" Resca, da McDonald's ai Beni culturali. E si vede... " di Giuseppe Mancini

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/cultura/marioresca_200_200.jpgBondi se n'è andato via: ma con sé – ahimè! - non ha portato Mario Resca, il potente direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale ed ex manager di McDonald's. Ricorderete le polemiche alla sua nomina al ministero, nel 2009: con un posto creato su misura per lui. Ma come potrà mai occuparsi di promozione e valorizzazione culturale – ci si chiedeva – chi fino al giorno prima aveva come obiettivo vendere il maggior numero possibile di hamburger? A costo di impestare di fritto piazza di Spagna e piazza della Rotonda, di fronte al Pantheon: ecchissenefregava del patrimonio e della cultura!

 

Il dramma è che quelle polemiche e quelle critiche si sono dimostrate ampiamente fondate. Resca ha infatti messo in atto un piano diabolico: puntare forte sui monumenti più famosi e visitati, a colpi di promozioni e aperture straordinarie, dimenticandosi del patrimonio meno noto e delle riforme strutturali necessarie a migliorare servizi, accoglienza e didattica nei mostri musei. Più 3x2, meno cultura.

 

Lo scopo? Sparare cifre sui suoi apparenti successi, così da giustificare il ricco ingaggio e le ancor più ricche prebende (addirittura milionarie, in quanto commissario – non si capisce bene perché – della Grande Brera). Una ricetta non solo sbagliata, ma distruttiva: perché il patrimonio storico italiano ha la particolarità di essere diffuso su tutto il territorio nazionale, di non essere concentrato in pochi siti archeologici e museali nelle grandi città.

 

Cosa propone Resca? Secondo lui, lo Stato deve occuparsi solo di ciò che è redditizio, ingolfando il Colosseo e Pompei di folle sempre più nutrite di turisti e ignorando le possibili conseguenze da sovraffollamento di strutture e spazi urbani delicatissimi – del patrimonio diffuso, se ne occupino altri: per lui può andare tutto in rovina. Insomma, è il modello BigMac: più grassi per tutti, la salute dei clienti non è una nostra priorità.

 

Ma c'è di peggio: perché Resca, tutto indaffarato a sbandierare presunti successi, presenta i dati in modo vergognosamente truffaldino – anche nell'ultima intervista pubblicata sul Sole 24 ore di mercoledì. Resca dice: nel 2010 i visitatori sono aumentati di 5 milioni, per un totale di 37; e questo grazie a campagne pubblicitarie e promozionali (San Valentino, Festa della donna, ingresso gratuito nel giorno del proprio compleanno) da lui volute, in alcuni casi con prolungamento degli orari di apertura (ad esempio, gli spettacoli serali di Martedì in arte). Non solo: perché Resca sostiene che sono aumentati anche gli incassi, del ministero e dei concessionari – a fronte di un esborso di soli 1,4 milioni di euro per campagne pubblicitarie. Perché Resca non dice anche quanto sono costate le varie promozioni, straordinari compresi?

 

Ma guardiamoli meglio, questi dati (la mia fonte è l'Ufficio di statistica del ministero): guardando all'indietro, senza limitarci al 2009 e 2010. Un primo dato balza agli occhi: l'impennata dei visitatori è reale, ma riguarda quasi esclusivamente gli istituti non a pagamento: 3,7 milioni su 5, un dato fortemente anomalo (nella tabella si parla di un nuovo sistema di rilevamento "campionario" per il Pantheon: quanto può avere inciso?). In ogni caso, dall'esame delle tabelle scopriamo che: il numero dei paganti del 2010 è inferiore a quello del 2001 (e oggi le aree archeologiche e i musei aperti sono il 10% in più) e di molti degli anni seguenti, che il numero totale dei visitatori negli istituti a pagamento del 2010 (totale dei paganti e dei beneficiari della gratuità) è inferiore a quello del 2006 e 2007, che gli incassi totali da biglietteria nel 2010 sono in linea con quelli del 2006 e inferiori a quelli del 2007 (ma i costi sono oggi maggiori: a causa di campagne e attività collaterali).

 

Insomma, a cosa è servito Resca? A portare il livello di affluenza e incassi ai livelli del 2006, a far salire in modo anomalo il numero dei visitatori degli istituti non a pagamento: al prezzo di una evidente regressione culturale, della trasformazione del ministero in agenzia di marketing. Cosa aspetta il ministro Galan a liberarsi e a liberarci della sua presenza, del suo ingaggio, delle sua disonestà intellettuale, delle sue campagne promozionali da supermercato? ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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