" Robert Johnson, un bluesman fortunato " di Giovanni Coletta

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/cultura/robert_johnson_hat_200_200.jpgLa leggenda vuole che, inginocchiato ad un crocevia in quella focosa giornata estiva, strinse un patto col diavolo: l'anima in cambio di una strepitosa maestria con la chitarra. Vero o no, la vita di Robert Johnson, uno dei più grandi bluesman mai esistiti e vincitore dell'onorevole quinto posto nella lista dei 100 migliori chitarristi stilata dalla rivista Rolling Stones, difficilmente sarà dimenticata dalla storia.

Non fosse altro per il fatto che quel piccolo uomo del Mississippi influenzò tutto il grande periodo del blues elettrico, diventando al contempo maestro e mito dei musicisti più importanti della seconda metà del Novecento.

Amante dell'alcol e delle belle donne, s'inimicò anche molti amici per le scappatelle con fanciulle già maritate e in cerca di sesso facile, tanto che non di rado veniva alle mani con vecchie conoscenze, finché non finiva per risolversi tutto al modo dei cowboy nei saloon: tavoli ribaltati, sedie volanti, e tante bottiglie rotte usate come mezzo offensivo. Con la differenza che, alla fine delle risse, non si tiravano fuori dalle tasche le mazzette di dollari per "ripagare i danni", come nei film western. Nella regione del Mississippi, infatti, la ricchezza non era esattamente all'ordine del giorno, e anche quei pochi soldi che il vecchio Robert aveva a disposizione, li spendeva in whisky. Perché una vita tanto sregolata? Per un fatto tanto comune, quanto drammatico: la moglie sedicenne era morta partorendo il figlio e, distrutto dalla perdita, aveva cominciato a girovagare senza meta nelle lande del Sud America, portandosi con sé ciò che aveva di più caro: la musica.

Robert Johnson era stato abituato fin da piccolo alla musica, e sapendo suonare l'armonica e la chitarra, cercò di distrarsi esibendosi nei locali che avrebbe incontrato strada facendo. Da quel momento nacque quel Johnson di cui la storia aveva evidentemente già scritto le sorti. Era capace di abilità tecniche non solo straordinarie, ma anche di portentosa innovazione: l'intuizione con cui riuscì a costruire nuove frasi musicali e il calore con cui plasmava le sue melodie avrebbero commosso l'intero mondo del blues. Fu il diavolo incontrato a quel "crossroads" o, come altre fonti meno mitiche narrano, soltanto un vecchio nero che gli insegnò a suonare la chitarra? Non ci è dato saperlo, ma a ben pensarci poco importa. Robert Johnson toccò il cuore di Muddy Waters, di Buddy Guy, di John Lee Hooker, di B.B. King, di Jeff Beck, e soprattutto di Eric Clapton, l'immortale Slowhand, che nel 2004 produsse un grandioso album ("Me and Mr Johnson") in cui il bluesman bianco reinterpretò i brani del maestro rispolverando sonorità di incredibile impatto.

Ma la musica di Johnson deve tutto a un uomo di nome Ernie Oertle, il talent scout a cui fu presentato il nativo di Hazlehurst e che rese possibili le incisioni grazie a cui oggi noi possiamo ascoltare le pur poche tracce audio del mito. In una bella stanza di un albergo a Dallas, il primitivo e macchinoso impianto di registrazione che Oertle poteva offrire al nero sarebbe entrato nell'immaginario collettivo dei neri: in quelle sessioni, infatti, venne scritta la musica del diavolo che avrebbe infiammato i cuori delle generazioni successive. Con la caratteristica spontaneità e profondità, i più grandi successi presero corpo: a quelle registrazioni dobbiamo "Crossroads", canzone che narra l'episodio del patto col diavolo e futuro cavallo di battaglia di Eric Clapton, "Sweet Home Chicago", il grande successo riportato in auge dai Blues Brothers, "If I had possession over judgment day", "Kind hearted Woman", "Little queen of spades", "32-20 Blues", "From four unitl late", la splendida "Rambling on my mind" e molte altre.

Ma che ne sarebbe stato dell'insostituibile contributo che Robert Johnson dette alla storia della musica se quello sconosciuto negoziante di dischi non si fosse accorto del talento del bluesman e non avesse dunque presentato lo stesso a Mr Oertle? Niente, sarebbe rimasto sconosciuto. Dunque, col senno di poi, possiamo chiederci oggi quanti furono i Robert Johnson nell'America del Sud, quanti conclusero un patto col diavolo, quanti avrebbero avuto tanto da raccontare e quanti avrebbero voluto, o potuto, beneficiare della fortuna che si presentò al nero del Mississippi. Quanti sarebbero stati capaci di toccare il cuore dei futuri colleghi, e quanto diversa sarebbe stata probabilmente la musica del Novecento. Tuttavia, con i se e con i ma la storia non si fa, e per non peccare di ingratitudine nei confronti di Robert Johnson, ci limitiamo a immaginare come sarebbe stato quel Delta del Mississippi se la miriade di bluesman fosse stata scoperta in ogni sua unità. E riflettiamo che possiamo anche "accontentarci" di quanto generosamente ci ha regalato Robert Johnson. D'altro canto, come dice il buon Eric Clapton, "Robert Johnson è il più importante musicista blues mai vissuto, la sua musica rimane il pianto più straziante che si possa riscontrare nella voce umana." ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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