" Se non ora, quando?" di Claudio Rossi Marcelli

http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS4sMUF8NOb9C6l_wZRCvfXNJ6Qur7xFbVWdFQs5e3AhkSi4vZXEravamo davanti il portone di casa, sul ciglio della strada. Il giornalista tedesco mi chiedeva cosa penso di chi si oppone all’idea di genitori gay, mentre io cercavo disperatamente di evitare che Clelia finisse sotto un autobus. “Vedi, la realtà è che io mi preoccupo soprattutto che le mie figlie non finiscano sotto un autobus. Non ho davvero tempo di pensare alle teorie esistenziali di gente che neanche conosco”.

 

Concedere un’intervista sulla mia vita privata, sulla mia famiglia, è una cosa che non avevo mai accettato di fare. A Roma io e Manlio eravamo letteralmente inseguiti da gente che voleva fotografarci, intervistarci, fare un documentario su di noi. Tutti con le migliori intenzioni, tutti giustamente convinti che la nostra storia potesse essere utile a far capire come stanno le cose.

 

Noi, però, ci siamo sempre rifiutati di parlare. Io ho questo blog da cui posso raccontare le cose senza dovermi affidare a qualche giornalista o, peggio, presentatore tv. Perché sono convinto che l’unico modo di raccontare la nostra storia sia senza intermediazioni.

 

E comunque ci sembrava di svolgere pienamente il nostro dovere civile semplicemente vivendo liberamente e senza segreti la nostra vita, facendo cambiare idea a tutti quelli che incontravamo sulla nostra strada.

 

E infine eravamo anche “viziati” dal fatto che in Italia c’era un certo numero di genitori omosessuali disposti a esporsi in nome della nostra causa. Penso ai nostri amici Gianfranco e Tommaso, che hanno trasformato la loro campagna d’informazione sui papà gay in una sorta di seconda attività.

 

Quando un’attivista del gruppo homoparentalité di Ginevra mi ha chiesto di fare un’intervista, quindi, io ero pronto a dire subito di no. Ma poi ho capito meglio la situazione.

 

Ad Aprile il parlamento svizzero dovrà esaminare una revisione della legge sul matrimonio gay che potrebbe permettere l’adozione alle persone dello stesso sesso. Il settimanale più diffuso del paese ha deciso di pubblicare un reportage sui genitori omosessuali, ma a quanto pare in tutta la Svizzera non c’era nessuna coppia di papà pronta a farsi intervistare.

 

Donne quante ne volevano, perché loro sono molte di più, ma di uomini neanche l’ombra.

 

Ecco, in queste cose si vede come le cifre demografiche facciano una grande differenza. In Italia non ci sono leggi di alcun genere che tutelano o garantiscono diritti alle coppie gay. Una vera vergogna. Però noi italiani siamo tantissimi, e anche le minoranze sono enormi.

 

E così l’Associazione Famiglie Arcobaleno riunisce centinaia di genitori e aspiranti genitori omosessuali, e ce ne sono decine sempre pronti ad andare in tv, a farsi studiare dagli psicologi, ad aprire le porte di casa alle telecamere. Insomma, a fare in modo che si continui a parlare delle famiglie come le nostre.

 

In Svizzera, invece, le leggi ci sono ma le persone sono dieci volte meno. Compresi i membri delle associazioni gay. E così quelle decine di genitori che si espongono in Italia, qui sono praticamente zero.

 

Sarebbe stato un peccato non permettere a 2,3 milioni di svizzeri, quasi un terzo del paese, di informarsi meglio sulla realtà delle famiglie arcobaleno. E così io e Manlio abbiamo accolto in casa un reporter arrivato da Zurigo e abbiamo risposto alle sue domande.

 

Ovviamente, senza rinunciare a qualche provocazione a effetto.

 

‎”Claudio, e cosa rispondi a chi dice che una coppia di uomini che vuole un bambino va contro natura?”. Gli rispondo che, la prossima volta che gli viene un tumore, dovrà evitare di curarsi, perché se no andrebbe contro il volere della natura. Io, nel frattempo, continuerò a godermi il progresso al posto suo.

( Fonte: www.internazionale.it)

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog