Province, contro l'abolizione parte l'appello a Giorgio Napolitano

http://www.solitalia.it/inc/images/province/lombardia-lodi.gifLa modifica della norma (articolo 23) sulle province, per le quali ieri sera il governo ha modificato i termini di scadenza, che saranno convertiti alla fase "naturale" e non più entro il 31 marzo 2013, non cambia il giudizio negativo dell'Upi, l'Unione delle province d'Italia, sul provvedimento. «Piuttosto – fanno sapere da ambienti vicini all'organizzazione – questa modifica conferma che la norma dovrebbe essere stralciata e ribadisce altresì i gravi effetti distorsivi sul fronte costituzionale che abbiamo segnalato». Il cauto passo indietro del governo arriva comunque alla fine di una giornata resa incandescente dalla notizia dell'emendamento alla Manovra presentato in Commissione Bilancio della Camera che fissava la decadenza entro il 31 marzo 2013. In pratica il presidente dell'Upi Giuseppe Castiglione ieri ha tuonato contro l'avvio di un azzeramento delle province, chiamando in causa il Capo dello Stato per difendere la Costituzione e la democrazia, visto «che i mandati elettivi delle Province non possono essere sospesi o commissariati». E, chance già anticipata giorni fa, nel pomeriggio di ieri il leader delle Province ha annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale, già avviato nel frattempo dalla Regione Piemonte.

Dura la presa di posizione espressa da un Ufficio di presidenza straordinario dell'Upi, convocato nel pomeriggio di ieri per far fronte al precipitare degli eventi: «Siamo certi che il Presidente della Repubblica, massimo garante della Costituzione, non consentirà – si legge in un documento diffuso da Castiglione nel corso di una conferenza stampa – che una legge cancelli enti democraticamente eletti dai cittadini. Ciò è accaduto una sola volta nella storia del nostro Paese, nel 1927, quindi in epoca fascista, il momento più buio della nostra democrazia».

Numerosi i vizi di incostituzionalità rilevati dall'Upi, che peraltro segnala che «la Provincia esce completamente trasformata dalle norme approvate», non esercitando più «la gestione amministrativa», nella prospettiva tra l'altro che il Consiglio e il Presidente della Provincia diventino emanazione degli organi elettivi dei Comuni.

Le Province richiamano il governo Monti – nell'ambito dei commi dal 14 al 21 dell'articolo 23 del decreto legge 201 – al rispetto degli articoli 5, 114 e 117, 118 e 119 della Carta.

Ma soprattutto, ha tenuto a precisare Castiglione, «non ci sentiamo sciolti, soprattutto da un governo tecnico che di tecnico ha dimostrato di avere ben poco». Le Province faranno dunque ricorso alla Consulta. In questo senso, ha informato il presidente dell'Upi, «abbiamo dato mandato ai Consigli delle autonomie locali (Cal) delle Regioni per avviare tutte le procedure». Mossa già avviata dalla regione Piemonte, ha annunciato il presidente della Provincia di Torino e vicepresidente dell'Upi Antonio Saitta, per il quale quanto previsto dall'articolo 23 del decreto è «antidemocratico, autoritario e anticostituzionale». Giudizio negativo anche da parte del presidente della Provincia di Milano Guido Podestà: «Il trasferimento delle Province ad altri enti territoriali può durare molti anni, com'è accaduto per il distacco della città di Lodi da Milano, il cui iter è durato 12 anni». Prossimo appuntamento il 21 dicembre, con un'Assemblea straordinaria dei presidenti delle Province. Al termine dei lavori l'Upi chiederà di incontrare il Capo dello Stato Giorgio Napolitano per sottoporgli «un problema grave per l'assetto futuro delle nostre istituzioni». ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Paolo Teodori

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