multe. Ogni santa settimana la mia Ritmo incassava una multa per lavaggio della strada. Ricorda, sindaco? Una volta c’era il lavaggio della strada. Chi se ne scordava si beccava la multa. Ne presi 50 prima che mio padre, venuto a conoscenza della disinvolta condotta automobilistica del figlio primogenito, rimediasse alla situazione.

Quelle multe non le ho mai pagate. Un po’ perché mi parevano segno di sadico perseverare da parte dell’autorità (perché non rimuoverla e farmi pagare solo una multa, tanto più che c’era il cartello GUASTA PER SEMPRE? Perché non mettersi in contatto con me?) un po’ perché mentre cresceva il mio potere d’acquisto, tra more e contro more cresceva anche l’ammontare della multa, in un inseguimento senza fine. Ad oggi credo che il mio debito ammonti a circa 16.000 euro.

Qualche giorno fa leggendo le sue confuse dichiarazioni sulla sanatoria delle multe (e relative correzioni, parziali smentite e sottili distinzioni) ho iniziato ad avvertire un certo senso di nausea profonda. Se già il mio giudizio – perdoni la franchezza – sulla sua gestione della città e della campagna elettorale, era ai limiti della disperazione, queste ultime mosse mi hanno personalmente offeso. Lei ha provato a rivolgersi alla parte peggiore di me, a solleticare i più bassi istinti antisociali, a lenire il mio sacrosanto senso di colpa di cittadino, critico sì nei confronti della gestione del problema Fiat Ritmo abbandonata, ma tuttavia colpevole di scarso senso civico (sia pure causato da scarsa liquidità). Insomma, è stato come sentirsi dire: “Quanto vale il tuo voto? Sedicimila euro, per caso? Ecco se è così, eccomi qua: lo compro io!”.

Caro sindaco, mi spiace per lei. Il mio voto vale molto, molto di più, e l’unità di misura di questo valore – spero che riuscirà a comprenderlo – non ha nulla a che fare con il denaro.

Saluti

Massimo Coppola

Massimo Coppola, direttore della casa editrice ISBN, ha pubblicato questa lettera sul suo sito.

(PHOTO COPYRIGHT GIANNI CONGIU)

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