Produrre per distruggere, ci risiamo

Era il 15 aprile del 2007, la giornata conclusiva della prima edizione di Vignerons d’Europe, e un gruppo di 400 vignaioli provenienti da tutto il vecchio continente era arrivato a Montpellier per offrire all’Unione Europea la sua visione sul futuro della viticoltura comunitaria. All’orizzonte si profilava l’approvazione dell’Ocm, che conteneva alcuni punti fortemente osteggiati dai piccoli produttori, ma che prevedeva finalmente l’abolizione degli aiuti alla distillazione di crisi, che ogni anno bruciavano più di un miliardo di euro. Il documento conclusivo di Vignerons d’Europe prendeva una posizione chiara e netta, dicendo che i vignaioli non intendevano più pagare gli errori del passato e proponevano di capire quali fossero le vigne che producevano uva destinata in modo costante alla distillazione. Coltivare le viti con l’unico obiettivo di veder poi distrutto il frutto di tanta fatica offende la dignità di un vigneron. Ebbene, a distanza di quasi quattro anni, la distillazione di crisi resta una pratica dura a morire, complice un mercato in difficoltà, ma anche politiche territoriali del tutto fallimentari, che hanno avallato la crescita di nuovi impianti in modo del tutto sconsiderato. Lo scorso 22 gennaio il ministro delle Politiche Agricole ha appoggiato la richiesta pressante di alcune regioni italiane, tra cui Piemonte e Calabria, di poter dichiarare lo stato di crisi del settore, aprendo così le porte al ricorso alla distillazione non solo dei vini da tavola ma anche di quelli protetti da denominazione territoriale. Entro il 28 febbraio le regioni dovranno far pervenire una documentazione con l’indicazione del fabbisogno finanziario da destinare a questa misura “straordinaria”, con un tetto massimo del 10% del budget regionale. Insomma, si continua a produrre per distruggere e i cittadini, invece di contribuire con le proprie tasse a finanziare progetti di promozione che creino posti di lavoro in ambito agricolo, sovvenzionano, loro malgrado, forme di assistenzialismo che abbiamo visto non funzionare in alcun modo.

di Giancarlo Gariglio
da Agricoltura - La Stampa 30/01/11

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