" Preghiera e speranza: la fede ad effetti speciali" di Elisabetta Moro

Non sono i santi a fare i miracoli. Sono i miracoli a fare i santi. È uno dei paradossi del sacro. Senza manifestazioni visibili, senza prove di forza e senza mettere in scacco la natura la religione non tocca i cuori dei fedeli e si riduce alle pallide astrazioni della teologia. Il grande pensatore cattolico Blaise Pascal diceva che se Cristo non avesse fatto miracoli, sarebbe stato lecito non credere in lui. Senza la resurrezione di Lazzaro, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana, la guarigione del lebbroso, sarebbe stato difficile pensare che il Nazareno fosse davvero il figlio di dio. Perché i miracoli sono proprio il segno dell'onnipotenza divina. Concessa per una sorta di delega ai suoi apostoli terreni. I santi in fondo sono proprio i campioni della fede, i protettori e avvocati soprannaturali cui la gente comune, gli umili, gli sfortunati, i non garantiti si affidano da sempre per chiedere la soddisfazione dei bisogni più elementari.
La più efficace definizione dei miracoli la dà Thomas Hobbes, padre della teoria politica moderna, che nel suo Leviatano li chiama interventi mirabolanti di dio, portentosi atti di imperio.
Il grande filosofo inglese va al cuore della questione mostrando che il miracolo, come dice la parola stessa - che deriva dal latino mirum ovvero prodigio - ha sempre a che fare con lo stupore, con la stranezza, con la meraviglia. Una sorta di effetto speciale che sovverte le leggi della natura, o le sospende temporaneamente. Ecco perché diventa possibile che un morto torni in vita, che l'acqua diventi vino, che una malattia incurabile sparisca immergendosi nella vasca di Lourdes.
Alla fine dell'Ottocento il grande medico francese Jean-Martin Charcot, precursore di Freud e celebre per gli studi sull'isteria condotti nell'ospedale parigino della Salpêtrière, intervistato sulla verità delle guarigioni di Lourdes rispondeva che in molti casi la guarigione avveniva davvero. Non andava però attribuita alla madonna, ma all'onda dell'emozione collettiva che si trasformava in una piena di energia vitale. In grado di modificare l'equilibrio psicofisico del devoto.
Attivando quelli che oggi si chiamerebbero processi di autoguarigione.
"Se chiedi i miracoli eccoli qua! La morte, le disgrazie, il demonio e la lebbra vengono scongiurati. Gli ammalati si alzano sanati, il mare si calma, le catene si spezzano. Giovani e vecchi pregano e ritrovano nuovamente gli arti che hanno perduto. I pericoli periscono, la miseria finisce. Parlino tutti coloro che hanno visto con i loro occhi. Lo dicano i Padovani". È il testo di un sequero - corruzione popolare del latino Si quaeris miracula, letteralmente "Se cerchi i miracoli" - custodito a Padova nella basilica di sant'Antonio, uno dei grandi centri taumaturgici della cristianità. general 468x60 I termini stessi di questa invocazione popolare dicono molto chiaramente che la domanda miracolistica ha sempre a che fare con dei bisogni profondamente umani. Come la sopravvivenza, la salute, trovare lavoro, riuscire ad avere dei figli, salvarsi dalle catastrofi naturali, dagli incidenti professionali. Salvarsi per miracolo, non a caso, è un'espressione che va molto oltre la religione e diventa modo di dire comune.
Del resto basta visitare i santuari più celebri, da quello di Medjugorije a Loreto, da Guadalupe a Pompei, da Santiago de Compostela a San Nicola di Bari, per leggere, riflessa negli ex voto popolari, la storia dolorosa di un'umanità minore.
I miracoli sono dunque sempre gli stessi e sempre diversi. Seguono delle vere e proprie mode dettate dalle forme assunte dalla domanda e dall'offerta religiosa in tempi diversi. Se san Giorgio, nel clima bellicoso delle Crociate, viene esaltato come il guerriero che uccide il drago, san Francesco di Assisi che predica agli uccelli è fatto apposta per il misticismo ambientalista e non violento degli Spirituali e dei pauperisti di ieri e di oggi.
Invece nel teatrale clima del barocco i miracoli hanno a che fare soprattutto con delle metamorfosi spettacolari, come quelle del sangue di san Gennaro e delle trecento liquefazioni prodigiose che si verificano nell'Italia del Seicento. Mentre oggi prevalgono da una parte le madonne che piangono, icone di un femminile doloroso, e dall'altra i campioni della solidarietà e della pietà sociale. Come Padre Pio e madre Teresa di Calcutta.
Oggi la domanda religiosa sembra orientarsi verso la ricerca di una sempre maggiore visibilità del sacro e delle sue manifestazioni.
Il che per un verso assoggetta la religione alle regole che governano la civiltà dell'immagine e per l'altro ne fa la depositaria suprema di una domanda di certezza. Perché nessun segno è forte, indiscutibile e ad alta definizione come un miracolo. ( Fonte: www.caffe.ch)

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