" Progresso. L’illusione post-moderna" di Luca Barbirati

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http://www.decrescita.com/news/wp-content/themes/lifestyle/thumb.php?src=http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2011/11/faro_testata1.jpg&h=240&w=670&zc=1&q=100L’illusione di cui stiamo assistendo alla necessaria fine – seppur recalcitrante – ha origine dalla grande promessa di progresso illimitato, nata con l’era industriale, e dalle premesse intellettuali del XVIII secolo. Il cd. Progresso ha fornito all’uomo la tecnologia necessaria per sostituire il lavoro animale con quello meccanico-nucleare e la mente e il pensiero umano con i calcolatori elettronici.

Il dominio sulla Natura ha contribuito a dare una sensazione di libertà all’Uomo, non più soggetto a Dio ma padrone della propria esistenza e fautore del proprio destino. Ciò che prima della democratizzazione del “benessere” era appannaggio delle elites, con il movimento socialista e comunista si è estesa la volontà di ottenere per sé parte del Mondo. L’enorme danno provocato da tali teorie è stato tradire gli assunti di partenza – nuova società e nuovo uomo – limitandosi ad estendere solamente l’ideale piccolo-borghese senza un’adeguata cultura etica e morale. Il risultato è stato la sostituzione della Città di Dio alla Città terrena del Progresso, con tanto di anti-trinità (produzione illimitata, assoluta libertà, felicità senza restrizioni).

La teoria del tutto e le ambizioni tecnocratiche trovano fine nell’osservazione del risultato stesso del più grande esperimento sociale (Nichilismo e dissociazione dalla Verità), constatando che:

La soddisfazione di ogni desiderio soggettivo non porta all’appagamento del benessere oggettivo, di quel vivere bene;

L’illusione della possibilità dell’autarchia si infrange pensando che siamo tutti divenuti ingranaggi della megamacchina. I nostri interessi, i nostri gusti le nostre abitudine non sono altro che ciò che è stato deciso dai ricchi e potenti tecnocrati che controllano l’Occidentalizzazione;

Il Progresso non ha portato benessere a tutti, ha reso ricchissimo chi prima era ricco e misero chi prima era solamente povero. La forbice sociale si è allargata notevolmente;

Il Progresso non ha considerato, oltre ai suoi profitti, i danni ambientali irreversibili, destinati alle generazioni future e nemmeno la qualità della vita di Gaia (cfr. Lovelock) con le conseguenze dirette sulla nostra esistenza.

Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace 1952, disse:

La materiale – inevitabile – distruzione del Progresso ha origine nell’essenza stessa dell’idea economica industriale svincolata dal contesto in cui opera, ossia l’Uomo e il Pianeta (Gaia). Molte sono le falle del crescere per crescere ma due sono essenziali e determinanti: l’edonismo radicale e l’egotismo.

L’edonismo radicale, ossia il soddisfacimento di ogni desiderio/bisogno personale, praticato nel passato dalle elites regnanti non è mai stato teoria del vivere bene (eudaimonia) insegnata dai Maestri dell’Europa, della Cina, dell’India e del Vicino Oriente (eccezion fatta per Aristippo, filosofo grego del IV sec. a.C.). Questi grandi Maestri, perlopiù filosofi, hanno insegnato la differenza tra bisogni la cui soddisfazione comporta a un piacere momentaneo e quei bisogni che sono radicati nella natura umana la cui soddisfazione comporta uno sviluppo dell’Uomo. L’attuale curvatura individualista anti-Natura è fiorita tra il XVII e XVIII secolo dove il termine ha cessato di essere riferito all’anima, cominciando ad esserlo per quello materiale e finanziario. Si cominciò a credere che essere soltanto per se stessi, significasse essere maggiormente se stessi. L’alternanza lavoro ossessivo/ozio completo in un ciclo routinizzato (risultato delle lotte socialiste) ha portato gli essere umani ad essere ben felici di poter ammazzare il tempo che con tanto accanimento avevano cercato di risparmiare con l’efficienza. Oltre all’illusione della felicità si denota la concretezza del suo opposto: isolazione, ansietà, depressione, dipendenza.

L’egotismo, inteso come somma di egoismo e avidità, è stato presupposto nella natura umana da tutti gli intellettuali che si sono prostituiti al Progresso ed alla Crescita. Si è creduto che il perseguimento dell’egoismo individuale potesse condurre all’armonia e alla pace, oltre al benessere di tutti. Il pensiero dominante è stato e continua ad essere – e durerà fino alla fine dell’era capitalistica – l’essere in quanto più si ha; la normalità nel provare antagonismo verso l’altro, truffare i clienti, distruggere i concorrenti, sfruttare i lavoratori. Avere desideri sempre maggiori e provare invidia verso chi più ha e disprezzo verso gli strati sociali meno abbienti – in una continua lotta per la sopravvivenza.

Aver basato l’intera costruzione sociale sul consumo illimitato necessita di misure eccezionali per poter continuare ad abitare questo Pianeta, considerando la concezione assurda della Natura come entità ostile cui dover soggiogare. Le nostre illusioni autarchiche accompagnate dallo spirito di conquista e ostilità (di derivazione giudaico-cristiana) dice Erich Fromm: ci ha resi ciechi dall’evidenza del fatto che le risorse naturali hanno precisi limiti e possono finire con l’esaurirsi, e che la natura si ribellerà alla rapacità umana. E continua: la gente è oggi attratta da quanto è meccanico, dalla macchina possente, da ciò che è senza vita e , in misura sempre più vasta, dalla distruzione.

La fine di molti saggi divulgativi, come di moltissimi articoli su riviste specializzate e quotidiani, ha in comune la sottolineatura del fatto che viviamo – in sostanza – in una società malata. Tale dato ormai è ineluttabile e ciò che ancora più risulta evidente è la necessità di una rivoluzione umana per poter attuare le trasformazioni economico-sociali salvifiche per noi e le nostre prossime genie. Ciò che è fondamentale sta nel prendere coscienza del bisogno di una nuova etica e di un nuovo rapporto con la Natura. Dagli studi del Club di Roma si può leggere a caratteri maiuscoli: . Non andremo a sbattere contro il muro, cui ci stiamo dirigendo a tutta velocità, solo se opereremo un profondo mutamento nel nostro sistema sociale. Non è più solo un’esigenza etico-religiosa di intellettuali sinistrorsi, o materia di studio di ambientalisti radicali, bensì è condizione per il proseguo della mera sopravvivenza della specie umana. Riprendendo le parole di Erich Fromm in Avere o Essere?:

" Occore mutare i nostri comportamenti quotidiani ed avere il coraggio ad ampiare le prospettive della nostra vita."

Fonte: http://www.decrescita.com

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