Primo occhio in provetta. Creato da cellule staminali embrionali

http://www.americaoggi.info/files/imagecache/home_primo_piano/files/Occhi_1302141136.jpgIl primo occhio in provetta è una realtà, anche se ha un forte sapore di fantascienza. Evoca immediatamente la fabbrica di occhi per i replicanti del celebre film Blade Runner, che già nel 1982 immaginava la possibilità di costruire organi ed esseri umani artificiali. Per il momento è stato ottenuto da cellule staminali embrionali di topo, ma il passo verso l'uso di cellule umane non si farà attendere molto.

 

Ma, soprattutto, l'occhio biotech costruito in Giappone ha conquistato la copertina di Nature per il modo con cui è stato ottenuto, ossia dalla capacità delle cellule staminali embrionali di assemblarsi spontaneamente in una struttura tridimensionale e complessa, com'é quella della retina, senza dover utilizzare un'"impalcatura" che ne indirizzasse la crescita. A 15 anni dalla nascita della pecora Dolly, che dimostrò le grandi potenzialità delle cellule staminali, suona profetico il commento che fece in quell'occasione il Nobel Renato Dulbecco, immaginando future "fabbriche di organi".

 

Tuttavia fino ad oggi nessuno immaginava che le cellule staminali embrionali potessero auto-assemblarsi. E' stata una sorpresa perfino per i biologi dello sviluppo, i bioingegneri e i biochimici dell'istituto giapponese Riken, guidati da Yoshiki Sasai. Sotto i loro occhi le cellule, immerse in un cocktail di nutrienti e sostanze capaci di favorirne la crescita, hanno cominciato spontaneamente ad organizzarsi fino a formare una struttura che da sola si è ripiegata, fino a diventare un calice ottico, ossia il progenitore della retina.

 

"E' tuttora poco chiaro - scrivono su Nature - come singole parti, localizzate, possano coordinarsi fra loro fino a costruire un intero organo".

 

La generazione di un organo, osservano, richiede infatti una regia complessa, capace di controllare il modo in cui tanti tipi diversi di cellule interagiscono fra loro fino a ottenere un unico comportamento collettivo.

 

Adesso resta da chiarire il mistero e scoprire il "programma" che guida le cellule a cooperare per raggiungere un obiettivo comune. I ricercatori non hanno comunque dubbi che si sia aperta una nuova pagina della medicina rigenerativa e, con essa, "nuove strade per il trapianto di tessuti della retina ottenuti artificialmente, invece del semplice trapianto di cellule". Per Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'università di Pavia, è un passo in avanti per le scienze della vita in generale: "stiamo finalmente uscendo dalla caverna", ossia dalla lunga fase della storia nella quale la biologia si limitava a descrivere i fenomeni. Dopo il primo, grande, passo in avanti fatto 10 anni fa con la prima mappa del Dna umano, "ora siamo passati dalla descrizione alla sintesi del vivente", intesa come possibilità di costruire in laboratorio tessuti e organi.

( Fonte: www.americaoggi.info)

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