Professioni: gli ingegneri resistono alla crisi. Uno su quattro è donna

Nonostante la crisi gli ingegneri resistono e chiudono il 2010 con una sostanziale condizione di piena occupazione. E, tra loro, aumenta la presenza femminile: ogni quattro nuovi ingegneri che si laureano oggi in Italia uno è donna, così come prosegue la crescita delle ragazze che scelgono di iscriversi a queste facoltà (23,8% lo scorso anno). E’ quanto emerge dal primo rapporto realizzato dal Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni). ”Il settore dell’ingegneria conserva una invidiabile condizione di piena occupazione; rappresenta una delle poche libere professioni in grado di assicurare ai giovani prospettive lavorative appetibili”, sottolinea il presidente del centro studi Cni, Romeo La Pietra.

 

Un risultato garantito – viene sottolineato – prima di tutto dalla dimostrata capacità degli ingegneri di stare sul mercato, dalla loro propensione alla mobilita’ territoriale e alla flessibilita’ occupazionale. Ma, avverte il rapporto, in assenza di una ripresa c’è il rischio di una prossima saturazione del mercato ed il conseguente declino reddituale per la categoria professionale.

 

Quello degli ingegneri è un percorso che va ”incoraggiato”, sostiene il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che intervenendo alla presentazione del rapporto ribadisce la sua idea di privilegiare quegli studi che più garantiscono uno sbocco occupazionale: ”E’ più facile fare scienze delle comunicazioni che ingegneria – dice Sacconi – ma le facoltà più impegnative danno maggiore possibilità di occupazione”.

 

Quanto al rapporto del Cni, evidenzia La Pietra, il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere – Ministero del Lavoro rileva nel 2010 ”un significativo incremento delle assunzioni di laureati in ingegneria, superiori alle 20.000 unita’, con conseguente saturazione dell’output delle facolta’ di Ingegneria”. I risultati evidenziano anche un primato in fatto di retribuzioni per i laureati in ingegneria rispetto agli altri laureati: ad un anno dal titolo, infatti, esso percepiscono mediamente quasi 1.300 euro netti al mese, laddove la media tra tutti i laureati è di poco superiore ai 1.100 euro. Anche se continuano ad essere piu’ basse che all’estero dove superano, ad un anno dalla laurea, i 1.800 euro mensili netti (a 5 anni dalla laurea la forbice si amplia: 1.650 euro contro 2.500 euro). Resta, inoltre, il divario nord-sud nel Paese. Nelle regioni meridionali il reddito professionale medio è inferiore di circa il 30% rispetto alla media nazionale e del 50-60% rispetto alle regioni centro-settentrionali economicamente più floride. Per fare un esempio, nel 2010, il reddito medio di un ingegnere residente in Trentino Alto Adige risulta pari a 68 mila euro, il 79,8% in piu’ rispetto alla media nazionale, contro i 20 mila euro di un collega calabrese, sotto la media del 47,1%. ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

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