Regioni e debiti, 178 sedi nel mondo

I moniti sul risparmio e sui tagli urlati non solo dalla maggioranza ma anche dall’opposizione si infrangono contro la nuova inchiesta pubblicata ieri sul ‘Corriere della Sera’ a firma di Sergio Rizzo. Le Regioni italiane continuano imperterrite a mantenere al di fuori del suolo italiano delle vere e proprie ‘ambasciate’ locali, con tanto di dipendenti, portavoce e affini.

 

Si tratta di undici regioni, molte delle quali sono le ‘virtuose’ che contestano la manovra, che oltre all’ufficio a Bruxelles (sul quale si potrebbe soprassedere) hanno filiali in tutta Europa e in tutto il mondo. Il dossier del Tesoro purtroppo non segnala le spese precise: come ricorda Rizzo, la difficoltà e alta e per conoscere la destinazione di ogni euro “bisognerebbe spulciare uno a uno i bilanci degli enti locali, dove non è sempre facile trovare i numeri veri”.

Ma i numeri che spaventano quelli sì che sono disponibili. Partendo dal Nord, in testa alla classifica troviamo Veneto, Piemonte e Lombardia che complessivamente sono presenti in 78 paesi con oltre 120 uffici. E se un’ambasciata regionale negli Stati Uniti o in Cina per motivi puramente economici e affaristici può essere tollerabile, sorgono dei dubbi sull’effettiva utilità dei vari uffici in Costa Rica, Lettonia, Lituania, Perù, Uruguay e Kazakistan. Poi il Centro, con Emilia, Toscana e Marche che assieme hanno più di 20 uffici sparsi in più di 15 paesi esteri. Cina, Slovacchia, Russia, Tunisia le mete più gettonate.

E infine il Sud, per una volta il tasto meno dolente: evitiamo di parlare del Molise, 320mila abitanti e tre uffici in Europa, per parlare di Campania e Sicilia che mantengono tuttora i loro uffici americani. In particolare quello campano, come ribadisce Rizzo, “si trova giusto sopra il negozio del celebre sarto napoletano Ciro Paone, al costo di un milione e 140mila euro all’anno”. ( Fonte:
www.voceditalia.net)

Autore: Alessandro Gatta

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