" Salt". La recensione

Tra gli anni ‘80 e ‘90 l’Unione Sovietica ha inviato nei paesi occidentali delle spie “dormienti”. Queste persone insospettabili e perfettamente integrate, conducono una vita normale fino al “giorno x”, giorno in cui si “attivano” per portare a termine una serie di attacchi terroristici contro gli Stati Uniti. L’agente della CIA Evelyn Salt (Angelina Jolie), dopo tante missioni per il suo paese e il matrimonio con l’amato Mike, viene accusata da un disertore di essere una di queste spie.
Scappa lasciando dietro di se il terribile dubbio. Evelyn Salt si “attiverà” veramente per uccidere il presidente russo in visita a New York City, scatenando così una guerra tra le due nazioni?

“Salt”, il nuovo action-thriller di Phillip Noyce (Giochi di potere, Il santo) è tutto giocato sull’identità del personaggio e sulla domanda chiave “chi è Salt?”. Domanda che apre un tema universale nel mondo dello spionaggio, un mondo di spie, dove la verità non viene mai a galla. Inizialmente concepito con un protagonista maschile (che doveva essere Tom Cruise), lo script è stato poi riadattato per Angelina Jolie, già abituata alle missioni impossibili di “Tomb Raider” e già diretta dallo stesso Noyce ne “Il collezionista di ossa”.

Con una trama improbabile da guerra fredda, che continua a dipingere i russi come nemici americani, il film non da un attimo di respiro fino alla fine e macina azione come i migliori blockbuster. I continui colpi di scena sull’identità (buona o cattiva) di Evelyn Salt confondono continuamente e sapientemente, così come i flashback sul suo passato.
Inutile dirlo, non ci sono pause per riflettere e la protagonista rimane impenetrabile e indecifrabile. Il lato umano o di cattiveria che traspare in qualche scena (più per un’espressione della Jolie che per un dialogo) non basta a dare profondità al personaggio e a spiegare le sue scelte.  Le risposte rischierebbero di inceppare il meccanismo “chi è Salt?”

Angelina Jolie diventa un po’ MacGyver un po’ Ethan Hunt di “Mission Impossibile” e un po’ L’Uomo Ragno: crea bombe improvvisate, salta sopra camion in corsa, si impegna in scazzottate memorabili. Forse troppo per una esile figura, bellissima e sempre senza un graffio ma siamo nel mondo della fantasia pura, e non bisogna meravigliarsi se, per compiere le sue missioni, Salt si limita ad andare avanti, saltare, sparare e vincere. Più umano (ma non meno ricco di sorprese) sembra Ted Winter, il capo di Evelyn Salt alla CIA, (interpretato dall’ottimo Liev Schreiber).
Ted è combattuto dal desiderio di aiutare Evelyn, che conosce da tanto, ma allo stesso tempo deve catturarla perché potrebbe essere una spia russa. Questo può essere il punto di vista dello spettatore, che combattuto se tifare o meno per la protagonista rimane in bilico, ma infondo spera che Angelina sia l’eroina di sempre.

Salt è un film dove gli interrogativi (e i bugiardi) sono tanti e l’azione non lascia tempo alle risposte.
E’ meglio godersi lo spettacolo e concentrarsi su una sola domanda : “chi è Salt?” ( Fonte: www.cinemalia.it)

Autore: Marco Aresu

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