Prodi dirotta l’aero. E torna in Mali - di Michele Mendolicchio

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1366390251.jpgBersani continua a restare al suo posto, nonostante la brutta piega del caso Marini. Uscito di scena l’incolpevole ex sindacalista, adesso per il segretario arriva il momento cruciale: o Prodi passa o Bersani va subito a casa. Intanto arriva la prima bocciatura: 395 sì sono uno schiaffo tremendo. Aspettiamo il quinto scrutinio per vedere come andrà a finire. Che il Professore ottenga il via libera per il Colle non è che ci faccia piacere, in quanto lo riteniamo uno dei maggiori responsabili di questo disastro. Purtroppo il rischio che Prodi salga al Colle è ancora alto, nonostante il primo schiaffone. Troppi danni ha fatto al Paese, in primis con la svendita della Sme ai tempi in cui era presidente dell’Iri e poi con l’entrata nella moneta unica europea. Sarebbe stato meglio lasciarlo in Mali. La quarta votazione potrebbe essere quella decisiva per portare il Professore sul Colle più alto ma potrebbe anche riservare una bella sorpresa, anche se molto difficile, ovvero la sua bocciatura. Infatti a Pd e Sel mancano una manciata di voti per poterlo eleggere come il successore di Napolitano. E subito si è pensato a fare un po’ di scouting, soprattutto nei confronti del 5 Stelle. Ma Grillo poche ore prima del voto è stato chiaro. “Nessuno di noi si sogna di votare Prodi, non lo faremo mai”. E così a Bersani non resta che stendere un ponte verso i montiani. Rumors indicano in Riccardi un possibile traditore. Il ministro sarebbe pronto infatti con i suoi discepoli a dare il voto a Prodi. Vorrà dire che la lista dei Giuda si allungherà.  
Intanto in attesa dell’esito del 4° spoglio la piazza si infiamma. Da una parte i fan di Prodi e dell’antiberlusconismo viscerale, dall’altra il colorito popolo antiprodiano. E così il Mortadella è finito nei panini. E non è neanche male vista la crisi. Naturalmente tra le due sponde qualcosa non va. Non si capisce come si possa appoggiare uno come Prodi, uno dei principali responsabili di questo disastro sociale ed economico. Grazie a lui e a quelli come lui la qualità di vita è finita nei cassonetti dell’immondizia. Per averci portato nell’euro e per aver svenduto le aziende Italia lo dovremmo portare dinanzi ad un tribunale per essere giudicato.   
E invece c’è chi lo vuole mettere sul Colle più alto. Una vergogna nazionale. Tra i manifestanti c’era anche un nutrito gruppo di CasaPound. “Prodi è al soldo dei poteri internazionali -ha detto Di Stefano candidato al Campidoglio- E’ l’uomo che ha svenduto l’Italia. Per questo siamo contro”. Tornando invece al pressing sul 5Stelle da parte del Pd, i due capogruppo del movimento Lombardi e Crimi ribadiscono che non c’è trippa per Bersani. La loro intenzione è quella di continuare a votare Rodotà fino alla fine. E solo con un voto del Pd sul candidato 5 Stelle il discorso delle alleanze potrà cambiare. “Chiediamo ancora una volta con insistenza ai vertici del Pd e al centrosinistra di dire ai suoi elettori e ai cittadini perché Rodotà non va bene come candidato presidente”. Ora con tutta la simpatia per il movimento non crediamo proprio che Rodotà rappresenti il nuovo, soprattutto in relazione alla campagna di rinnovamento portata avanti da Grillo. Vero che le contraddizioni sono ormai il pane quotidiano però da un partito nuovo ci saremmo aspettati una diversità rispetto ai partiti tradizionali.
La posizione del Pdl invece è stata quella di astenersi dalla competizione, almeno in questo quarto giro. “Noi riteniamo che l’Italia, il nostro Paese, sia più importante degli interessi di fazione della sinistra. Non riconosciamo democraticità e limpidità a questo voto e al comportamento del Pd”, questo il convincimento del Berlusca.
Poi racconta i retroscena sull’accordo naufragato per la nomina di Marini. “L’onorevole Bersani ci ha sottoposto una rosa di cinque candidature gradite al Partito Democratico. Tra queste candidature abbiamo individuato di comune accordo la candidatura di Franco Marini. Una candidatura che abbiamo lealmente sostenuto, votando Franco Marini nella prima votazione”. Poi l’unità del partito ha prevalso sugli interessi del Paese. Il rischio di scissione era nell’aria. E così per salvare l’unità del partito Bersani ha fatto dietrofront, rimettendo in gioco il Professore. Il Cavaliere ha accusato il segretario del Pd di non essere stato ai patti, cambiando le carte in tavola.
Sicuramente Berlusconi ha tante colpe, soprattutto sul piano morale ma qui non vediamo proprio nessuno capace di dare quel cambio di cui il Paese avrebbe veramente bisogno. E lo scatto non potrà certo venire da Prodi, il principale colpevole di questo disastro sociale. Senza un calcio all’euro non ci sarà nessuna speranza del fare per il bene degli italiani. Poi arriva la notizia che Pd e Sel non si sarebbero mai aspettato: Prodi si ferma a 395 voti. Una botta tremenda per Bersani e Vendola. A questo punto il segretario del Pd dovrebbe rimettere il mandato.
Fonte: www.rinascita.eu

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