Se la moda fa tendenza anche sull'evasione fiscale...

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/economia/dolcegabbana_200_200.jpgIn Italia la caduta progressiva del senso etico pubblico e privato è un problema che riguarda la società in generale, ma anche la nostra stessa classe dirigente. L’imprenditoria italiana è stata spesso al centro di questioni giudiziarie che non sono propriamente onorevoli e hanno riguardato molti soggetti sia pubblici che privati, considerati vere e proprie stelle del firmamento economico, industriale, finanziario. Dal crack Sindona, alla vicenda del Banco Ambrosiano (che coinvolse anche la banca vaticana), alla vicenda P2, alle tangenti Montedison, ai crack Cirio e Parmalat, passando per la vicenda del Lodo Mondadori fino a quella dei cosiddetti furbetti del quartierino che provocò addirittura le dimissioni del Governatore della Banca d’Italia.

 

Una aggravante considerevole di tali dinamiche corruttive ha riguardato la connessione sempre strettissima tra affari e politica che è purtroppo una costante sistemica italiana e segna una differenza sostanziale tra la nostra struttura di comando e quella di altri paesi che come il nostro fanno parte dell’occidente industrializzato.

 

Anche il settore della moda (che ha rappresentato il volano per eccellenza dell’economia italiana e qualificato in modo forte il made in Italy in ogni parte del mondo) è purtroppo rimasto coinvolto da questi incidenti di percorso che certamente hanno nuociuto non poco all’Italia, a come veniva percepita la sua immagine all’estero e al suo sistema industriale, spesso anche respingendo investimenti esteri che percepivano il nostro paese come “rischioso” anche per la bassa qualità etica delle sue elites dirigenti. Nel settore della moda gli ultimi di questi “incidenti” in ordine di tempo hanno riguardato il Gruppo Mariella Burani, il marchio Guru e lo stilista Gai Mattiolo con gravi accuse di bancarotta fraudolenta.

 

È per questa ragione che va commentato con particolare piacere il decadere di ogni addebito giudiziario relativamente agli stilisti Dolce & Gabbana (marchio tra i più importanti della moda italiana), accusati nei mesi scorsi del reato di evasione fiscale attraverso un complesso sistema di trasferimento di denaro Italia su estero per importi di particolare entità (centinaia di milioni di euro). Dopo una lunga e laboriosa indagine il Giudice dell’Udienza Preliminare ha ritenuto adeguate le spiegazioni fornite e ammesso che tutte le operazioni inizialmente contestate sono state effettuate dai due stilisti coinvolti in buona fede e nel sostanziale rispetto delle leggi vigenti. In un paese di furbetti è una buona notizia. Da sperare che faccia anche tendenza. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

 

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