Scuola: atenei strozzati. Precari pagati 100 euro

Stipendi da carità, ma precari in fila per avere la cattedra. E’ il paradosso dell’Università italiana sempre più soffocata dai tagli. Tutto parte dalla protesta contro il ddl Gelmini dei ricercatori che si stanno astenendo dalle lezioni e dagli incarichi. Gli Atenei per coprire i posti rimasti scoperti stanno correndo ai ripari, ma senza fondi. Un euro lordo, non un centesimo di più, per tutti coloro che accetteranno una cattedra nell’università di Sassari per l’anno accademico 2010-2011. Ma la lista è lunga: incarichi a titolo gratuito anche nelle facoltà universitarie di Bologna e Cagliari ed ancora a lettere e filosofia di Pisa e Scienze del turismo di Livorno.

Una situazione paradossale che vede, comunque, la corsa al posto tra gli aspiranti docenti perché un incarico annuale fa curriculum: i professori a progetto sono soprattutto precari esterni in cerca di collaborazioni, professionisti con uno stipendio su cui contare o docenti già in pensione. Il tempo stringe, nell’Università di Palermo l’atmosfera si sta scaldando: le lezioni bloccate dalle proteste dovrebbero riprendere l’8 novembre per tutti, ma non nella facoltà di lettere dove gli studenti promettono battaglia e si dicono pronti a denunciare l’ateneo.

Non è il solo fronte aperto. Divampa anche la polemica per il taglio sulle borse di studio: «L’ultima manovra finanziaria, approvata in Cdm il 14 ottobre – denuncia Link-coordinamento universitario - stanzia solo 25.731.000 per il diritto allo studio per l’anno 2011/2012. Il taglio in due anni è dell’89,54 %. Per il 2013 sono previste risorse per soli 12.939.000. Perciò mettiamo le borse in vendita su e-bay». Il Ddl Gelmini, intanto, arriverà in discussione alla Camera il 18 novembre ed il voto potrebbe giungere dopo una settimana: riprendono quindi le proteste in questo autunno che si sta davvero infuocando.

"E' L'ULTIMA VOLTA CHE ACCETTO" Marinella Gisotti è docente di Pianificazione territoriale alla Facoltà di Architettura di Firenze.

Come mai in tanti accettano incarichi a titolo gratuito?
«Continuo a credere nel mio ruolo di professore. Ho studiato per questo e spero di poter proseguire nel mio lavoro anche nei prossimi anni».

Che cosa pensa di questo fenomeno diffuso negli atenei?
«Spero sia l’ultima volta che mi ritrovo ad accettare un contratto simile, ho un forte spirito etico e spero che, accumulando anni di docenza, il mio curriculum possa migliorare. Sono titolare di cattedra da due anni ma in realtà insegno in aula da molto più tempo in qualità di cultore della materia».

Per quanto tempo accetterà questa situazione?
«Questo per me in realtà è il secondo anno, ma la situazione a questo punto deve cambiare. Anche se continuo a fare lezione in aula, resto comunque presente ad ogni forma di protesta». ( Fonte: www.leggo.it)

Autore: Lorena Loiacono

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