" Ribaltare la visione delle cose" di Laura Pietrantoni

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Nel Lodigiano stiamo assistendo ad un fenomeno per certi versi straordinario (che peraltro credo stia accadendo anche in altre città): la dimostrazione che da parte della gente c’è un grande bisogno di cultura, di dialogo, di approfondimento, di confronto. Il Festival della Fotografia Etica ha registrato un enorme consenso, i Comportamenti Umani si sono rivelati un contenitore di altissima qualità, e per citare anche gli eventi provinciali la fortunata rassegna de «Il Lodigiano e i suoi tesori» gode di una affluenza sempre al di sopra delle aspettative. Questo credo debba spingere ad una riflessione più ampia: quella sul vero « tesoretto» italiano. L’Italia ha insegnato la cultura al mondo, possiede l’80% del patrimonio culturale mondiale, è una meravigliosa distesa di architetture, idee, creatività, invenzione; come si può pensare di non valorizzare tutto questo? Noi forse non possediamo petrolio o materie prime ma abbiamo un enorme giacimento di elementi preziosissimi: la nostra storia. Poche settimane fa anche il Sole 24 ore ha lanciato un appello all’Europa dal titolo « Niente cultura niente sviluppo» caduto pressoché nel vuoto dai più alti rappresentanti istituzionali (e va dato onore al Festival dei Comportamenti Umani di averlo ripreso nella sua comunicazione). Per decenni la nostra classe politica nazionale ha sempre considerato la cultura come un inutile orpello o come una dovuta ma mal sopportata incombenza, senza comprenderne mai la straordinaria valenza. A costo di essere considerata offensiva definirei la classe politica italiana degli ultimi vent’anni ( con tutte le eccezioni del caso) profondamente ignorante, nel senso proprio di « non conoscenza» delle cose. Il nostro patrimonio culturale è un « bene comune», il più prezioso: ci ricorda da dove veniamo, i successi e le sconfitte, le genialità della nota creatività italica, gli uomini che hanno segnato le tappe di progressi artistici, scientifici, letterari. Nel Settecento per i viaggiatori europei era praticamente d’obbligo intraprendere il cosiddetto « gran tour», cioè venire in Italia per completare la loro formazione intellettuale e umana. Prendersi cura di tale patrimonio vuol dire riscoprire la dimensione « etica» del bene pubblico; si entra cioè in un circolo virtuoso. Riscoprire la dimensione « etica» del gestire un bene comune vuol dire assumersi la responsabilità dei propri comportamenti; questo implica il riflettere sui propri gesti e le proprie scelte e questi « comportamenti», diventando abituali, vengono applicati anche alle azioni quotidiane come l’amministrare i soldi pubblici o la propria posizione di potere. E se uno gestisce in maniera « etica» i soldi pubblici questo va a vantaggio veramente di tutti! Il disappunto che provo nei confronti dell’attuale governo Monti (e dei partiti che lo sostengono) è che in questi mesi io non ho mai, dico mai, sentito pronunciare queste parole: cultura, ambiente, turismo. Ma se l’Italia non punta su questo su cosa dobbiamo puntare? Facendo solo un banalissimo esempio: se il sito di Pompei ( ma potrebbe anche essere qualsiasi altro luogo) fosse gestito bene potrebbe contare su un milione di visitatori l’anno; ad un prezzo assolutamente accessibile di euro 5,00 il fatturato sarebbe di cinque milioni di euro....quanto sarà più o meno l’entrata dell’Imu. Se la crisi ci costringe a ripensare ad un’idea di sviluppo perché continuare a percorrere le strade che ci hanno portato al fallimento invece di avere il coraggio di ribaltare la visione delle cose? Davvero non credo che l’Italia abbia bisogno di fabbriche cinesi, multinazionali che distruggono territori (e che per inciso non pagano neanche le tasse in Italia), ipermercati che stanno aperti la domenica. La « crescita» di un popolo sta prima di tutto nella consapevolezza della sua identità e nella capacità di tramandare alle generazioni successive il proprio « sapere»: io sogno un Paese dove alla domenica i supermercati sono chiusi e invece sono aperti tutti i musei, i teatri, i parchi. Un paese che torni ad essere orgoglioso del proprio « bene comune» e sia capace di vantarne i pregi al mondo intero.
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