Risolta la crisi del pomodoro da industria in Toscana: è la prima regione che riesce a vendere tutto il suo prodotto

Ha trovato soluzione la crisi del pomodoro in Toscana grazie all'intervento della Regione e in particolare al lavoro dell'assessore all'agricoltura Gianni Salvadori. Un passo indietro. Il caso scoppia una decina di giorni fa quando gli assessori provinciali all'agricoltura delle 5 province toscane interessate alla produzione di pomodoro da industria (Arezzo, Siena, Grosseto, Pisa e Livorno) e le associazioni degli agricoltori (Cia, Coldiretti, Confagricoltura), paventano la possibilità che tutto il pomodoro prodotto in Toscana non venga ritirato ai prezzi concordati.

 

Una prima riunione in regione fornisce il quadro della situazione: 200mila le tonnellate di pomodoro prodotte in Toscana, delle quali 150 mila lavorate sul territorio regionale. Le rimanenti 50 mila tonnellate avrebbero dovuto prendere altre strade ed essere lavorate fuori regione. Il prezzo, concordato prima dell'inizio della stagione, doveva essere di circa 70 centesimi al kg, ma al momento del ritiro del prodotto le aziende di lavorazione di fuori regione non rispettano gli accordi e i produttori si vedono offrire prezzi stracciati rispetto a quanto pattuito con una perdita calcolata in 2 mila euro per ettaro.

A finire sotto accusa sono i pomodori cinesi e il prodotto derivato dai pomodori proveniente dalla Cina a prezzi ribassati che hanno fatto precipitare le quotazioni. Un ennesimo caso che dimostra come il mercato globale abbia necessità di rivedere le sue regole per la tutela delle produzioni locali e della salute dei cittadini.

 

Le aziende tra l'altro sono messe in crisi anche dal meccanismo dei premi comunitari, che permettono il pagamento soltanto se si rispettano i quantitativi di prodotto ritirato. Il caso diventa nazionale e si susseguono le riunioni al ministero a Roma. Intanto il lavoro dell'assessore regionale porta i suoi frutti: ieri il primo risultato, con l'accordo raggiunto con Conserve Italia che permette di conferire nello stabilimento di Albinia circa 50 mila quintali di pomodori, oltre i 650 mila che l'azienda già si era impegnata a lavorare.

 

Oggi l'intesa con Italian Food, lo stabilimento di Venturina del gruppo Petti, che lavora circa 1 milione di quintali di pomodori freschi all'anno. Con l'accordo odierno l'azienda si impegna a lavorare circa 400 mila quintali ulteriori, pari a 40 mila tonnellate di prodotto, ossia la totalità della produzione toscana che rischiava l'invenduto.

A supportare l'operazione è stata chiamata anche Fidi Toscana che affiancherà il Monte dei Paschi, la banca che fornirà il prestito necessario a Italian Food spa per pagare il prodotto. «Per il prossimo anno - ha concluso Salvadori - quando entrerà in vigore il disaccoppiamento (premi comunitari non più legati alla produzione) il nostro obiettivo sarà quello di riuscire a tutelare i produttori e le aziende con la lavorazione in Toscana dell'intera produzione». La politica quando vuole può anche governare bene un'emergenza ed indirizzare il mercato. La tutela delle produzioni locali è fatto positivo a patto che non si prescinda dalla verifica della sostenibilità dei processi ancorché "made in Tuscany". ( Fonte: greenreport.it)

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