Prima casa, ultimo baluardo prima della disperazione

http://www.investireoggi.it/finanza/files/2012/03/Imprenditore-edile-si-da-fuoco-a-Bologna.jpgGiovanni Guarascio è morto in ospedale, dove si trovava ricoverato per gravissime ustioni ormai da giorni. 64 anni, ex muratore di Vittoria (Ragusa), una storia di disoccupazione e di difficoltà economiche come tante altre, ma dagli esiti drammatici. Guarascio lo scorso 14 maggio ha compiuto un gesto disperato che ha fatto conoscere a tutta Italia la sua storia: si è infatti dato fuoco nel disperato tentativo di opporsi al pignoramento della propria casa, che stava perdendo per un debito di 10mila euro con la banca erogatrice del mutuo.
Guarascio si è dato fuoco trascinando nel suo atto disperato anche la moglie, la figlia e due agenti di polizia intervenuti dopo che l’uomo si era rifiutato di sgombrare l’edificio al cospetto del nuovo proprietario che aveva acquistato l’appartamento per 26mila euro a un’asta giudiziaria e dell’ufficiale giudiziario incaricato dell’esproprio.

Purtroppo l’episodio che ha visto protagonista Giovanni Guarascio e la sua famiglia non è stato un caso isolato. Qualche settimana fa, a Torino, una guardia giurata si è tolta la vita con un colpo di pistola per un debito di 14mila euro di spese non pagate al proprio condominio. Nei confronti dell’uomo, padre di due figli, era stata avviata un’azione di pignoramento.

A febbraio una casalinga di Ferrara si era vista pignorare la propria casa a causa di un debito contratto dal marito nel 1996, quando la donna aveva presentato una dichiarazione congiunta con il consorte. L’entità del debito? 7 euro o, meglio, 14mila lire, cifra sufficiente, 17 anni dopo, per richiedere il pignoramento della casa. Gli avvocati della donna sono riusciti a neutralizzare il pignoramento e la storia si è conclusa con il lieto fine.

Sono solo tre dei numerosissimi casi che spiegano quanto lavoro si debba ancora fare perché il fisco diventi “amico” come il premier Enrico Letta ha auspicato nel suo primo discorso da presidente del Consiglio.

Per molte famiglie la prima casa resta l’ultimo baluardo al quale attaccarsi per non annegare nella disperazione.
Il bluff dei mutui che si è abbattuto sull’Europa dopo aver fatto terra bruciata negli Stati Uniti d’America, ha minato persino l’economia italiana, una delle più avvezze al risparmio. In molti casi i mutui contratti prima della crisi sono diventati impossibili da saldare. Il numero di passaggi di proprietà è tornato ai livelli dei primi anni Ottanta. La stessa politica che ci ha condotto sino a questo punto e che, costantemente, ha anteposto il guadagno di pochi alle esigenze collettive, ora usa la “sacralità” della prima casa come bandiera della propria politica.

Nell’ultima campagna elettorale il centrodestra di Silvio Berlusconi ha compiuto una clamorosa rimonta, rischiando di vincere soltanto in virtù della promessa di cancellare l’IMU e rimborsare quella pagata nel 2012.

In campagna elettorale Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Giulio Tremonti e Domenico Scilipoti hanno avanzato diverse proposte per l'impignorabilità della prima casa.  Il pignoramento è il mezzo giuridico con il quale il debitore è chiamato a rispondere “dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri” (art. 2479 Codice Civile). E l’unitarietà del patrimonio è la garanzia che, in caso di inadempienze, le pretese dei creditori potranno essere soddisfatte. Un’eventuale impignorabilità della prima casa andrebbe a rivoluzionare gli scenari del credito, avvantaggiando la classe media che ha nella prima casa la componente principale del suo patrimonio e penalizzando i creditori, siano essi le banche o qualsivoglia controparte privata.

È chiaro che immunizzando la prima casa da qualsiasi azione di pignoramento ci sarebbero anche effetti negativi: 1) un sovrainvestimento sulle prime case con disinvestimento da altri settori produttivi, 2) una crescita di prime case in termini di dimensioni (case più grandi permetterebbero di mettere al sicuro patrimoni maggiori) e di numero (chi ne avesse la possibilità acquisterebbe prime case per tutti i familiari).

L’impatto sugli istituti di credito e, dunque, su correntisti e investitori sarebbe del tutto imprevedibile. Per un passo di questo genere bisogna valutare tutte le conseguenze. L’attuale congiuntura non consente errori, né azzardi, ma non consente nemmeno lo stallo. I rompicapo sono parecchi, ma vanno risolti. D’altronde quale luogo migliore di una silenziosa abbazia per farlo?
Fonte: http://it.finance.yahoo.com

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog