Quando la storia si ripete - di Cristina Bardella

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A distanza di un secolo il nostro Paese non presenta alcun interesse se non per essere gettato con tutti i suoi mezzi economici ed umani nel grande gioco deciso da altri a favore di altri. 

Dal diario di Maurice Paléologue, ambasciatore francese in Russia dal 1914 al 1917: “Lunedi 10 agosto 1914. Sazonow [il Ministro degli Esteri russo] fa pressioni sul governo italiano perchè entri nella nostra alleanza. Propone un accordo sulle basi seguenti: 1- L’esercito e la flotta italiana attacchino immediatamente l’esercito e la flotta austro-ungarica 2- Dopo la guerra, la zona di Trento, i porti di Trieste e Vallona saranno annessi all’Italia.”.
Dopo pagine e pagine fittissime, consacrate ad ogni possibile scenario, agli andamenti bellici, a qualsivoglia notizia di Corte, ad infiniti colloqui con l’ambasciatore inglese Buchanan, ai pettegolezzi dedicati a Rasputin ed accoliti, a conversazioni con gli innumerevoli granduchi e principi Romanov con relative consorti, ad audizioni di informatori segreti, l’unico accenno all’Italia arriva solo l’1 gennaio 1915 durante un incontro informale con i soliti Sazonow e Buchanan, e solo per dire che “è incerta”.
Finchè: “Venerdi 14 maggio 1915. Crisi ministeriale in Italia. Assai abilmente, il Governo Salandra – Sonnino ha rassegnato al Re le dimissioni senza attendere la riunione della Camera, al fine di porre la questione della guerra direttamente all’opinione pubblica e di sventare così gli intrighi parlamentari di Giolitti. I fautori dell’intervento guadagnano terreno ogni giorno.”.
Dal canto suo, Sidney Sonnino, Ministro degli Esteri già notoriamente favorevole all’intervento dell’Italia al fianco degli Imperi Centrali, annota: “In verità, coloro che vogliono la guerra non sono in gran numero. Ma se noi la crediamo necessaria o utile per l’Italia, dovremo e sapremo decidere al di sopra dell’opinione della folla.”.
Paléologue, lunedi 17 maggio 1915: “L’Italia è infiammata. A Roma, Milano, Venezia, Genova, si susseguono manifestazioni tumultuose, a carattere quasi rivoluzionario. Sotto la pressione del sentimento popolare, re Vittorio Emanuele ieri ha respinto le dimissioni del Governo Salandra – Sonnino. Il complotto di Giolitti è stato sventato. Il Parlamento “neutralista” ora deve solo inchinarsi alle esigenze dell’istinto nazionale.”.
Ed ancora, domenica 23 maggio 1915: “L’Italia ha dichiarato guerra all’Austria – Ungheria. Porto i complimenti all’eccellente collega ed amico Carlotti. Lo trovo radioso.”. Per un riferimento a qualcosa o qualcuno di italiano occorre giungere a domenica 14 gennaio 1917, quando Nicola II riceve – per l’ultima volta – gli auguri per il nuovo anno dal corpo diplomatico: Paléologue conversa amabilmente con l’eccellente collega ed amico di cui sopra, unicamente per convenire che alcun segno di ansia è visibile nei personaggi al seguito dello Zar.
Lunedi 17 febbraio 2014. Mattino di buon’ora, noto corrispondente di Tv tedesca - intervenuto in altrettanto nota trasmissione radiofonica di rassegna stampa per commentare staffetta governativa, assenza di programma e figura del nuovo premier ancora formalmente in pectore – sentenzia (un giornalista, si badi bene, e non uno statista, ché pure sarebbe stato intollerabile) che a Renzi non deve neanche passare per la mente di rinegoziare Maastricht.
Non c’è che dire: a distanza di un secolo il nostro Paese non presenta alcun interesse se non per essere gettato con tutti i suoi mezzi economici ed umani nel grande gioco deciso da altri a favore di altri; mentre Capi di Stato italiani e figure di governo continuano a passare oltre un pur esistente Parlamento e manipolare le “opinioni della folla”, decidendone le sorti al di sopra di essa per ciò che viene gabellato come “necessario e utile per l’Italia”. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23021#sthash.whsF0rEc.dpuf

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